Dopo la prima parte (qui), altri cinque iconici luoghi che hanno definito Messina, i messinesi e la messinesità e che non ci sono più.

Nunnari

 

C’è stato un tempo in cui, nel dizionario messinese dei sinonimi, la parola “arancino” poteva essere sostituita con “Nunnari”, il nome della più rinomata rosticceria della città. Non si trattava di un semplice “rustico”, ma di un piccolo scrigno che custodiva al suo interno un caleidoscopio di sapori: il sugo fatto in casa con carne di maiale a pezzi con tutta la cotenna, a cottura lenta, aromatizzato con profumi di rosmarino, alloro e salvia, il formaggio filante, e poi piselli e cubetti di mortadella. Il tutto racchiuso in una panatura fragrante e dorata: una poesia culinaria. 

In realtà, “Nunnari” era anche una squisita gastronomia e un’eccellente salumeria e tutto, lì, metteva appetito, anche l’odore della carta dalla grafica stilizzata con cui si chiudevano i vassoi. Tra le particolarità, mai più riassaggiate a Messina, le crocchette di patate, quelle di spinaci e la crema fritta, tutte rigorosamente fatte “in casa”.

La domenica, poi, Nunnari era la tappa obbligata prima di andare “al campo”, a tifare Messina.

Curiosa, infine, la modalità per pagare: la cassa non rilasciava un vero e proprio scontrino, ma dei tagliandini colorati che corrispondevano al tipo di pietanza pagata.

 

 

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Roberta
Roberta
23 Novembre 2019 17:16

Tutti i politici messinesi avrebbero dovuto aiutare queste *istituzioni* a restare aperti e continuare la tradizione dei messinesi e non solo…niente di tutto questo è accaduto.. .