MESSINA. Il comune di Messina paga ogni anno l’autorità portuale (non troppo, non sono cifre significative, ma ci sono) per sfruttare… pezzi di città. Sono le concessioni demaniali che palazzo Zanca riconosce all’ente di via Vittorio Emanuele:  scadute, in corso di rinnovo, e rilasciate dall’Autorità Portuale di Messina su alcune zone che ricadono, in tutto o in parte, sulle porzioni di territorio di proprietà del demanio marittimo di recente riperimetrate (in “conformità agli esiti della procedura di ridefinizione della linea di dividente demaniale”, spiegano le determine di pagamento), ma che spesso il Comune negli anni ha reclamato a sè.

C’è per esempio il canone per la porzione di demanio marittimo che il Comune occupa per mantenere in opera una condotta di adduzione di acqua marina alle vasche dell’acquario comunale di Villa Mazzini (chiuso, o aperto a singhiozzo, da tempo immemore), che per il 2020 è costato a Palazzo Zanca 633 euro, esattamente la stessa cifra che costa mantenere, in un tratto di arenile adiacente il viale della Libertà, una condotta di convogliamento acque pluviali da via Brasile a viale Annunziata, e una vasca d’accumulo al molo Norimberga. Più cara, 1606 euro, l’area adibita a parcheggio est di viale Annunziata, quello dietro la villa Sabin (parco per il quale il canone è di qualche spicciolo in più di quattromila euro), crollato per metà e spesso occupato da auto, roulotte, furgoni e camper di nomadi. Quasi la stessa cifra, 1491 euro, si spende per il canone di occupazione del parco Belfiore, il lungomare del Ringo del quale il comune di Messina non sa esattamente cosa farsene, viste le condizioni in cui versa, e gli interventi di pulizia a manutenzione dilatatissimi nel tempo. Il canone di gran lunga più “salato” è quello che Palazzo Zanca paga per la passeggiata a mare: 5551 euro. Rispetto agli anni scorsi, non ci sono più i canoni, che Messina ha pagato per anni, per il parcheggio dell’ex Gasometro, la “Cabina Schipani”, un manufatto che risale ai tempi dell’appalto alla ditta omonima per la pubblica illuminazione, per l’impianto di sollevamento del viale della Libertà, per l’impianto tecnologico dell’acquario, per la condotta delle acqua acque pluviali “Brasile-Annunziata”,  ma anche per la sede dell’ormai inesistente da quindici anni IX quartiere, una baracchetta annessa all’ex Gasometro buttata giù da anni, per l’arretramento del marciapiede lato mare sul percorso del tram, per la sottostazione della tramvia, e per l’impianto di raffreddamento con acqua di mare del teatro Vittorio Emanuele. Discorso a parte merita la cittadella fieristica: fino al 1991, la Capitaneria di porto di Messina aveva riconosciuto all’Ente autonomo Fiera di Messina (ente regionale) il diritto al pagamento del canone ricognitivo, pari al 10 per cento di quello normale. Nel bando emanato nel 2016 dall’Autorità portuale, e parecchio contestato, il canone era fissato in poco meno di mezzo milione all’anno. Di questo non c’è traccia nei pagamenti effettuati dal Comune, così come non ci sono più da anni le concessioni per aree che storicamente fanno parte del  tessuto urbano, come il piazzale di Campo delle Vettovaglie, via Vittorio Emanuele.

 

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