MESSINA. Oliver ha 24 anni e studia medicina. Circa 10 mesi fa, subito dopo il lockdown e la prima ondata della pandemia da Covid-19, ha deciso di intraprendere un percorso di transizione per cambiare il proprio corpo, perché la sua identità di genere non corrisponde a quella che gli è stata assegnata sulla base del proprio sesso biologico. Una decisione che ha ritenuto necessaria per poter essere più felice. E per la quale dovrà affrontare un lungo e spesso farraginoso iter psicologico, medico, legale e burocratico.

Oliver è una persona trans: significa che si identifica con un genere diverso rispetto a quello che di solito equivale al sesso di nascita. La sua è la prima di una serie di storie e di esperienze personali che Lettera Emme racconterà ogni settimana (o giù di lì) grazie alla collaborazione di Liberazione Queer Messina, un collettivo che da circa un anno lotta per la liberazione sessuale e la rivendicazione di diritti sacrosanti, contro ogni forma di omotransbifobia: un cancro sociale che ancora oggi, nell'anno di grazia duemilaventuno, condiziona in un modo e nell'altro l'esistenza di milioni di ragazze e ragazzi.

L'obiettivo di questa rubrica è quello di fornire un contributo utile alla collettività sulla realtà, le esigenze, le problematiche e le istanze del mondo Lgbtq+ attraverso delle testimonianze dirette, raccontate senza alcun filtro. Ma anche quello di fare chiarezza su argomenti di estrema attualità sui quali regna spesso l'ignoranza, il pregiudizio o l'indifferenza.

"Se noi andassimo in giro a chiedere alla gente che tipo di genitali ha sarebbe una cosa molesta. Quindi non dovremmo farlo neanche con le persone trans"

 

OLIVER. Il percorso di transizione in Italia è consentito solo dal 1982, grazie alla Legge 164 del 14 aprile, che disciplinò le "norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso" dopo una mobilitazione del Movimento Identità Trans e dei Radicali. La legge, che prevedeva il vincolo dell’operazione chirurgica, fu poi modificata nel 2011 e successivamente dal 2015, quando due sentenze della Corte Costituzionale stabilirono la non obbligatorietà dell'intervento, sia per la transizione MtF che per quella FtM.

Ad oggi, l'iter per ogni persona trans intenzionata a intraprendere il percorso di transizione (del tutto facoltativo) si suddivide grossomodo in 4 step: il percorso psicologico, la terapia ormonale, la parte burocratica e legale, l'eventuale operazione chirurgica. A spiegare le varie fasi, nel video in alto, è Oliver, che racconta la sua esperienza personale e le varie tappe del percorso, dall'ottenimento del certificato di disforia (con l'obbligo di intraprendere delle sedute con psicologi o psichiatri) alle udienze in tribunale, dagli interventi medici (ormoni e/o operazione) al cambio di nome, fino alla lunga trafila di passaggi burocratici per il cambio dei documenti, con l'auspicio che possano essere introdotti al più presto dei correttivi a una legge che risale ormai a quasi 40 anni fa e che non riesce più a rappresentare e tutelare tutte le tipologie di persone trans.

 

 

 

LGBTQ+ è una sigla che raccoglie tutte le soggettività lesbiche, gay, trans, queer e in generale tutti/e coloro che non sono né eterosessuali né cisgender (che non si riconoscono cioè nel genere che è stato assegnato loro alla nascita). A spiegare il significato dell'acronimo è Salvatore Bertino, uno degli attivisti del collettivo transfemminista Liberazione Queer Messina, che fa il punto sulla situazione cittadina, con lo "spartiacque" del primo, bellissimo, Pride dello Stretto, e sulle battaglie intraprese dall'associazione.

 

Qui un breve "glossario" con la definizione dei vari termini di cui si è parlato in questo articolo:

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