MESSINA. A Messina ci sono tante macchine. Troppe. Così tante che il traffico veicolare è fra i più inquinanti. E ci sono pochi km di piste ciclabili (sì, proprio così). È quanto emerge dall’edizione 2026 del report di “MobilitAria”, presentato ieri a Roma da Kyoto Club e dal Dipartimento scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), offrendo un approfondimento sulla qualità dell’aria e sulle politiche di mobilità urbana nel 2025 nelle 14 grandi città italiane (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia) ed evidenziando un divario fra nord e sud. L’analisi si basa su una serie di indicatori: trasporto pubblico a basse emissioni, mobilità attiva e condivisa, motorizzazione privata, elettrificazione dei trasporti, sicurezza stradale, qualità dell’aria e impatti sanitari dell’inquinamento.

In particolare, la nota rossa sul registro per la città dello Stretto è sul trend del biossido di azoto (uno degli inquinanti più strettamente legati al traffico veicolare): mentre nella maggior parte delle città italiane, rispetto al 2024, si registrano riduzioni comprese tra il 3% e il 17%, solo Bologna e Messina registrano un aumento dei valori, mentre a Cagliari, Firenze e Torino la situazione rimane sostanzialmente stabile. Napoli, invece, continua a rappresentare un caso critico, con alcune stazioni di monitoraggio collocate nelle aree a maggiore traffico che registrano ancora livelli superiori alle soglie di riferimento. Per Messina, quindi, i valori sono ancora lontani dagli obiettivi (e limiti) imposti dell’Agenda 2030, e secondo il report i miglioramenti sono influenzati dalla qualità del trasporto pubblico, dalle piste ciclabili e dallo sharing mobility: “Dall’analisi emerge un quadro fortemente disomogeneo: Milano, Bologna e Firenze risultano tra le città più avanzate nella transizione, grazie a una migliore offerta di trasporto pubblico, reti ciclabili più sviluppate e maggiore diffusione della sharing mobility, pur continuando a registrare criticità ambientali rilevanti. Reggio Calabria, Cagliari, Catania e Palermo mostrano invece i maggiori ritardi, caratterizzati da alta motorizzazione privata, debolezza del trasporto pubblico e insufficiente infrastrutturazione ciclabile“.

D’altronde, si legge sempre nel report, “Nel 2025 l’Italia continua a distinguersi per essere uno dei paesi con più alti tassi di motorizzazione d’Europa, con punte particolarmente elevate nelle città del Sud e delle Isole: Catania registra 807 auto ogni 1.000 abitanti, Reggio Calabria 711, Cagliari 696 e Messina 675 (secondo un’indagine di LetteraEmme ci sono due auto ogni tre persone, ndr). Anche nei grandi centri urbani la dipendenza dall’auto privata resta molto forte: Torino 822 auto ogni 1.000 abitanti, Roma ne conta 701, Napoli 610 , Palermo 633 e Bari 588. Al contrario, le città relativamente più virtuose sono Venezia (447 auto ogni 1.000 abitanti) e Genova (469), pur restando su valori elevati rispetto agli standard europei”.

Anche sul fronte della ciclabilità permane un forte divario territoriale, misurato in chilometri di piste ciclabili ogni 100.000 abitanti: Venezia ne conta 77, Bologna 65, Torino 36 e Firenze 33; all’estremo opposto, Napoli e Catania si fermano a 3 km, Messina a 5 e Reggio Calabria a 6 – prosegue il report – La transizione verso una mobilità sostenibile procede quindi a velocità molto differenti tra Nord e Sud, ma anche tra centri urbani e periferie, dove la scarsità di servizi rischia di trasformare la mobilità sostenibile in un privilegio geografico e sociale“. Su questo punto, però, negli ultimi anni a Messina le piste ciclabili sono aumentate di parecchio, e aumenteranno con i nuovi lavori in corso. Basti pensare che dall’Annunziata a Sant’Agata sono oltre 5 km. Poi c’è anche quella di viale San Martino, corso Cavour, via Geraci, Cesare Battisti (con lavori in corso), il percorso di Ganzirri e Faro, e altre realizzate in strutture già esistenti (e non tutte apprezzate) come la passeggiata a mare.

“Sul fronte della qualità dell’aria nel 2025 migliorano i livelli annuali di NO? (biossido di azoto) e PM10, ma persistono criticità legate ai superamenti giornalieri di quest’ultimo. Tutti gli inquinanti considerati nel rapporto ‘Mobilitaria 2026’, (NO?, PM10, PM2,5) sono ancora oltre gli standard OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e i futuri limiti UE 2030 per quasi tutte le città interessate”, continua il report.

«I dati mostrano un miglioramento della qualità dell’aria nelle città italiane rispetto ai limiti attuali, ma molto distanti rispetto ai nuovi standard europei e alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il “Piano di Azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria” rappresenta uno strumento centrale proprio per colmare questo divario e superare le procedure di infrazione che l’Italia ha ricevuto dall’Europa per i superamenti di PM10 e biossido di azoto – dichiara Francesco Petracchini, direttore Cnr-Dsstta – È un piano che mette a sistema interventi su mobilità, energia, agricoltura e riscaldamento: il punto decisivo è garantirne un’attuazione efficace e coordinata, al fine di ridurre i livelli di inquinamento dell’aria entro i limiti previsti».

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