MESSINA. Il paradosso è che Messina ha dato i natali all’attuale miglior arbitro siciliano, ma non gli fornisce un posto dove allenarsi. Nella diciannovesima edizione del premio del calcio siciliano, a dicembre, il messinese Alberto Santoro si è piazzato infatti al primo posto fra i “fischietti” della regione, ma sia lui che i suoi colleghi della sezione Aia cittadina (associazione italiana arbitri) sono costretti a svolgere la preparazione correndo sul cemento.

La premiazione di Alberto Santoro, impegnato fino a due settimane fa nella semifinale playoff di Serie C tra Bari e Carrarese

“Da un anno a questa parte siamo in mezzo alla strada, ma nel senso letterale del termine: su 201 sezioni in tutta Italia – spiega un giovane direttore di gara messinese – siamo l’unica realtà che non ha un centro d’allenamento. In tutte le altre città, il Comune da la possibilità di accedere agli impianti calcistici comunali per gli allenamenti, e gli arbitri si allenano nei campi di calcio delle proprie città”.

E a Messina? “Ci alleniamo sui binari del tram, sulla litoranea, alla villa Sabin o nel parcheggio del baby park quando dobbiamo fare allenamento in velocità. Ovviamente abbiamo tutti degli acciacchi, dalla pubalgia ai malori alle ginocchia e ai mal di schiena”.

Perché? “Noi storicamente ci allenavamo al campo d’atletica del Cappuccini: non avevamo alcun accordo, in maniera formale, anche perché non utilizzavamo la pista, ma il campo interno. L’ingresso, inoltre, sarebbe riservato ai tesserati Fidal, la federazione di atletica leggera, alla quale ovviamente non siamo tesserati. Da un anno a questa parte, dopo i blitz del sindaco Cateno De Luca, è il caos: non c’è alcuna regolamentazione d’accesso agli impianti, tenuti comunque malissimo, a partire dall’ex GIl, e noi siamo fra quelli che ne abbiamo pagato le spese”.

Gli unici campi da calcio adatti, in città, sono il Celeste e il San Filippo: ce ne sono altri tre, ma in erba sintetica, e comunque sono privati. Un problema non di poco conto per chi svolge la sua attività soprattutto per passione: “Un arbitro, fino alla serie C, ha diritto solo a un rimborso spese. Non solo sottraiamo tempo alle nostre vite, famiglie e attività, ma dovremmo anche finanziarci gli allenamenti…”

E la federazione? “Può mettere un minimo contributo, ma sarebbe poco più di una cifra simbolica. Noi siamo disposti anche a tassarci, ma fino a un certo punto. Attualmente ci alleniamo al campo del Cus all’Annunziata, ma solo fino all’8 agosto, dopo non si sa”.

L’appello è dunque rivolto al Comune, “che dovrebbe fornirci una struttura”. Anche perché, benché se ne parli poco, “noi arbitri siamo i ‘massimi esponenti’ della realtà calcistica a Messina. Abbiamo un arbitro e due guardalinee in C, alcuni di noi stanno facendo il corso di preparazione per salire dalla D alla C, più due arbitri e due guardalinee in D. Vi sembra normale allenarsi sulla corsia del tram?”.

 

 

 

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