MESSINA. E se la tragedia di Pistunina non fosse che un campanello d’allarme? E gli incendi che da tre giorni divampano sulle colline tra Taormina e Letojanni, che sono solo la punta dell’iceberg? E Se si verificasse una seconda Giampilieri, o un altro ciclone Harry?  La riflessione sulle possibili cause, e sulla ripetibilità degli eventi, e come Messina è attrezzata ad affrontarli, in un contributo dell’architetto Carlo Ziino.

Il crollo della palazzina di Pistunina ha lasciato dietro di sé vittime, famiglie distrutte e una comunità intera costretta a confrontarsi ancora una volta con la propria fragilità. Ma c’è una questione che, a mio avviso, non può essere archiviata insieme alla cronaca dell’emergenza. È la questione della capacità di soccorso di Messina davanti a un evento di grande scala. Soccorso ad ogni livello. Innanzitutto una cosa deve essere chiarissima: ai Vigili del Fuoco non si vuole rimproverare nulla. A Pistunina uomini e donne del Corpo hanno lavorato senza sosta, giorno e notte, scavando tra le macerie alla ricerca dei dispersi. Sono intervenute squadre specialistiche USAR, NBCR e SAF, unità cinofile, droni e personale specializzato nei mezzi di movimento terra. In una fase dell’intervento risultavano impegnati circa 60 Vigili del Fuoco, provenienti da vari comandi, come Palermo, Catania e Caltanissetta. Quello che dobbiamo chiederci è un’altra cosa: I pompieri presenti in città rappresentano una forza adeguata per una città come Messina, se contemporaneamente dovesse verificarsi un’altra emergenza? E soprattutto: cosa accadrebbe se Pistunina non fosse un singolo crollo, ma fosse uno dei mille crolli prodotti contemporaneamente da un terremoto?

È questa la domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci. Perché Messina è una città che vive in uno dei territori a maggiore rischio sismico e idrogeologico d’Italia. Un terremoto comporta una serie di eventi a cascata di difficile gestione, senza dimenticare il mare. Il rischio non è esclusivamente terrestre, e il ciclone Harry ce lo ha dimostrato ampiamente. Il mare può essere devastante, e la distruzione può colpire chilometri e chilometri di costa densamente abitata. Abbiamo le forze per gestire l’immediata emergenza? È normale l’arrivo dei rinforzi, ma se non tutte le città vicine potessero mandare rinforzi? E nell’attesa dei rinforzi? Messina è una città che avrebbe bisogno di una capacità di risposta alle emergenze superiore alla media, e invece proprio sul fronte degli organici emergono interrogativi che non possiamo più ignorare. Senza andare lontano nel tempo, il 21 luglio scorso, appena nove giorni prima del crollo di Pistunina, la FISI Vigili del Fuoco di Messina denunciava pubblicamente una situazione di carenza di personale, contestando la classificazione del Comando come sede senza posizioni carenti nella procedura di mobilità nazionale. Il sindacato sosteneva che la documentazione dello stesso Comando evidenziasse invece significative carenze e riferiva di turnazioni particolarmente gravose necessarie per garantire il dispositivo minimo di soccorso. Alla luce di quanto avvenuto dopo, non è una polemica sindacale che possiamo liquidare con superficialità. Perché un conto è garantire il servizio quotidiano, un conto l’emergenza e soprattutto l’approccio all’emergenza: le fasi iniziali gravano quasi esclusivamente sulle forze locali. Altra storia è affrontare contemporaneamente decine di crolli, incendi, persone intrappolate, strade interrotte, frane, feriti, eventuali emergenze portuali e marittime, comunicazioni interrotte e popolazione da evacuare. Tutto questo senza considerare la possibilità che succeda qualcosa altrove, alle isole Eolie, alla Raffineria di Milazzo… giusto per fare due esempi. In quei momenti non basta avere professionisti preparati, ma servono numeri, mezzi, attrezzature, turnazioni sostenibili e una capacità di mobilitazione immediata.

E il problema non riguarda soltanto i Vigili del Fuoco. Nell’ottobre 2025 il SIM Carabinieri denunciava pubblicamente le “annose e gravi carenze organiche” che interessavano Sicilia, Calabria e Sardegna, sottolineando come la cronica mancanza di personale incidesse sull’operatività dei reparti e come si facesse ricorso sistematico al lavoro straordinario. E anche sul fronte della Polizia di Stato sono state sollevate negli ultimi anni problematiche relative alla carenza di personale in Sicilia, con richieste di rinforzi e attenzione specifica per territori come Messina. Questo significa che dobbiamo cominciare a ragionare in termini diversi. Non dobbiamo chiederci soltanto se oggi Messina (o la Sicilia) sia sufficientemente coperta, dobbiamo chiederci se Messina sia sufficientemente preparata per il giorno in cui dovesse verificarsi un evento catastrofico. Perché quel giorno i Vigili del Fuoco non potranno essere contemporaneamente in cento luoghi. I Carabinieri non potranno essere contemporaneamente in tutte le strade. La Polizia non potrà garantire contemporaneamente sicurezza, viabilità, ordine pubblico ed evacuazioni.

E questo senza considerare che le forze dell’ordine sono soggette agli eventi come ogni altro cittadino, possono subire perdite, possono non riuscire a raggiungere agevolmente i luoghi… La soluzione non sono i rinforzi, i rinforzi arriveranno, certamente. La soluzione è essere pronti PRIMA, perché da quel “prima” potrebbero dipendere vite umane. Pistunina dovrebbe quindi diventare un’occasione per aprire una discussione seria, non per cercare colpevoli tra chi era sul posto a scavare, non una scusa per una passerella politica, per consegnare medaglie, encomi, per avere visibilità. Le vere medaglie per le forze dell’ordine e di soccorso sono turni adeguati, mezzi validi e condizioni ottimali di lavoro.

È vero che questa è una discussione che dovrebbe coinvolgere Governo nazionale, Ministero dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, Regione Siciliana, Prefettura, Comune e tutte le amministrazioni responsabili della sicurezza del territorio, ma io (e per carità, forse è stata una mia disattenzione) non ho visto la classe politica mobilitarsi in questa direzione. Ho visto polemiche (inutili e sterili) su feste, fuochi d’artificio, richieste di encomi… ma poco, pochissimo sulla prevenzione. Qualora avvenisse uno scenario catastrofico, non possiamo scoprire soltanto quel giorno che gli uomini sono troppo pochi.

Prevenzione non significa soltanto mettere in sicurezza gli edifici. Prevenzione significa anche avere abbastanza uomini e mezzi per salvare chi potrebbe trovarsi sotto quegli edifici. Significa finanziare adeguatamente i Corpi dello Stato e garantire organici adeguati alla reale pericolosità del territorio. Significa dotare Messina di una capacità di risposta proporzionata al rischio che corre. Significa non considerare le emergenze straordinarie come eventi improbabili da affrontare quando arriveranno.

Perché a Messina la storia ci ha già dimostrato che l’evento straordinario può arrivare. Lo ha fatto nel 1783. Lo ha fatto nel 1908. Lo ha fatto con Giampilieri. E continuerà, prima o poi, a farci i conti con la natura di questo territorio. La domanda, quindi, non è se Messina debba essere pronta.La domanda è: quanto siamo disposti a investire oggi per non scoprire domani di non esserlo? A Pistunina i Vigili del Fuoco hanno fatto quello che fanno da sempre: sono entrati nelle macerie mentre tutti gli altri cercavano di allontanarsi. Adesso tocca alla politica fare la propria parte. È la politica che DEVE ottenere quanto serve. Gli encomi, le medaglie, vanno bene quando non diventano un facile modo per chiudere la pratica. Non lasciamo che il coraggio e gli encomi siano il modo con cui lo Stato compensa la propria insufficienza di uomini e mezzi. Non chiediamo più eroismo a chi soccorre. Chiediamo allo Stato di mettere i soccorritori nelle condizioni di poter salvare tutti quelli che sarà possibile salvare. Perché la sicurezza di Messina non può essere affidata alla sola straordinaria professionalità di chi indossa una divisa. Deve essere una responsabilità dello Stato, e della politica. Perché, poi, in fin dei conti, quando avviene una tragedia, la natura non chiede la carta d’identità. Colpisce e basta…

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