MESSINA. Si è spenta all’età di 92 anni Teresa Pugliatti, storica dell’Arte e docente universitaria prima a Messina e poi a Palermo. Da un paio di anni lontana dai riflettori, fino a un paio di mesi fa viveva Panicastro (Patti), nel buen retiro che condivideva con il suo compagno di vita Luigi Ferlazzo Natoli, scomparso nel 2022.
Autrice di oltre duecento contributi scientifici, tra monografie, saggi, articoli, relazioni a convegni, contributi a cataloghi, recensioni e altri interventi scientifici, le indagini di Teresa Pugliatti hanno spaziato dalla pittura medievale e dal Quattrocento siciliano al Rinascimento, al Manierismo e al Seicento, fino al Simbolismo europeo e all’arte contemporanea. Parallelamente alla ricerca universitaria, ha svolto per decenni una lunga attività nella tutela dei beni culturali, nella critica d’arte militante e nel dibattito pubblico sulla conservazione e sull’uso del patrimonio storico di Messina e della Sicilia.
Il libro di esordio di Teresa Pugliatti è Agostino Tassi. Tra conformismo e libertà (Roma, De Luca, 1978), una delle prime moderne monografie organiche dedicate al pittore e per lungo tempo un riferimento fondamentale. Subito dopo, la studiosa inizia a dedicarsi a quegli studi più complessi e ad ampio spettro che caratterizzeranno la sua produzione successiva, in molti casi mettendo ordine ad artisti e correnti studiati episodicamente e ponendo una base per la ricerca successiva. Il primo in ordine di tempo è Giulio Mazzoni e la decorazione a Roma nella cerchia di Daniele da Volterra (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1984), volume dedicato alle relazioni fra decorazione, pittura e ambiente artistico romano intorno a Daniele da Volterra. Il secondo e il terzo, invece, sono Pittura del Cinquecento in Sicilia. La Sicilia orientale (Electa, 1993) e Pittura del Cinquecento in Sicilia. La Sicilia occidentale. 1484-1557 (Electa, 1998), probabilmente il nucleo più importante e durevole della sua produzione. I due libri, infatti, affrontano il XVI secolo come un sistema articolato di centri, botteghe, artisti, committenze e circolazione di modelli, anziché ridurlo a una successione dei pochi maestri maggiormente conosciuti. Tra le altre pubblicazioni monografiche, Antonello da Messina. Rigore ed emozione (Kalòs), Pittura della tarda Maniera nella Sicilia occidentale (1557-1647) (Kalòs) e i due volumi del Il Simbolismo nella pittura europea. Dai Preraffaelliti all’Art Nouveau (Magika, 2015 e 2017, il secondo articolato in due tomi). Insieme a Salvatore Rizzo e Paolo Russo, cura Manufacere et scolpire in lignamine. Scultura e intaglio in legno in Sicilia tra Rinascimento e Barocco (Giuseppe Maimone Editore).
Teresa Pugliatti può essere considerata anche una figura centrale per l’arte contemporanea messinese negli anni Ottanta, come testimonia il volume di Luigi Ferlazzo Natoli, Arte contemporanea a Messina (1980-1997) (Intilla, 2009), che contiene i profili degli artisti trattati a cura della studiosa, molti dei quali lanciati da lei stessa.
Parallelamente alla carriera accademica, l’attività della docente si concentra anche sulla tutela e le battaglie civiche e politiche (è stata tesserata prima del PCI e poi di Rifondazione). Negli anni Ottanta fonda, insieme ad amici e allievi, un Comitato per la salvaguardia dei Beni Culturali di Messina e della provincia, del quale assume la presidenza. Lo stimolo è la battaglia per la salvaguardia dello storico quartiere Tirone, per la quale Teresa Pugliatti riesce a coinvolgere Federico Zeri, facendolo venire in città. L’attenzione della studiosa, nel corso del tempo, si estende anche a località minori, chiese periferiche, ruderi, frammenti e opere scarsamente conosciute, cioè a quella parte del patrimonio più facilmente esposta a incuria, alterazioni o perdita. Nel novembre 1984, infatti, cura a Palazzo Zanca la mostra fotografica: Il patrimonio storico-artistico messinese. Immagini e problemi, una ricostruzione capillare delle sopravvivenze storiche cittadine, comprendente non soltanto i monumenti principali ma anche ruderi e frammenti. Inoltre, con Antonio Marabello, Maria Rosa Morabito e Luciana Reale, cura la Relazione sui Beni Culturali di Messina e della Provincia, un vero e proprio censimento orientato all’individuazione dei beni che richiedevano interventi urgenti di restauro. Testimonianza di questa attività è anche il volume Rometta. Il patrimonio storico artistico, da lei curato, edito nel 1989 e presentato da Vittorio Sgarbi. Sui rapporti che intratteneva con quest’ultimo e con Zeri, raccontava: “Con Zeri, evito di parlare di Sgarbi. Ma con Sgarbi posso parlare di Zeri. Quella volta del libro di Rometta fui costretta a dire a Zeri la bugia più grossa della mia vita , cioè che non ero presente quando Sgarbi lo presentò, e alla mia amica fotografa feci distruggere tutte le foto che mostravano il contrario”.
Teresa Pugliatti non aveva paura di fare scelte non sempre condivise (come le dimissioni dal consiglio di amministrazione del Teatro) o di prendere posizioni nei testi scientifici e nei dibattiti che, potenzialmente, le potevano ritorcersi contro o creare frizioni. Un caso su tutti, il parere discordante sull’attribuzione ad Antonello della Tavoletta bifronte, recentemente rubata al Museo.
L’amore della studiosa per la città è testimoniato, infine, dalla donazione, nel 2020, della sua biblioteca personale, un fondo costituito da circa 25.000 volumi, ai quali si aggiungono album fotografici, scritti autografi personali, una ricca corrispondenza privata con storici dell’arte, corrispondenze con personalità italiane e straniere. La destinazione? Il Polo culturale Unime dell’ex Banca d’Italia.
UN RICORDO PERSONALE. Teresa raccontava di aver vissuto quattro vite: “Della prima ricordo una bambina severa, che leggeva tanto e cantava con il suo papà (Salvatore Pugliatti, ndr) l’Inno dei lavoratori. Nella seconda vedo una persona che leggeva Henry Miller e Lawrence Durrel e alternava alla lettura ricevimenti, notti insonni nei night clubs, grandi cene in casa e sulla spiaggia, con il pesce appena pescato. La terza è stata quella accademica, dello studio, delle ricerche e delle battaglie. La quarta, quella della pensione, è più rilassata: ho preso anche un maestro di pianoforte…”.
Ho conosciuto Teresa Pugliatti quando ero studente di Lettere. Mi aveva sempre incuriosito questa donna che, pattinando su stivali con vertiginose zeppe, riusciva a tenere a tracolla una borsa monumentale, piena di caricatori, e il proiettore per le delle diapositive senza mai vacillare. Poi, un giorno, entrai nel vecchio Istituto di Storia dell’Arte (con la morte di Teresa, tutti coloro che lo avevano animato sono passati a miglior vita) perché avevo alcune foto di particolari della città che non conoscevo. Non cercavo lei, in verità, ma mi invitò a sedere, guardò gli scatti e iniziammo a parlare. La prima volta che andai a casa sua, invece, fu per un articolo sulla chiesa normanna di Mili. La sua abitazione aveva un uscio da “Alice nel Paese delle meraviglie” che si apriva su una sorta di Wunderkammer in successione, ma le “meraviglie” erano altre, erano la vita che trasudava attraverso una stratificazione di libri, quadri, film e mobili. Un disordine apparente che, per Teresa, era ordine perfetto. E poi la tesi, la specializzazione, il dottorato, le cazziate, telefoniche e in presenza, le uscite sul territorio, le feste con la sua raccolta di 45 giri, le cene messinesi e palermitane (“Il fritto fa bene”, sentenziava prima di ordinare), gli aperitivi (“Sono una social drinker”, diceva sorseggiando Cocktail Martini), le risate, la tela di rapporti che era riuscita a creare fra noi, all’epoca giovani allievi: una tela che il tempo non ha lacerato.
Quando diventò ordinaria, nonostante la cattedra di Storia dell’Arte moderna fosse vacante, l’Ateneo di Messina non chiamò Teresa, che andò a Palermo, e, questo, fu il primo passo verso la morte dell’allora Istituto. Un gesto, quello dell’Università, che la dice lunga sul funzionamento della città che si affaccia sullo Stretto, nonostante, fuori da essa, e lo dico perché quando studiavo a Firenze era uso chiedere di chi si fosse allievi, il nome della Pugliatti fosse conosciuto e ciò non ti faceva sentire un “paria”.
Ciao, Teresa, maestra e amica. Scomparendo, sei diventata il terzo lutto che non avrei voluto affrontare…

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