Molti appassionati di serie TV si sono recentemente avvicinati al mondo degli scacchi grazie all’avvincente miniserie Netflix chiamata in Italia “La Regina degli Scacchi”( The Queen’s Gambit, nella versione originale). La serie è tutt’oggi un grande successo, tra le più viste nel nostro paese e campionessa di ascolti , osannata anche per lo stile, la storia, la scenografia e i costumi impeccabili che ci portano dritti negli anni Cinquanta e Sessanta.Ne abbiamo parlato qualche mese fa anche su quest’altro articolo “Regina degli Scacchi”.

Se la trama narrativa della serie è pura fiction, basata sul romanzo di Tevis del 1983, gli aspetti tecnici scacchistici sono reali e curatissimi, tanto che la regia si è avvalsa della consulenza niente meno che dell’ex campione del mondo Garri Kasparov. A molti non sarà sfuggito il riferimento alla “Difesa Siciliana”.
Ma perché si chiama così?

Innanzitutto, va detto che la Difesa Siciliana non è solo una delle tante possibili mosse degli scacchi, ma è addirittura la mossa di apertura attualmente più giocata, a tutti i livelli, in tutto il mondo. Essa consiste nel rispondere, in quanto “nero”, con il pedone della casa c7 in posizione c5, dopo che il bianco ha aperto con il pedone della casa e2 in e4. In pratica, è una mossa di risposta che consente al nero di combattere per una posizione di forza nel centro, e cercare di aprire il proprio gioco sul lato di Donna. Ovviamente, da qui nascono decine di varianti diverse, alcune con nomi stravaganti e accattivanti come la “Variante del Dragone” o l’”Attacco Grand Prix”.

 Ma qual è il motivo per cui tutto il mondo scacchistico guarda alla Sicilia con tanto interesse?
Lo si deve a don Pietro Carrera, un religioso ed erudito siciliano di Militello in val di Catania, molto attivo come scrittore falsario di documenti. Negli anni Venti e Trenta del Seicento, Carrera insieme al catanese Ottavio D’Arcangelo si muovono proprio come il Gatto e La Volpe tanto da esser più tardi definiti “la combriccola dei falsari”. Inventano presunti documenti latini allo scopo principale di elevare il prestigio della città di Catania ai danni delle più nobili, all’epoca, Messina e Palermo. I committenti catanesi lo assoldano per conquistare uno spazio politico nell’aspro storico contrasto tra Palermo, sede vicereale, e Messina che aveva da poco ricevuto i privilegi di co-capitale (un assaggio della rivalità tra le due capitali, nello stesso periodo storico, lo abbiamo già visto qui).

In questi anni usciranno l’Istoria delle cose insigni e famose successe di Catania clarissima città della Sicilia, del monte Etna (1621) e il Secondo volume dell’Istoria delle cose insigni e famose successe di Catania, dette la Cataneide moderna (1633), per la stesura dei quali i due falsari non esiteranno a produrre manoscritti, monete e leggende, del tutto false, ricorrendo tra le presunte fonti a personaggi reali fra cui anche il celebre umanista Bessarione. Nel gioco delle parti, i due, non esitano a farsi sponda, certificando l’uno l’autenticità delle fonti riportate dall’altro.


Carrera, che tra il 1624 e il 1633 faceva base a Messina, viaggia, perlustra biblioteche e compie ricerche di ogni tipo. Ma il motivo per cui oggi lo si ricorda principalmente è la sua attività di scacchista raffinato e la pubblicazione, nel 1617 quando era ancora a Militello, del suo Il gioco de gli scacchi diviso in otto libri. Si tratta di uno dei più antichi testi “scientifici” sul gioco degli scacchi in cui sono analizzate le aperture, i finali, gli svantaggi. In particolare sarà l’analisi dell’apertura “1.e4 c5” a dargli fama immortale. Nell’Ottocento lo scacchista inglese Sarratt la denominerà, in suo onore, “apertura siciliana”.

Don Pietro Carrera morirà il 18 settembre del 1647 proprio nel grande ospedale di Messina.

FiGi

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