MESSINA. “Oggi abbiamo raggiunto un risultato davvero epocale: è chiuso l’accordo per l’acquisizione dei locali che ospiteranno la sede del “secondo” Palazzo di Giustizia. “. Ad annunciarlo è il sindaco di Messina Federico Basile, che ha dato la notizia in un post sulla sua pagina Facebook. Il palagiustizia bis sarà ospitato (non si sa quando e quanto costerà l’operazione) negli immobili ex Cassa di Risparmio ed ex Banca di Roma di via Garibaldi e via Primo settembre, “individuati a seguito del Bando di ricerca e di verifica dei prerequisiti promosso dalla società in house Patrimonio Spa”. Dopo trentacinque anni, quindi, potrebbe arrivare a conclusione una delle più paradossali vicende delle opere pubbliche messinesi. Di un secondo tribunale se ne parla infatti dal 1987, ma è negli ultimi anni che la vicenda è diventata “incandescente”. La prima volta che si era ipotizzata la costruzione di un palazzo di giustizia “satellite”, era stata identificata l’area del Tirone, ed era il 1987. Scartata l’idea, si era virato sulla Casa dello Studente, ed ex ospedale Margherita, anch’esse  ipotesi concluse con un nulla di fatto. A inizio anni 2000 si cambia strategia: invece di costruirne uno di sana pianta, si vira su immobili già esistenti. Parte la gara per l’acquisto di un immobile, bandita nel 2009 dall’amministrazione di Giuseppe Buzzanca, alla quale parteciparono la Gmc, la Neptunia (Gruppo Franza) e la Curia Arcivescovile, che sfociò con un ricorso al Tar e in un nulla di fatto. Nel frattempo ci sono 18 milioni di finanziamento e milione e mezzo di affitti per uffici che ogni anno il comune di Messina anticipa (con rimborso da parte del ministero della Giustizia). L’ultima svolta (anzi, la penultima) avviene poi nel 2014, quando il Comune di Messina, amministrazione di Renato Accorinti, propone la realizzazione di una sede presso il compendio di proprietà statale denominato ex ospedale militare di viale Europa, all’interno della caserma “Giuseppe Scagliosi” (35.000 metri quadri), nella quale allocare tutti gli uffici giudiziari, con relativo trasferimento del Dipartimento Militare di Medicina Legale nell’ex Polo logistico della Marina Militare di via Uberto Bonino con in cambio una sede, ai Magazzini generali Gazzi. Il costo? Diciassette milioni per entrambe le strutture, di cui 4 per il polo logistico. Sembra cosa fatta e si arriva a un protocollo d’intesa tra il comune di Messina, l’agenzia del Demanio ed i ministeri di Giustizia e Difesa, firmato a febbraio del 2017, e della durata di quattro anni: e invece no. Cambia l’amministrazione, subentra il sindaco Cateno De Luca e stoppa tutto, rilanciando con l’ubicazione nel parcheggio “fosso” di via La Farina. La proposta non arriva nemmeno allo stadio progettuale (forse Basile si riferiva a questo con la frase “Dopo un trentennio di progetti e proposte fantasiose, che non hanno portato ad alcun risultato utile” del suo post). Nel frattempo, il protocollo d’intesa è scaduto l’8 febbraio del 2021, perché, si legge in una delibera, “nel periodo di validità del protocollo d’intesa non sono state poste in essere dalle parti le attività che erano previste, fatta eccezione per il solo avvio del rilievo della struttura ex magazzini generali Gazzi da parte dell’agenzia del Demanio e la redazione dello studio di fattibilità”. Secondo De Luca, costruire il palazzo di Giustizia alla caserma Scagliosi sarebbe costato 40 milioni e ci sarebbero voluti dieci anni. Circostanza smentita dall’ex (e attuale) assessore ai Lavori pubblici Salvatore Mondello, che in una nota ha affermato che “non si è riusciti a chiarire l’aspetto più importante della vicenda, ovvero il reale costo dell’operazione ascritta al Protocollo d’intesa”. Oggi, con l’annuncio di Basile, sembra vicina la parola fine alla vicenda lunga 35 anni. 

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