MESSINA. “Ci sono stati sei o sette provvedimenti legislativi che hanno tratto copertura finanziaria, fino al 2004, da questo fondo che non era movimentato”. E’ l’accusa di fuoco di Cateno De Luca, che sulla vicenda dello sbaraccamento ha dimostrato di voler andare fino in fondo, costi quel che costi. Il sindaco di Merssina si riferisce ai fondi della legge 10 del 1990, l’ormai quasi trentennale provvedimento che avrebbe dovuto una volta per tutte sbaraccare Messina e che invece è rimasto al palo per ventotto lunghi anni.

Rispetto ai 500 miliardi originari (258 milioni di euro) disponibili all’epoca come dotazione finanziaria, secondo De Luca ne risultano impegnati solo 177 milioni. “Mancano 81 milioni” ha spiegato il sindaco, sostenendo che c’è “una ricognizione in corso” per capire che fine abbiano fatto questi fondi, come recuperarli e come rimpinguarli. “Ad agosto la somma individuata era 59 milioni, ma dovrebbe salire a 70 milioni di euro di somme impegnate e non utilizzate in questi anni”. In più, nella legge di stabilità regionale è stato previsto un articolo, il 99, denominato “Interventi nell’ambito della programmazione regionale unitaria”: al sesto comma, per Messina sarebbero destinati quaranta milioni a valere sui fondi del Piano di Azione e Coesione – Programma Operativo Complementare (POC) 2014/2020.

“Sono state individuate altre risorse“, informa De Luca: dal Pon Metro 10,7 milioni per spese correnti necessarie all’attuazione del contenuto dell’ordinanza, 12 milioni per l’acquisto degli immobili, da Poc Metro 20 milioni, forse 25, sempre per acquisto immobili. Quindi il bando Capacity, già messo in campo dall’amministrazione Accorinti: “stiamo studiando un’accelerazione”, ha assicurato.

Ma non c’è solo la questione finanziaria: De Luca, durante l’audizione in commissione straordinaria, ha affrontato, con sorprendente chiarezza e dovizia di particolari, tutti gli aspetti della questione, anche quelli di carattere “sociologico”. Lo sbaraccamento, ha spiegato, riguarderà tutte le baracche, non solo quelle degli ambiti di risanamento, e tutti i nuclei familiari, anche quelli non censiti nello screening datato 2002 e vecchio di sedici anni.

Infine, una considerazione amara: “Bisognerà affrontare questa situazione con l’esercito, è un’operazione di bonifica ed un cambio culturale, ecco perchè lo stato di emergenza diventa un bisogno. Messina non ha mai usufruito di una risorsa statale per questa vicenda. Non si tratta di rivendicazioni, ma solo di mettere in chiaro come è andata la vicenda per trent’anni”.

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