MESSINA. Approvvigionamento e consumo idrico, interferenze tra pozzi Amam esistenti col tracciato di galleria stradale e ferroviaria a servizio del ponte sullo Stretto, ma anche “impermeabilizzazione” dei sottosuoli tra i laghi e di modellazione della linea di costa.

Sono alcuni dei punti di criticità del progetto definitivo del ponte sullo Stretto che sono emersi dall’audizione in commissione consiliare ponte sullo Stretto, con il dirigente di palazzo Zanca Antonio Amato e il geologo Carmelo Gioè, che hanno illustrato alcune (forti) perplessità che il comune di Messina ha sollevato in conferenza dei servizi il mese scorso, e che sono state accolte tra le 239 integrazioni progettuali richieste dal ministero dell’Ambiente.

In merito al consumo d’acqua, i due tecnici segnalano che la Stretto di Messina, che nel progetto del 2011 ha chiesto ad Amam una portata di 43 litri al secondo (ridotta nell’aggiornamento del 2024), e stimato un consumo di un milione e 600mila metri cubi di acqua solo per le operazioni di cantiere nei sette anni di costruzione del ponte, “e mancano le stime per acqua potabile e uso umano”, ha spiegato Gioè: non è stato considerato l’utilizzo dei dissalatori a causa della salamoia di risulta che sarebbe di difficile smaltimento.

Poi le interferenze: i tracciati sotterranei di tangenziale e gallerie si intersecano sia con falde acquifere (Annunziata) che con pozzi Amam già esistenti (nei pressi della scuola Beata Eustochia), e potrebbero provocare dalla riduzione della portata idraulica, alla contaminazione fino al prosciugamento, con conseguente diminuzione della capacità del già non ricchissimo acquedotto messinese, ha spiegato di nuovo Carmelo Gioè.

Un altro punto sostenuto dal geologo è relativo alla “barriera” di 40 metri di profondità e di 210 di lunghezza di fondazioni da scavare e impermeabilizzare davanti alle pile del ponte. “L’acqua che non penetra nel terreno andrà altrove”, ha spiegato Gioè: col pericolo concreto, ha aggiunto Amato, che si verifichi ciò che è successo intorno al   Emanuele  con i lavori di impermeabilizzazione delle fondazioni del tram che hanno comportato l’innalzamento della faglia del torrente Pozzoleone, con gli allagamenti delle abitazioni circostanti (e del teatro stesso). Cosa c’entra col ponte? L’ostruzione del normale riflusso delle acque verso il mare, comporterà innalzamento della faglia acquifera proveniente delle colline con conseguenti prevedibili allagamenti delle zone circostanti. Gioè ha ventilato anche possibili conseguenze per i laghi, che riceverebbero un maggior afflusso di acqua “estranea”. Come ha risposto la Stretto di Messina sullo smaltimento dell’acqua “in più” (osservazione che ha richiesto anche il ministero dell’Ambiente)? Ha rimandato al progetto esecutivo.

Infine un sospetto sull’impatto che avranno i lavori a mare, oltre alle impermeabilizzazioni, sul litorale di Ganzirri e Faro: “L’area è molto instabile, qualsiasi modifica influirà sulla modellazione della linea di costa, anche questo un punto da chiarire come richiesto dal ministero”, ha concluso Gioè.

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massimo
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24 Maggio 2024 12:27

il cosiddetto progetto del ponte fa acqua da tutte le parti!