“I limiti del linguaggio sono i limiti del mio mondo”, scriveva Wittgeinstein nel suo Tractatus logico-philosophicus, uno dei capisaldi della filosofia del linguaggio del Novecento. Significa, detto con parole semplici, che quando non abbiamo a disposizione una parola per esprimere un concetto, non possiamo formularlo. Perché è al di là dei confini della realtà che siamo stati in grado di ritagliarci attorno.

Allo stesso modo, il linguaggio è uno degli elementi che più di tutti posso aiutarci a capire la cultura di un popolo, la sua storia e la sua indole, il suo passato e il suo presente.

In fondo noi siamo ciò che diciamo. Siamo ciò che siamo in grado di dire. Così a livello individuale, così, a maggior ragione, a livello collettivo. E più è ricco e variegato il nostro dialetto, più sono i termini con i quali designiamo gli stati di cose, tanto più è possibile comprendere meglio il nostro modo di essere e il nostro modo di approcciarci al mondo.

Il dialetto messinese è antico e vario, ricchissimo di sfumature. Un modo di parlare che ci caratterizza e ci accomuna, rappresentando più di tutto il resto  – più del cibo, addirittura – l’elemento identitario di una collettività socialmente schizofrenica e slabbrata.

Per questo riteniamo necessario approfondirlo, riscoprendo fra il serio e il faceto termini aulici ed espressioni di borgata che fanno parte del nostro dna. Un divertissement a puntate per comprendere meglio chi siamo. E dove stiamo andando. 

Iniziamo con cinque (ci siamo affezionati) parole con la S che esistono solo a Messina. Naturalmente ce ne sono molte altre. Per questo chiediamo ai lettori di fornirci le loro parole. Quelle intraducibili. Quelle che trasudano messinesità in ogni sillaba. Quelle che per spiegarle a chi non le conosce – per spiegarle bene – servirebbe come minimo un manuale di sociologia. E forse non basterebbe nemmeno quello. 

 

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Cetta
Cetta
27 Aprile 2017 19:20

“Scafuliare”! Marino, non esiste un termine che rende meglio l’idea di cercare qualcosa dentro un contenitore, un cassetto, una borsa rigirando forsennatamente le altre cose che ci stanno dentro. Esiste anche un’accezione più moderna “Scafuliare il telefono”, andare a cercare qualcosa sul celluare di un altro, spesso un partner per “iammare casino”…Dialetto 2.0

MARIA ROSA
MARIA ROSA
28 Aprile 2017 18:13
Reply to  Cetta

“Furriare” significa rovistare per poter trovare qualcosa nella borsa o in un cassetto.

peppe Sidoti
28 Aprile 2017 14:47

sciollero, si diceva di merce di ottima qualità, la migliore sul mercato, il massimo. Il riferimento è nel mondo del cucito domestico, la ditta Schoeller produceva i filati migliori il non plus ultra. da cui sciollero.

peppe Sidoti
28 Aprile 2017 14:49

La ditta svizzera ancora esiste https://www.schoeller-textiles.com/en/ .

MARIA ROSA
MARIA ROSA
28 Aprile 2017 18:15
Reply to  peppe Sidoti

Grazie…

Makele
Makele
2 Maggio 2017 11:27

ve ne do altre 5:SPILLUNGA,SGUARRARE,SAUTAFOSSA,SVINNIGNARI,SAPPA.

Marilisa
Marilisa
4 Maggio 2017 0:39

sdirruparsi

pippolipari
pippolipari
5 Maggio 2017 10:23

Suggerisco “sduvacare” ed il relativo riflessivo “sduvacarsi”: “motta sugnu! (cit.) ora vaiu e mi sduvacu nto divanu…”

SAILOR
SAILOR
17 Marzo 2019 18:13

Sciollero non deriva da “Scialo” anzi non ha nulla a che fare credo- A mio sommesso avviso, è parola relativamente recente, inizi ‘900, ed è da ascrivere agli “slang” di ritorno dell’emigrazione italo/americana.
La parola è la “sicilianizzazione” di “Show Girl”…., le “ragazze dello spettacolo” le “soubrette” in mostra, associate alla “festa” allo “spettacolo” alla “mostra passerella” di se….