Funnia

 

Funnia è un verbo che piacerebbe tanto a Philip Dick, ad Isaac Asimov e in generale ai grandi scrittori di fantascienza. Rimanda infatti al passaggio da uno stato solido a uno stato liquido, a una fusione, a un qualcosa che si scioglie. Come se al posto della materia grigia e della corteccia cerebrale ci fossero degli ingranaggi meccanici che da un momento all’altro si surriscaldano e vanno in tilt.

Messina in questo caso è estremamente all’avanguardia. In un’epoca in cui si parla sempre più di microchip e di innesti neurali, con tanto di sindromi complottiste sul controllo delle masse, la città dello Stretto anticipa con la forza immaginifica del linguaggio gli scenari distopici da science fiction – e il futuro che ci attende – mostrando un esercito di cyborg ed automi con le sinapsi attraversate da un costante flusso di impulsi digitali.

Il rischio cortocircuito è però dietro l’angolo. Basta che le informazioni si accumulino e che la stanchezza mentale prenda il sopravvento per dare il la alla “fusione”: l’attività elettrica cerebrale si appiattisce, il fumo comincia ad uscire dalle orecchie e di colpo ci si ritrova del tutto incapaci di intendere e di volere. Anche il corpo ne risente: le braccia si fanno pesanti, le gambe cominciano a tremare e la vista si annebbia a tal punto che qualcuno intravede pure i draghi.

Il termine ha però anche una valenza catartica: basta pronunciarlo ad alta voce (“Minchia, funnia”), con tanto di mano poggiata sulla fronte incandescente, per tornare nuovamente in sintonia col creato. Solo carne, sangue e impulsi animali. E una voglia insopprimibile di andarsi a coricare.  Anzi, a ‘lletticare.

 

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Pippo
Pippo
29 Ottobre 2017 10:17

Suggerisco anche “figghioli”, termine che ci distingue in maniera netta e inequivocabile dai carusi catanesi e picciotti palermitani

emmeaics
emmeaics
30 Ottobre 2017 11:03

geniale !

Peppe+Orlando
Peppe+Orlando
8 Novembre 2017 9:38

fissiàrsela ci stava anche

Nicola Petrina
Nicola Petrina
11 Maggio 2018 10:43

Il raro privilegio messinese è pari merito con quello dei campani emigrati nel pavese, i quali invitando gli amici a bere, possono dire:” Pavia i Pavia Pavia”. Per le strade di Pavia pago io