MESSINA. Un grande centro sportivo o un acquario, un centro di documentazione d’arte contemporanea o un parco archeologico, a due passi dal centro urbano e dal mare, in uno dei luoghi più simbolici e identitari dello Stretto.

In attesa che torni finalmente ai fasti di un tempo, dopo decenni di dibattiti, sopralluoghi e promesse politiche mai mantenute, a immaginare il futuro della Zona Falcata sono fotografi professionisti e amatoriali, architetti e studenti universitari, che hanno provato a ridisegnare il look di una delle aree più “disgraziate” e potenzialmente più belle della città con l’intento comune di  riqualificare uno spazio cruciale per le sorti di Messina,

Cinque progetti, molto diversi l’uno dall’altro, che fanno parte del calendario “Zancle 2020”, un’iniziativa promossa dal network Zda, dal movimento “Vento dello Stretto” e dall’associazione “Fare verde onlus Messina”.

A raccontare la genesi del progetto è Maria Teresa Giorgio, architetto, che ha accolto la proposta dell’ex consigliere comunale Piero Adamo:  «Il calendario, giunto alla sua terza edizione – spiega – è il frutto di un lavoro comunitario che ha visto insieme fotografi professionisti ed amatoriali, architetti e studenti universitari. Personalmente mi sono occupata di selezionare alcuni progetti che potrebbero essere presi in considerazione per la riqualificazione e la rifunzionalizzazione della Zona Falcata. Al mio fianco, il fotografo Gianmarco Vetrano si è occupato invece di selezionare il materiale fotografico. Un gesto, quello del calendario, che vuole sottolineare l’importanza di un’area che sorge in posizione strategica tra mare e città, vittima per decenni di scelte insensate e negata alla città. Un luogo simbolo di potenzialità inespresse. L’idea comune è quella di destinare questi luoghi allo svago e alla cultura nel rispetto del territorio e delle preesistenze», conclude.

Ecco le cinque proposte nel dettaglio, raccontate dagli stessi progettisti:

1) Tre grandi “uova” come simbolo di resurrezione e fecondità

Progetto di Daniela D’Andrea

 

 

«La tesi di laurea tratta la “Riqualificazione dell’area militare della Zona Falcata di Messina”, un’area dall’identità territoriale quasi misteriosa in quanto vissuta e fruita soltanto da piccoli presidi militari ed inaccessibile al pubblico. Dare anima a questa porzione di Falce dimenticata è anzitutto valorizzare il suo water-front. Le stecche, che contengono ora uffici, ora sale espositive, protendono verso il mare e rompono la linearità delle pavimentazioni e degli assi visivi in forme continue ma spezzettate che culminano verso il mare nell’unico elemento architettonico presente: il Faro di Punta Secca. La tesi si è incentrata sulla progettazione di una delle stecche e il progetto riguarda un Centro sportivo. La volumetria qui si altera in prossimità dei campi sportivi che sono ubicati sotto tre grandi “uova”: forma quasi a voler evocare simbolo di resurrezione e fecondità. Il centro sportivo si affaccia sul parco ludico, uno spazio all’aperto che alterna muri curvi alti a contenere gradonate-cavee e muretti bassi che creano panchine e aree giochi per bambini. Ancora oltre è prevista una collina artificiale tutta verde al cui interno sono pensati i parcheggi. Tra una stecca e l’altra la pavimentazione alterna il verde progettato in filari di alberi che costeggiano la pista ciclabile sul mare e aiuole di palme che segnano il passo lungo alcuni assi visivi. La parte del lotto più vicina alla Lanterna del Montorsoli è pensata come uno spazio del tutto libero, definito “la piazza aperta”».

 

 

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Roy
Roy
21 Dicembre 2020 7:36

10 milioni per la zona falcata, 5 milioni per le città portuali, altri milioni per riqualificare i torrenti… sono tre anni che leggo di milioni elargiti alla città di Messina come fossero noccioline, e la città fa sempre più cacare. Non un progetto serio è stato avviato, questo perché quello lì il sindaco lo sa fare.