MESSINA. Del piano regolatore, per tre anni e mezzo, non sembrava importare a nessuno, nonostante la variante fosse “scaduta” nel 2012. Da due settimane è diventato argomento caldissimo, con scambio di comunicati, e circolari sull’asse Messina-Palermo che coinvolgono segreteria generale, assessorato al territorio e consiglio comunale. Chi si era tenuto relativamente fuori dalla contesa, e cioè l’assessore all’Urbanistica Sergio De Cola, è stato tirato dentro per i capelli da Pippo Trischitta, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale.

Brandendo l’articolo 78  del testo unico degli enti locali, Trischitta attacca a testa bassa De Cola: “È incompatibile, non può fare l’assessore. Sapeva di questa incompatibilità, ma l’ha mantenuta, per questo segnalerò il fatto in procura”. Cosa recita l’articolo 78? Al terzo comma, “i componenti la giunta comunale competenti in materia urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici, devono astenersi dall’esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato”. La tesi con cui Trischitta porta avanti l’affondo politico è il ruolo di De Cola all’interno dello studio professionale di famiglia: “Vero è che De Cola risulta non fare parte più dai soci da febbraio del 2016, ma a maggior – spiega, leggendo dal sito dello studio – risulta come consulente. E comunque, l’incardinamento della delibera sulla variante di salvaguardia è precedente alle dimissioni da socio dello studio”. Non solo: Trischitta, ormai fiume in piena, rincara la dose: il suo studio ha fatto progetti che sono stati inseriti nel Masterplan, e questo non è giusto”, accusa, riferendosi ai progetti di riqualificazione di Capo Peloro, ai parcheggi a raso di Faro e la riqualificazione del basamento del Pilone, che vanno dal 2003 al 2012.

 “Da ben prima di fare l’assessore al Comune, nel 2013, non ho incarichi su Messina – ribatte De Cola – e  se Trischitta ha elementi per credere che io sia in condizioni di incompatibilità deve immediatamente andare a denunciarmi alla Procura”.

Peppuccio Santalco, capogruppo di Felice per Messina, siede accanto a Trischitta in conferenza stampa, e parla prima di lui, ma prende le distanze dal collega: “Il suo è un intervento giuridico, il mio è politico”. Di cosa si tratta? Dell’ennesima presa di posizione sulla segretezza degli allegati alla “Salvacolline”. “Siamo d’accordo sulla riservatezza, ma non sulla segretezza”, spiega in maniera bizantina. Cosa significa? “Che va bene che gli atti non siano divulgati a tutti, ma io da consigliere voglio potermi confrontare con un tecnico di mia fiducia, o con gli ordini professionali, o con le associazioni ambientaliste prima di votare un atto che vincola la città”. La richiesta di rendere gli allegati “riservati” ma non “segreti”, dopo aver concordato dopo settimane sul fatto che è la legge che lo prevede, reca la firma di nove capigruppi consiliari: oltre a Santalco e Trischitta, si sono associati Elvira Amata (Fratelli d’Italia), Daniela Faranda (Ncd), Angelo Burrascano (Megafono), Benedetto Vaccarino (Grande sud), Pio Amadeo (Sicilia democratica), Fabrizio Sottile (Siamo Messina) e Francesco Pagano (Progressisti democratici).

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