Parole con la M che esistono solo a Messina

 

Mammafausa

 

“Mammafausa” non è solo un termine dialettale. È una sorta di stargate. Un portale spazio-temporale in grado di riportarti con la mente agli anni spensierati dell’infanzia, quando le parole erano ancora così giovani e incontaminate che sembravano formule magiche, codici esoterici, misteriose chiavi di volta per decodificare il mondo. 

Crescendo poi le si dimentica, certe parole, lasciandole accatastate per decenni in uno dei tanti scatoloni bui in cui rinchiudiamo le cose che non usiamo più. Finché, chissà perché, quei termini ci tornano improvvisamente in testa, e quella parolina astrusa dal significato arcano – come ogni combinazione alchemica che si rispetti – diviene la nostra madeleine per un viaggio a ritroso nel tempo perduto, proprio come il soffice dolcetto francese a forma di conchiglia nel capolavoro di Proust.

Ed ecco quindi via dei Carrai, “la strada dei pecorai”, i primi anni ’90 e le notti magiche del mondiale, il numero 10 di Baggio sulla schiena, le partite interminabili a Street Fighter, i pomeriggi trascorsi in strada a dare calci a un pallone o a spallicchiarsi le figurine a vicenda, con le ginocchia sbucciate, le scarpette con gli occhi e le chiazze di Mercurio Cromo sulla pelle che erano come i gradi degli ufficiali. Più ne avevi, più fico ti sentivi. 

Tempi di un’altra era, senza social network, senza telefonini, senza chat. Quando gli amici per cercarti telefonavano a casa o ti suonavano al citofono. E poi i giochi: campanaccio, strega comanda colore, ventuno, nascondino soprattutto, con tecniche di mucciamento da fare invidia a un soldato dei reparti speciali.

E se poi il gioco prendeva una brutta piega, se qualcosa andava storto, se qualcuno commetteva una scorrettezza, eccola lì la parolina magica che rimetteva tutto a posto. Alt gioco. Ci si ferma.

Anche adesso vorresti che fosse così. Quando le cose vanno male, quando avresti voglia di ricominciare daccapo e speri di poter sistemare le cose urlando con tutta la forza che hai in gola quel lessema composito dai poteri occulti: “Mammafausa!”

Ma invece no. Purtroppo adesso non funziona più.

 

 

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mmpippolipariGiovannaGiovanniAlfio Lanaia Recent comment authors
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Sergio Todesco
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Sergio Todesco

very good!

Maria
Ospite
Maria

Mammafausa mi ha fatto ricordare di un gioco che facevamo da bambini forse era a “nascondino”?

Ivano Rotondo
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Ivano Rotondo

mi hai fatto ridere, bravo!
al prossimo giro mettici dentro anche “masticante”, un capolavoro senza tempo

pippolipari
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pippolipari

quoto! “masticante” è un capolavoro linguistico messinese doc!

Alfio Lanaia
Ospite
Alfio Lanaia

Mi sembra come minimo esagerato il sottotitolo (parole con la M che esistono SOLO (sic!) a Messina), dal momento che alcune parole (minarsela, manciaçiumi) sono almeno pansiciliane. In questi casi, invece di Wittgenstein, basterebbe un vocabolario dialettale per rendersene conto.

Giovanni
Ospite
Giovanni

“Milla” che bell’articolo!!

Giovanna
Ospite
Giovanna

Suffareddu. Lo dice sempre mia mamma ai miei figli. Ma chi aviti u suffareddu ‘nto culu? Per indicare la loro irrequietezza e l’ essere molto vispi.

Sciabbacheddu oltre per indicare il pesce, serve ad indicare la presenza in un luogo di ragazzini.
‘Nto viali oggi c’era un saccu i sciabbacheddu

pippolipari
Ospite
pippolipari

Grande Marino! …alla voce “minarsela” aggiungerei l’evocativo (e mai sentito altrove) “minarla alle bratte” (dicasi di azione inutile, inconcludente)