MESSINA. «Io sono lesbica, ed è proprio l’uso di questa parola la mia vera conquista, nel mio percorso di autoaccettazione. Dire di essere “lesbica” è una presa di posizione politica che fino a poco tempo fa non avevo ben chiara in testa. Inizialmente preferivo dichiararmi omosessuale, perché la parola lesbica non mi piaceva. Mi sembrava sporca, cacofonica, troppo forte. Poi ho capito che in realtà è un termine bellissimo e che l’orientamento sessuale deve essere “legittimato” solo da quello che senti di volere tu, per il tuo futuro e per un appagamento più pieno. Così mi sono stabilizzata su “lesbica”, questa parola che credevo “brutta e cattiva”, così forte. Ma è proprio da una presa di posizione forte che si può cambiare qualcosa».

Giovanna ha quasi 21 anni, studia Lettere classiche e da grande vorrebbe fare l’insegnante, con l’obiettivo di fornire il proprio contributo per una didattica inclusiva e consapevole, basata sul rispetto di tutti gli orientamenti e le identità di genere, in un settore, quello scolastico, dove l’educazione sessuale continua ancora ad essere un tabù.

La sua è la quarta di una serie di testimonianze che Lettera Emme racconterà grazie alla collaborazione di Liberazione Queer Messina, un collettivo che da circa un anno lotta per la liberazione sessuale e la rivendicazione di diritti sacrosanti. L’obiettivo di questa rubrica è quello di fornire un contributo utile alla collettività sulla realtà, le esigenze, le problematiche e le istanze del mondo Lgbtq+ attraverso delle testimonianze dirette, raccontate senza alcun filtro.

 

 

IL CASO DI MALIKA. «Ho cominciato a pormi qualche domanda sul mio orientamento sessuale intorno ai 17 anni. Circa un anno dopo ho deciso di fare “coming out” e ho avuto la fortuna di essere sostenuta dai miei genitori e dagli amici. Una circostanza che mi ha permesso di impegnarmi per essere un punto di appoggio sicuro per chi la mia stessa fortuna non ce l’ha avuta. La denominazione “lesbica” deriva dall’isola di Lesbo, luogo di nascita della poetessa greca Saffo. La stessa donna che, con la forza della sua poesia (in cui dichiarava i suoi sentimenti per altre donne), è stata il principale punto di riferimento per il mio percorso e che mi ricordo di celebrare a ogni Pride. Per questo adesso la trovo una parola bellissima. Ed è ancora più bella se dà fastidio agli intolleranti», spiega Giovanna, che solo con il tempo è riuscita a “far pace” con un termine che inizialmente le metteva paura.
Poi un doveroso riferimento al recente caso di Malika, una sua coetanea toscana cacciata di casa, insultata e umiliata dopo aver “confessato” di essere innamorata di una donna (“È uno schifo”.”Speravo fossi una persona per bene”. “Se la vedo, la sbrano che le venisse il cancro”. “Ci hai fatto toccare il fondo sempre di più”. “È il più grande dolore che tu mi potessi dare in vita tua, la più orrenda. Vomito, vomito, vomito per questo schifo”, sono le reazioni dei suoi familiari, raccontate in un servizio delle Iene).
Una vicenda raccapricciante, che dimostra ancora una volta come le accuse di “vittimismo” o di “esibizionismo” rivolte da qualcuno (pochi, per fortuna) alle rivendicazioni della comunità Lgbtq+ non siano solo sterili, ma anche pericolose. E che obbliga a riflettere su quanto sia ancora lunga la strada da percorrere, malgrado decenni e decenni di battaglie per sconfiggere il cancro dell’omobitransfobia. Il tutto in attesa di un disegno di legge (il ddl Zan) che continua a prendere polvere in Parlamento, fra scontri politici e polemiche.
«È assurdo che nel 2021 non ci sia una legge adeguata di tutela, soprattutto a fronte di tutti gli episodi di violenza nei confronti delle persone queer in quanto queer. Il problema è che molta gente è poco informata e considera “liberticida” una proposta che è tutto l’opposto». 

 

LA VIOLENZA DELL’OUTING. Quante volte, leggendo i giornali, sul web o in tv, abbiamo sentito dire che tizio o sempronio ha fatto “outing”? In realtà si tratta di un significato errato, sebbene sia ampiamente diffuso e utilizzato a sproposito, quantomeno in Italia. Il termine, infatti, non è affatto un sinonimo di coming out. Mentre quest’ultima è una scelta fatta di spontanea volontà (“Io decido di rendere il mondo partecipe del fatto che sono lesbica”), il primo consiste nel riferire dell’orientamento sessuale altrui senza il consenso dell’interessato/a. «È una forma di violenza bella e buona», che viola la privacy e può comportare gravi conseguenze, a livello personale, emotivo, familiare e lavorativo. Per questo è fondamentale uno “spazio sicuro” in cui sentirsi tutelati: un po’ quello che ha rappresentato per Giovanna l’esperienza con Liberazione Queer, un’associazione che nel tempo, evento dopo evento, ha aiutato tanti ragazzi e ragazze a prendere consapevolezza di se stessi nel segno della “formazione estroversa”, in una città in cui spesso regnano l’intolleranza o l’ignavia.

LA SCUOLA E IL RUOLO DELLA DONNA.  Il discorso di Giovanna non si limita all’orientamento sessuale, ma affronta anche la questione del ruolo della donna tout court, “che può sentirsi realizzata, ed essere felice, anche al di fuori della famiglia tradizionale”, malgrado vecchie convenzioni a tutt’oggi legate allo stereotipo di “madre e moglie”. «La donna lesbica non risponde di certo ai canoni etero-patriarcali della donna che deve riprodursi e mettere su famiglia, ma è bene ribadire che esistono tanti modelli familiari possibili. Io, da omosessuale, ho voglia di costruire una famiglia mia così come qualsiasi altra persona».

Infine una riflessione sulla scuola e sul sogno di una didattica più inclusiva: «Il mio auspicio è quello di diventare un’insegnante di lettere. Naturalmente non potrei addentrarmi in tematiche come l’educazione sessuale, che non mi competerebbero, ma potrei cercare di creare un ambiente consapevole, tollerante e rispettoso delle diversità, magari con degli approfondimenti sulle scrittrici femminili o con dei percorsi tematici alternativi. La storia, che si sa, è scritta dai vincitori, non va affatto cancellata, ma può essere “riscoperta” da prospettive inedite e magari anche dal punto di vista delle categorie più svantaggiate», conclude.

 

Per approfondire:

“Secondo Natura. La bisessualità nel mondo antico” e “L’ambiguo malanno”, di Eva Cantarella. La serie tv “Sex Education”.

 

 

Qui gli articoli precedenti:

The queer diaries, essere LGBTQ+ a Messina: la storia di Oliver (video)

The Queer diaries, essere Lgbtq+ a Messina: la storia di Giorgia e Fabio

The Queer diaries, essere Lgbtq+ a Messina: Luna e Nicola

 

 

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