Quei partiti con una visione di società arretrata culturalmente su democrazia e diritti, xenofoba, euroscettica e con punte di nostalgia verso i nazionalismi del Novecento, avanzano inesorabilmente. E non si può tirare un sospiro di sollievo, di fronte al fatto che queste forze politiche non siano ancora maggioranza al parlamento europeo e nei parlamenti nazionali. Lo è invece ed già consolidata, la maggioranza degli astensionisti, che a Messina sono quanto un’altra città. Le cause da indagare possono essere molteplici, a partire dalla percezione diffusa di una enorme distanza dalle istituzioni in cui si prendono le decisioni, in particolare quelle europee. C’è poi la perdurante crisi dei grandi ideali e la sfiducia nelle grandi organizzazioni collettive, che ha portato a considerare il voto come uno strumento inefficace per il cambiamento auspicato per la società e il luogo in cui si vive. Difficile però decriptare il messaggio che avrebbe voluto trasmettere una maggioranza che non ha votato. Nel frattempo, le strategie e le azioni future delle forze politiche, continueranno a basarsi sul comportamento elettorale di quella minoranza che si è espressa.

Ho letto qualche dato delle sezioni elettorali del Comune di Messina, partendo dalle aree periferiche della prima e della seconda circoscrizione (la zona sud, per intenderci). La Lega Salvini Premier è risultata primo partito nella sezione 20 di Mili Moleti e nella sezione 232 di San Filippo Superiore e seconda, dopo la lista di Cateno De Luca, nelle sezioni 12 di Santa Margherita, 14 di Santo Stefano Medio, 18 di Galati S.Anna, 21 di Mili S.Marco e 23 di Tipoldo. A giudicare dalle preferenze per il generale Vannacci, non si tratta solo dell’effetto trascinamento dei candidati locali della Lega, ma anche del segnale di un certo apprezzamento per il volto più rappresentativo dell’estrema destra italiana.

Per il resto è un trionfo della lista Libertà di Cateno De Luca: la creatura dell’ex sindaco di Messina è prima in 233 sezioni su 253, a conferma che la sua roccaforte continua ad essere l’area ionica, a sud della città di Messina. Questo risultato è un giudizio positivo nei confronti dell’amministrazione Basile, la cui eco non va oltre la provincia, infatti Libertà in generale arranca. Viene da pensare però che se non ci fosse stata la lista di Cateno de Luca, avremmo assistito a un’avanzata delle destre anche in questo territorio. E il problema è che non è stata una forza europeista e progressista a contenerla.

Continuano ad essere poco attrattivi nei villaggi i partiti di sinistra, come il Partito Democratico e Alleanza Verdi Sinistra che si piazzano dopo i partiti del centro destra, in quasi tutte le sezioni della zona sud (con qualche eccezione nelle sezioni di Contesse, Tremestieri e Zafferia per il PD).

Il Pd, ma anche AVS, recupera nelle sezioni del centro citta e in quelle residenziali della zona nord, ottenendo in generale un risultato che fa ben sperare, anche in funzione della battaglia No Ponte. Riuscirà il PD a valorizzarlo questo risultato e a investire di più sul radicamento territoriale già nel prossimo congresso provinciale? Vedremo.

Ma sono pur sempre elezioni europee, in cui si sono presentate liste, movimenti e partiti con programmi e visioni diverse su integrazione politica ed economica. E a Messina non sembra essere prevalsa una visione apertamente europeista. Su 68915 voti di lista, 35289 voti sono andati ai partiti con i programmi più euroscettici e populisti: Libertà (20051), Fratelli d’Italia (9867) e Lega Salvini Premier (5371).

Sommando invece i voti dei singoli partiti all’interno di ipotetiche coalizioni, quella di centro destra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia) risulterebbe di poco la più votata, a seguire quella di centro di sinistra (Pd, M5stelle, AVS, M5stelle, Stati Uniti D’Europa e Azione) e il movimento di Cateno De Luca, che né a Messina né in Sicilia può considerarsi autosufficiente. È probabile che al Leader di sud Chiama Nord, per rieleggere il Sindaco di Messina, ma soprattutto per aspirare al “Sindaco di Sicilia”, servirà costruire alleanze con i blocchi tradizionali. Chi l’ha detto che le elezioni europee non influenzino anche equilibri e scenari politici locali? Alle e ai dirigenti dei partiti toccherà fare buon uso di questo risultato.

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