MESSINA. La Flc-Cgil Messina in occasione dell’avvio del nuovo anno scolastico, fa il punto sulla situazione delle scuole a Messina e provincia, “un territorio che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di tenuta degli organici e qualità dei servizi.
“I dati parlano chiaro – osserva la segretaria generale della Federazione sindacale della scuola di Messina, Patrizia Donato – 1.881
alunni in meno in un solo anno. È un calo che equivale alla somma delle perdite dei due anni precedenti e che racconta una crisi demografica profonda, con ricadute pesanti sulla stabilità delle classi e sulla capacità delle scuole di restare presidio sociale nei territori più fragili”.
Negli ultimi anni – fa presente la Flc – la provincia ha subito accorpamenti pesanti e la perdita di numerose autonomie scolastiche.
Anche se il dimensionamento 2025 non ha prodotto ulteriori tagli, ha comunque introdotto la creazione dell’istituto omnicomprensivo di Mistretta, presentato come soluzione ai disagi generati dagli
accorpamenti del passato. “Una scelta che non abbiamo condiviso – afferma Donato – perché un omnicomprensivo non è mai una soluzione neutra: l’assenza di un organo deliberante come il Consiglio d’Istituto riduce la partecipazione democratica e indebolisce l’autonomia scolastica”.
Accanto alle questioni legate alle autonomie – evidenzia la Flc – si apre un fronte ancora più critico: la riduzione dell’organico del
personale Ata. Per l’anno scolastico 2026/2027 la Sicilia perde 207 posti, pari all’8,5% in meno in un solo anno. Il taglio più consistente riguarda proprio Messina, che passa da 460 a 405 unità: 55 posti in meno, circa il 12% dell’organico di fatto.
“Una riduzione – sottolinea la segretaria della Flc – che rientra nel quadro nazionale dei tagli al personale Ata, dove sono stati eliminati 2.174 posti di collaboratore
scolastico. Una tendenza che penalizza in modo particolare il Sud”. La Flc segnala come le ricadute siano immediate: scuole che rischiano di non garantire apertura e sorveglianza di tutti i plessi, segreterie allo
stremo, laboratori senza personale tecnico, attività pomeridiane e indirizzi musicali in difficoltà, assistenza agli alunni con disabilità
a rischio. “In un territorio fragile come quello messinese – osserva Donato – ogni riduzione di organico diventa un ostacolo concreto alla
capacità delle scuole di rispondere ai bisogni delle comunità”.
La Flc, inoltre, fa presente come un ulteriore elemento di criticità che grava direttamente sulle famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno è legato all’aumento del costo dei libri e del materiale scolastico. In Sicilia, secondo le stime più recenti, i rincari di quest’anno si collocano tra il 2 e il 4%, mentre nell’arco degli ultimi tre anni la spesa complessiva per studente è cresciuta di circa il 10%. Un trend che colpisce in modo particolare i nuclei a basso reddito e che si somma a una spesa già molto elevata per ogni studente. “Il caro libri – dice la segretaria della Flc, Donato – è un segnale ulteriore dell’assenza di politiche nazionali di sostegno all’istruzione pubblica: senza un ampliamento delle soglie Isee e senza investimenti strutturali, il diritto allo studio rimane un contenitore vuoto privo di applicazione concreta”.
A tutto questo – dice ancora presente la Flc Cgil Messina – si aggiunge un ulteriore elemento che colpisce in modo particolare le scuole del Sud e del territorio: le temperature sempre più elevate dovute al cambiamento climatico trasformano le aule di molti istituti scolastici in luoghi soffocanti che superano stabilmente i 32–35 gradi. Gli edifici spesso sono sprovvisti di una ventilazione adeguata e sono privi di spazi riparati dal calore. E con queste prolungate ondate di calore, bisogna necessariamente fare i conti e intervenire adeguatamente per garantire il benessere dell’intera comunità educante. È un problema che incide sulla salute e sulla qualità della didattica. Problematiche e criticità territoriali che si inseriscono nel contesto nazionale. Sui temi generali della scuola la segretaria della Flc dichiara: “In questo quadro, le misure che il ministro Valditara continua a presentare come “riforme storiche”, altro non sono che
annunci altisonanti e proposte ideologiche che non si traducono in politiche efficaci: iniziative lanciate una dopo l’altra, più per
alimentare discussioni e polarizzazioni che per risolvere i problemi reali dell’istruzione nel nostro Paese. Obblighi, controlli, vincoli e
punizioni: un impianto che scarica l’asse delle responsabilità sugli alunni e sulle loro famiglie, senza intervenire sui fattori strutturali che da anni indeboliscono la scuola pubblica”.
E anche dal sindacato scuola della Cgil territoriale arriva la denuncia su: “nessun piano sugli organici con un tasso di precariato sempre altissimo; nessuna strategia educativa contro la dispersione, sostituita da misure punitive verso famiglie e studenti; nessun potenziamento degli spazi scolastici, dalle mense alle palestre, indispensabili per tempo pieno, attività motorie e inclusione; nessun investimento sull’edilizia scolastica”.
“Pensiamo solo alla provincia di Messina dove molti edifici richiedono interventi urgenti di messa in sicurezza e adeguamento. In compenso si vieta, con la legge 104/2026 sul consenso informato, l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e primarie e la limita nelle secondarie. “Una regressione culturale senza precedenti – denuncia la segretaria Donato – oltre che una pesante ingerenza
nell’autonomia scolastica».
“Nello stesso solco ideologico si colloca
la proposta del ministro di imporre lo studio dell’italiano ai genitori degli studenti stranieri che non vanno bene a scuola. Una misura che non favorisce l’inclusione – afferma Donato – anzi, la boicotta in nome
di una integrazione che esclude gli alunni stranieri se non si uniformano alla nostra lingua e alle nostre tradizioni”. Di fronte a
questo quadro, la segretaria della Flc-Cgil Messina ribadisce la necessità di una scuola che includa, che accolga, che lavori sulla
complessità con professionalità e dedizione.
“La scuola non si governa con decreti punitivi – conclude Donato – ma con investimenti, stabilità, formazione e ascolto. Continueremo a rivendicare organici adeguati, politiche di inclusione, strumenti educativi contro la dispersione, mediatori culturali e una scuola libera da propaganda ideologica”.





