Messina, non è un paese per giovani. I numeri dell'emigrazione

Messina, non è un paese per giovani. I numeri dell’emigrazione

Diecimila residenti in meno in sette anni, duemila all'anno cambiano città. I dati sono da esodo biblico e raccontano di una terra in crisi irreversibile. Chi sono (sopratutto trentenni), dove vanno (Milano, ma anche la provincia tirrenica) e perché

MESSINA. Diecimila residenti in meno nel giro di sette anni e una popolazione che diminuisce di 2mila unità l’anno. I numeri, asettici e inconfutabili, riescono a descrivere meglio delle parole un fenomeno – quello della migrazione – che priva ogni anno la città dello Stretto di un pezzetto di sé.

Ad andar via, con la valigia piena di sogni e di amarezza, sono soprattutto  i giovani, che come i loro nonni agli inizi del secolo scorso cercano ad altre latitudini ciò che la propria terra non è più in grado di offrire loro. E mentre rimane costante il numero dei residenti stranieri (11.830, circa il 5% della popolazione, di cui quasi 4mila srilankesi e 2500 filippini), si alza sempre più l’età media degli abitanti: gli over 65 sono infatti più del 20% della popolazione.

IL CALO DEMOGRAFICO.  Appena sette anni fa il totale dei cittadini residenti in riva allo Stretto era di 247mila abitanti. Ben 10mila in più rispetto agli attuali 236mila e circa 14mila in più rispetto alle previsioni per il 2020. Secondo le stime dell’Ufficio Anagrafe del Comune, infatti, a lasciare Messina nei prossimi anni saranno più di 4mila persone, in linea con i dati dell’ultimo lustro che vedono un tasso di emigrazione che supera le duemila unità l’anno. Osservando il grafico in basso (3) si nota come il numero complessivo delle persone andate via da Messina superi quota 17mila (con una leggera prevalenza di uomini rispetto alle donne).

 

 

LA FUGA DEI TRENTENNI. I dati più significativi sono però quelli che riguardano le fasce d’età (4) e che raccontano di una generazione, quella dei trentenni, che più delle altre ha subito le conseguenze della crisi e di un tessuto economico e politico che non è più in grado di offrire delle prospettive di realizzazione. Dati alla mano, i giovani fra i 26 e i 30 anni con la valigia in mano sono più di 5mila, pari al 30% dell’intera popolazione emigrata nel periodo preso in esame. Ad andar via sono soprattutto i 29enni (607 unità) seguiti a ruota dai 28enni (593 unità) e dai 30 enni (571).

 

 

LO STRANO CASO DELLA FUGA IN PROVINCIA. Per quanto riguarda le mete di destinazione, a far la parte del padrone è la provincia di Messina, con 4846 abitanti che hanno spostato la loro residenza in un comune limitrofo, con in testa Rometta (587 unità), Villafranca Tirrena (568), Spadafora (291) e Milazzo (244). Il dato, che può sembrare bizzarro solo ad un’occhiata veloce, si spiega però con il basso prezzo delle abitazioni nella provincia più prossima, quella tirrenica, e nella possibilità, pur abitando “fuori”, di poter continuare a lavorare, frequentare scuole e università e “vivere” a Messina, ad un tiro di schioppo, grazie all’autostrada e agli svincoli (almeno fino al casino creato dai lavori al viadotto Ritiro). Negli ultimi tre anni, la crisi del mattone ha praticamente dimezzato il prezzo delle case a Messina, che fino al 2010 erano assolutamente fuori controllo e fuori mercato, spingendo le giovani coppie a scegliere di vivere in provincia. A conferma di questo, la fascia di età che maggiormente emigra in provincia è quella tra 36 e 45 anni.

RESTO D’ITALIA.  Più significativi i dati relativi alle altre province, con un testa a testa fra Milano e Roma che vede prevalere la città meneghina con 1614 trasferimenti (circa 1300 quelli nella Capitale). Un dato che assume maggiore pregnanza osservando il comportamento dei giovani fra i 26 e i 30 anni, quindi subito dopo gli studi e a cavallo della prima occupazione, emigrati in massa a Milano. Solo fra i 29enni, si contano 103 trasferimenti. Chi non vorrebbe troppo allontanarsi da casa, sceglie Catania, meta decisamente gettonata (subito dopo Roma e Milano) soprattutto per chi vuole fare impresa e, curiosamente, Reggio Calabria, che fa registrare numeri pressoché pari nella migrazione inversa, tra Calabria e Sicilia. Segno che la conurbazione, negata per motivi amministrativi, è già attiva nei fatti.

 

 

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