MESSINA. Nella città dello Stretto si spaccia, si gioca d’azzardo e si gestisce la sicurezza dei locali. Qualche volta si consegna anche droga a domicilio. Sono queste le principali attività svolte dai clan mafiosi a Messina, dislocati in tutta la città e che coprono in modo capillare i quartieri messinesi. Un po’ meno significativa la presenza di organizzazioni criminali straniere sul territorio, anche se sono attive nell’immigrazione illegale e nella tratta di esseri umani, purché non si calpesti l’attività delle mafie locali.

Nel dettaglio, nella seconda relazione semestrale del 2021 (qui la prima), la Dia registra a Messina l’operatività di una “cellula” di cosa nostra catanese riconducibile ai Romeo-Santapaola, capace di coesistere con altri clan orientanti prevalentemente nel traffico di stupefacenti e nella gestione di scommesse clandestine. Tra l’altro, questo clan avrebbe imposto il proprio potere proiettando gli interessi in diversi settori dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione, infiltrando il sistema economico e investendo nello stesso i proventi illeciti.

Nella zona sud di Messina, invece, in particolare nel quartiere “Santa Lucia sopra Contesse”, risulta egemone il clan Spartà. La costante operatività e pericolosità è stata confermata da una recente indagine condotta dai Carabinieri di Messina conclusa nel mese di agosto 2020 e dall’operazione “Agguato” dell’ottobre 2020. Quest’ultima investigazione, tra l’altro, ha fatto luce su un’aggressione avvenuta nel gennaio 2016 nei confronti di parenti di un ex boss, divenuto in seguito collaboratore di giustizia, individuandone la scaturigine in un conflitto tra gruppi criminali. Si tratta di un gruppo criminale di indole sanguinaria come dimostrano gli esiti di un’attività investigativa che nello scorso semestre ha consentito di disarticolare una consorteria criminale contigua al clan Spartà operante nel capoluogo peloritano, in quello etneo e con propaggini a Roma e a Pescara dedita alla commercializzazione di elevati quantitativi di sostanze stupefacenti. L’indagine oltre ad aver represso un lucroso traffico di droga sull’asse Roma-Pescara-Messina ha evidenziato la capacità del clan di interagire con altri sodalizi criminali mantenendo un consolidato e stabile collegamento criminale con un clan pescarese ed esponenti contigui ai Santapaola-Ercolano di Catania. In tale contesto criminale, inoltre, il 2 luglio 2021 nell’ambito dell’indagine denominata “Know Down”, scaturita a seguito di un’aggressione originata da debiti pregressi legati al traffico di droga, è stato eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di 11 soggetti ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, rapina, estorsione, lesioni personali aggravate e furto aggravato. L’inchiesta ha rivelato l’esistenza di un’associazione criminale operante nel rione di Santa Lucia sopra Contesse dedita e specializzata nella gestione di un traffico di droga (per lo più cocaina, marijuana) destinata ad essere immessa sul mercato messinese. Il traffico di stupefacenti appare dunque il comune denominatore per la convivenza tra gruppi criminali peloritani e quelli di altre province, come confermato dagli ingenti sequestri di droga in questo semestre.

Riguardo alla capacità di intrattenere rapporti con altre consorterie, l’attività investigativa “Provinciale” conclusa nell’aprile 2021 nel ricostruire le dinamiche mafiose insistenti nel centro città ha evidenziato come un esponente del clan Spartà avesse fornito in passato un sostegno economico al capo clan del quartiere “Provinciale” una volta scarcerato. Nel centro di Messina, infatti, il quartiere “Provinciale” è appannaggio del clan Lo Duca attivo nel fenomeno della “messa a posto” (perpetrato in danno di esercizi pubblici anche con modalità diverse dalla mera richiesta di denaro, come ade esempio l’imposizione ad alcuni gestori dell’assunzione per la vigilanza a garanzia della sicurezza dei locali di propri sodali) e nel traffico di sostanze stupefacenti. La predetta operazione “Provinciale” ha disvelato l’esistenza di un’associazione di tipo mafioso composta da «…tre gruppi associativi stanziati in diverse parti centrali della città che cooperano tra loro, invece di fronteggiarsi, secondo un patto tacito di pace reciproca: un gruppo, facente capo a …omissis…, è stanziato nel territorio di Provinciale, un altro gruppo, facente capo a …omissis…, coesiste nel territorio di Provinciale (e, in particolare, nel rione denominato “Fondo Pugliatti”, ndr), e un terzo gruppo, facente capo a …omissis…, opera nella zona di Maregrosso». L’inchiesta che ha coinvolto numerosi affiliati se da un lato ha confermato la presenza “dominante” del clan Lo Duca nel quartiere “Provinciale” grazie al controllo del traffico di sostanze stupefacenti proveniente da Reggio Calabria e delle estorsioni, dall’altro ha appurato la presenza nella zona delle altre consorterie precedentemente citate. Quella operante nel rione “Maregrosso” nel tempo ha gestito mediante una rete di accoliti il controllo della sicurezza nei locali notturni e il traffico di sostanze stupefacenti. L’altra egemone nella zona denominata “Fondo Pugliatti” attraverso un’impresa operante nel settore dei giochi e delle scommesse fittiziamente intestata ma di fatto riconducibile al sodalizio in parola ha rimpinguato le proprie “casse” grazie ai rilevanti introiti derivanti dalla criminale “gestione aziendale”. Inoltre il capo di quest’ultimo clan si era reso responsabile del reato di scambio elettorale politico-mafioso fornendo sostegno a un politico locale nel corso delle elezioni amministrative di Messina svoltesi il 10 giugno 2018. Gli sviluppi investigativi hanno portato nel semestre all’esecuzione di una misura cautelare personale e reale nei confronti della figlia del predetto boss, ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 512 bis c.p. nonché al sequestro di due attività commerciali operanti nel settore della ristorazione, ubicate nel centro cittadino, formalmente intestate alla predetta ma di fatto gestite dal capo clan.

Sempre nel centro cittadino, nel rione “Camaro”, pur in assenza di evidenze investigative, secondo la Dia opererebbe il clan Ventuea-Ferrante nel rione “Mangialupi” e risulterebbe operativo l’omonimo clan rappresentato da storiche famiglie (ci si riferisce alla famiglie mafiose Aspri, Trovato, Trischitta e Cutè) e attivo come emerso da pregresse attività investigative soprattutto nel traffico di stupefacenti per l’approvvigionamento dei quali si relaziona con i vicini clan calabresi. L’operazione “Dominio” del 2017 ha acclarato l’interesse del citato clan anche per il settore delle scommesse clandestine e del gioco d’azzardo. Altro clan attivo nella zona centrale in particolare nel rione “Gravitelli” sarebbe quello riconducibile ai Mancuso, sebbene nel semestre non sono stati registrati coinvolgimenti di propri affiliati in attività investigative.

Nel quadrante settentrionale della città, invece, segnatamente nel rione “Giostra”, risulta radicato il clan Galli-Tibia avvezzo all’illecita organizzazione di corse clandestine di cavalli, nonché al narcotraffico perpetrato in collaborazione con consorterie catanesi e calabresi, come dimostrato dalle operazioni “Festa in maschera” e “Scipione”. Quello di “Giostra” è un contesto criminale particolarmente delicato in cui in passato si sono registrati violenti episodi delittuosi ed in continua evoluzione.

 

E in provincia di Messina? In generale, in ragione della sua particolare posizione geografica, rappresenta lo spartiacque tra varie organizzazioni di tipo mafioso. Posta al centro delle aree di interesse di cosa nostra palermitana e catanese, nonché della ‘ndrangheta, la mafia messinese acquisisce a secondo della contiguità territoriale l’influenza dell’una o dell’altra organizzazione criminale. Ne consegue che i gruppi mafiosi “barcellonesi” e quelli dell’area “nebroidea” attivi nella zona al confine con la provincia di Palermo hanno strutture organizzative e modus operandi analoghi a quelli di cosa nostra palermitana. In tale ottica appaiono plausibili le ingerenze delle consorterie catanesi nelle aree di confine tra le province, nonché nel capoluogo. Riscontrati da pregresse attività investigative i rapporti delle organizzazioni criminali messinesi con le vicine cosche calabresi sono finalizzati per lo più alla gestione del traffico di stupefacenti, pur senza escludere che tali rapporti possano evolversi anche verso l’adozione di una strategia diretta al reimpiego degli ingenti capitali provenienti dai traffici illeciti verso attività imprenditoriali più remunerative presenti nella provincia, quali quelle del settore turistico in una fase economica in cui molte attività imprenditoriali, nel tentativo di risollevarsi dalle difficoltà provocate dalla recente pandemia, sono in evidente difficoltà e tendenzialmente disposte a cedere asset aziendali a valori anche inferiori a quelli di mercato. In tale contesto criminale, in cui si manifestano continue interazioni tra sodalizi, vige una sorta di tacita tolleranza finalizzata alla vicendevole convenienza, alla soluzione di problematiche comuni e alla riduzione o alla completa rinuncia a cruenti azioni criminali che polarizzerebbero inevitabilmente l’interesse istituzionale e mediatico. Inoltre, si evidenzia la capacità di alcune organizzazioni mafiose messinesi di espandersi in altre province confinanti dove hanno esportato una specifica competenza nell’acquisizione illecita di finanziamenti pubblici destinati al settore agro-pastorale. Tale aspetto, unitamente alla gestione del gioco d’azzardo, sottolinea l’evoluzione di alcune consorterie messinesi capaci di affiancare ai reati tipici dell’associazione mafiosa abilità imprenditoriali nella gestione di attività criminali più remunerative e meno esposte al rischio di contrasto da parte delle forze di polizia.

Nel secondo semestre la ripartizione delle aree di influenza dei gruppi messinesi risulta sostanzialmente invariata. Nella parte settentrionale della provincia opera la “famiglia barcellonese” comprendente i gruppi dei “Barcellonesi”, dei “Mazzarroti”, di “Milazzo” e di “Terme Vigliatore” che nel periodo di riferimento è stata interessata dalla confisca di beni per oltre 8 milioni di euro. Nel territorio dei Monti Nebrodi risultano attivi i sodalizi dei “tortoriciani”, dei “batanesi” e dei “brontesi” nei confronti dei quali talune investigazioni hanno evidenziato l’accaparramento dei terreni agrari e pascolivi per beneficiare di fondi comunitari destinati allo sviluppo delle zone rurali.

Nell’ottobre 2021 un esponente di assoluto rilievo dei “batanesi” è stato colpito da un sequestro beni per un valore complessivo di circa 200 mila euro. Nella “zona nebroidea” risulta presente anche la famiglia di Mistretta ritenuta legata al mandamento palermitano di San Mauro Castelverde la quale influenza l’area confinante con la provincia di Palermo ed Enna. La “fascia jonica” che si estende dalla periferia sud di Messina fino al confine con la provincia di Catania costituirebbe area di influenza delle organizzazioni mafiose etnee in quanto fondamentale area di spaccio e potenziale bacino di reinvestimento di capitali di provenienza illecita. Nella “fascia tirrenica” della provincia, ove egemone è la famiglia dei “barcellonesi” il business principale per le organizzazioni criminali risulta essere il traffico e spaccio di stupefacenti. Nel secondo semestre del 2021 l’indagine “Drug Express” ha consentito di disarticolare un gruppo criminale capeggiato da un tunisino con base a Milazzoma con ramificazioni anche a Roma dedito alla gestione del traffico e dello spaccio di cocaina e crack. Una peculiarità dell’attività illecita era la consegna a domicilio della sostanza stupefacente. L’approvvigionamento avveniva anche attraverso un canale romano che trasferiva la droga ai messinesi mediante il sistema delle spedizioni. L’indagine a conferma della caratura criminale dell’associazione ha disvelato anche l’esistenza di un progetto criminoso volto ad attuare un attentato contro la caserma e gli automezzi della Guardia di Finanza di Milazzo e finanche a progettare una vendetta ai danni di un militare che aveva sottoposto gli indagati ad un controllo su strada.

L’indagine “Lock Drugs” conclusa dai Carabinieri il 22 luglio 2021 ha invece riguardato una fiorente attività di spaccio di marijuana e cocaina nell’area di Barcellona Pozzo di Gotto realizzata da soggetti giovanissimi attraverso l’utilizzo di social network, ritenuti meno vulnerabili sotto il profilo del monitoraggio investigativo.

Permane costante la volontà delle consorterie mafiose di infiltrare o condizionare l’attività politico-amministrativa degli Enti territoriali del messinese. Attività delittuose queste che spesso conducono allo scioglimento degli Enti amministrativi per accertate infiltrazioni mafiose, come del resto avvenuto per il Comune di Tortorici a fine 2020 in virtù degli esiti dell’indagine “Nebrodi”. L’indagine “Chair” conclusa nel giugno 2021 dalla DIA di Messina ha fatto emergere ripetuti episodi di corruzione elettorale e di estorsione aggravata dal metodo mafioso registrati nel corso delle elezioni del 2017 per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana che ha coinvolto anche alcuni messinesi. Altro fenomeno endemico, sebbene non sempre riconducibile alle affermate compagini criminali, risulta quello degli episodi corruttivi posti in essere da spregiudicati imprenditori e pubblici funzionari che perseguono il facile arricchimento derivante dall’aggiudicazione di pubblici appalti.

Ulteriori misure di contrasto alle organizzazioni criminali sono i provvedimenti ablativi che colpiscono i patrimoni criminali illecitamente accumulati nel tempo. A tal riguardo nel semestre oltre ai provvedimenti effettuati dalle forze di polizia nell’ambito di indagini giudiziarie la DIA di Messina ha eseguito due decreti di confisca e due sequestri beni. L’11 ottobre 2021 è stato confiscato il patrimonio, pari a circa 8 milioni di euro, di un imprenditore ritenuto contiguo al gruppo dei “barcellonesi” e condannato nell’ambito del procedimento “Gotha7” per estorsione aggravata dall’aver agevolato l’attività della predetta associazione mafiosa. Il 12 novembre 2021 sono stati sottoposti a sequestro compendi aziendali e quote sociali di 3 imprese operanti nel settore edile e della commercializzazione di vetture, immobili, beni mobili registrati e rapporti finanziari per un valore complessivo stimato in circa 2 milioni di euro, riconducibili ad un imprenditore già attinto da un pregresso procedimento di prevenzione personale e patrimoniale poiché ritenuto contiguo alla famiglia mafiosa di Mistretta. Il successivo 25 novembre è stata eseguita la confisca di due unità immobiliari nella disponibilità di un partecipe della consorteria operante nel rione “Giostra”.

Infine, la presenza di organizzazioni criminali straniere sul territorio peloritano non sarebbe in generale significativa. Tali consorterie risultano tuttavia attive in dinamiche attinenti l’immigrazione illegale e la tratta di esseri umani, laddove non si evidenziano cointeressenze delle mafie autoctone. Si registra peraltro un’interazione funzionale al traffico di stupefacenti tra soggetti riconducibili alla criminalità messinese e cittadini stranieri, come accertato per ultimo dall’operazione “Drug express”.

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