MESSINA. “Le criticità nella riscossione delle entrate risultano gravi, persistenti e diffuse“. E’ il tranciante giudizio che Adriana Parlato, consigliere istruttore della sezione di controllo siciliana della Corte dei Conti, annota nella relazione al piano di riequilibrio del comune di Messina. Palazzo Zanca, cioè, non solo non riesce a far pagare ai messinesi quanto è dovuto in termini di tasse e tributi, ma, e questo è ancora più preoccupante, ci riesce sempre meno (nonostante i richiami degli anni scorsi da parte della stessa Corte dei conti alla precedente amministrazione)

La percentuale di riscossione, a partire dal 2017, assume un andamento decrescente, sia con riferimento alle previsioni sia agli accertamenti, che, negli esercizi 2019 e 2020, aumentano notevolmente, fino ad oltre euro 9.000.000; le riscossioni registrano l’andamento opposto e, nel 2020, si fermano ad euro 3.856.507″, scrive Parlato. In pratica, negli anni si sono scovati più “evasori”, ma nonostante questo, quelli che pagano sono sempre in numero minore. E infatti i numeri crescono in assoluto (e questo è un bene), ma diminuiscono sensibilmente in percentuale e in proporzione (e questo è molto male).

Da un’analisi più particolareggiata emerge che gli accertamenti relativi al contrasto all’evasione della Tarsu e Tares, nell’ultimo biennio, sono aumentati fino a quattro milioni, ma che le riscossioni non hanno beneficiato dello stesso andamento, finendo per assottigliarsi nel 2020 fino all’esiguo importo di 319.904 euro (cioè al 7,93 per cento degli accertamenti), “addirittura inferiore alla non elevata media delle riscossioni riguardanti la specifica entrata in questione del quinquennio (euro 790.612,92)”, rileva la giudice contabile, che conclude con un lapidario “Le ottimistiche previsioni contenute nel piano in riferimento agli accertamenti futuri, sulla base dell’evoluzione sopra raffigurata, non appaiono del tutto giustificate“, e “Resta da comprendere lo stato di perfezionamento delle “procedure per la gestione informatica della c.d. Banca Dati Unica”, alla quale il comune riconnette il compito “di controllo dei fenomeni elusivi”, eventualmente sovvertendo il trend fino ad ora registrato”.

 

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