MESSINA. Il fallimento della mozione di sfiducia a Renato Accorinti, bocciata dall’aula, inizia a lasciare strascichi in tutte le segreterie. C’è chi la affronta gonfiando il petto, tipo Gianpiero D’Alia ed i Centristi per la Sicilia, chi invece rischia ulteriormente di atomizzarsi. Tipo il Pd.

Dopo il comunicato del commissario Ernesto Carbone di ieri, oggi sull’argomento torna il deputato regionale Filippo Panarello, con una nota che si pone in netta contrapposizione con quanto scritto da Carbone, ma anche da carbone stesso nel suo ruolo di supplenza degli organi collegiali del partito.

“La vicenda della sfiducia rischia di infliggere un colpo micidiale alla credibilità del PD e costituisce l’epilogo inglorioso del commissariamento “romano – esordisce Panarello – La cruda realtà ci dice questo e bisogna ammetterlo senza infingimenti, se si vuole provare, com’è necessario, a risalire la china nella quale è precipitato il PD cittadino. L’infausta gestione commissariale, – rincara la dose il deputato regionale – refrattaria a qualunque confronto con gli iscritti e le rappresentanze istituzionali (a partire dai deputati regionali), incapace di definire proposte e promuovere iniziative sui problemi della città, ondivaga sul rapporto con la giunta Accorinti, ha creato i presupposti per una scelta politicamente disastrosa“.

 

Ovviamente, ce n’è anche per i singoli consiglieri: “Tutto questo, però, solo in parte, giustifica le scelte compiute dai singoli. E’ sconcertante che, dopo lunghe ed impegnative discussioni, l’unico voto, coerente con il ruolo di opposizione, sia stato quello della capogruppo. E’ sconfortante – prosegue – come alcuni giovani, che si sono presentati come alfieri del nuovo, abbiano attivamente sostenuto, con tatticismi e furbizie degni dei peggiori marpioni della vecchia politica, scelte che hanno posizionato il PD sulla stessa linea del gruppo genovesiano. Ritengo necessario che su quanto è avvenuto si sviluppi una riflessione approfondita, non per individuare capri espiatori, ma per rispondere positivamente alle preoccupazioni che questa vicenda ha determinato tra i nostri  iscritti, i nostri elettori e nell’opinione pubblica. Spero – conclude Panarello – che il congresso possa svolgersi al più presto possibile ed essere occasione di un confronto vero sul futuro del PD, svincolato dalle appartenenze nazionali, consapevole dei problemi politici ed organizzativi che abbiamo di fronte e perciò in grado di ricostruire un rapporto positivo con la città”.

Panarello non è il solo ad aver espresso disagio nei confronti di quello che sta succedendo dentro il Pd. “Era necessario fare una verifica preliminare sulla posizione dei preiscritti, dei consiglieri e degli eletti tutti, al fine di assumere una linea maggiormente condivisa”, è il commento di Cicco Quero, presidente della IV cisrcoscrizione che, ad una manciata di ore dal voto, insieme ad altri tre colleghi presidenti aveva sottoscritto un documento in cui di fatto “sosteneva” l’amministrazione, sconfessando la linea del suo partito dettata da Carbone (e seguita solo dal capogruppo Antonella Russo, che la decisione l’aveva comunque maturata in autonomia.

“L’assenza degli organismi dirigenti del PD messinese, nonostante lo sforzo apprezzabile di sintesi di alcuni, non ha aiutato a determinarci più convintamente su una posizione comune.  L’imminente fase congressuale, che mi auguro sia foriera di rinnovata unita’ e non di nuove divisioni sia a Roma che nella nostra cittaà, potrà essere finalmente l’inizio di un dibattito interno, che manca a tutti da tre anni e mezzo, per investire sulla discontinuità nelle pratiche e delle persone,ristrutturare il partito sul territorio e portare ad una proposta politica chiara e forte da condividere e concertare con gli alleati, per costruire insieme un programma per Messina e la nostra provincia”.

I democratici andranno a convegno tra qualche settimana; dipenderà tutto dalle tempistiche nazionali. Quella che si profila è una guerra fratricida.

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emmesics
emmesics
20 Febbraio 2017 10:09

Il PD a Messina non è mai esistito, il renziano della prima ora Quero, che l’ingombrante presenza di Genovese tra i renziani aveva relegato tra le figure di terzo/quarto piano della nomenclatura piddina locale, cerca adesso di riguadagnare le posizioni perse, trovo geniale che lo faccia con posizioni a supporto dell’amministrazione.