Voi mi direte che c’è poco da fare, è una legge di natura che la madre degli idioti sia sempre incinta.

E va bene, dico io, ma che è macari liggi di natura che ’sta disgraziata debba sempre partorire qui da noi in Italia? Ogni tanticchia non potrebbe andare a sgravare da qualche altra parte del pianeta?

Prendiamo due notizie dalla recente cronaca nazionale e locale, tra le tante – deprimenti – che i media ci forniscono quotidianamente.

Il primo riguarda un giovane rampollo della Messina bene. Un imprenditore (sic) che ha la bella idea di realizzare serre fotovoltaiche per coltivare frutti di bosco da vendere, guarda un po’, soprattutto al Nord. Questo campione di un capitalismo desolante e straccione, come solo da noi ancora sopravvive, decide però di andare per le spicce. Si tratta di un giovane bocconiano che per sua stessa ammissione di agricoltura non ne capisce una mazza, ma si ritrova con sessanta ettari di terreno che sembrano proprio in attesa di un manipolo di schiavi che li facciano fruttare. Quindi via di corsa con una start up che riceve riconoscimenti nientemeno che da Coldiretti, e pertanto cos’altro può trattenere ormai il pischello dall’assumere il cipiglio del capitalista consumato, modello Briatore per intenderci?

Ne hanno imparato qualcosa i suoi operai, un centinaio di braccianti agricoli – extracomunitari of course altrimenti che gusto ci sarebbe stato? – che lui retribuisce a quattroecinquanta l’ora, e se a qualcuno la cosa non va subito fuori a calci nel sedere, così gli altri che rimangono a rompersi la schiena capiscono chi è che comanda.

Il bello è che costui non si limita a fare il padrone delle Ferriere, ma attorno alla sua prassi da schiavista ci costruisce pure un’ideologia. “Siete solo dei poveracci africani”, ama dire ai suoi subalterni. E spiega che con costoro i metodi morbidi non giovano, occorre un “metodo del terrore”.

“Con loro devi lavorare in maniera tribale”, afferma in un’intercettazione, spiegando che deve fare “il maschio dominante” per tenere a freno quei selvaggi, peraltro reclutati attingendo al calderone dei disperati su cui la peggiore feccia politica dei nostri giorni costruisce le sue fortune.

Non ci bastavano gli orrori del caporalato tradizionale, adesso sono i padroni in prima persona a fornire i quadri ideologici del proprio dominio. Forse un merito ce l’ha, questo tristo capitalista de noantri. Quello di disvelare il volto più profondo, più vero di un ceto imprenditoriale che negli ultimi decenni ha contribuito al successo di alcuni tra i maggiori magliari della storia repubblicana.

Registrando (con appena un pizzico di rabbia, di dolore) l’ingresso della tribalità nel capitalismo italiano, abbandoniamo questo poco idillico contesto da capanna dello Zio Tom per affacciarci ad altro scenario. Non prima di aver rilevato però come anche in città, qui da noi, si siano levate da parte di qualcuno voci scomposte volte a creare odio e diffidenza verso i migranti, brutti sporchi cattivi, e anche monatti.

Spostiamoci dunque sul mega raduno romano dei no-covid, dei negazionisti, di coloro che nelle ultime settimane hanno riempito tutti i media con affermazioni che ci fanno guardare con nostalgia al glorioso Medioevo.

Diceva Mao Zedong che, essendo grande la confusione sotto il cielo, dunque la situazione fosse da ritenere eccellente. Credo che se oggi – redivivo – dovesse ripetere la stessa frase egli sarebbe costretto a concludere che la situazione è pessima. Direi puranche, con un francesismo, di merda.

La confusione, il caos che ci circonda e in cui ci troviamo a vivere, a livello tanto socio-politico quanto mediatico, è infatti tale che le sue contraddizioni non sortiscono esiti rivoluzionari bensì un continuo fatuo chiacchiericcio nel quale danno maggiore prova di sé persone che in altri tempi, in altri contesti, avrebbero per pudore tenute accuratamente celate le proprie pulsioni.

Tra la massa di scappati di casa che hanno animato l’ultimo folkloristico show dei no-Cov a Roma, mi ha colpito una signora che negando l’esistenza del virus, alle domande del giornalista sul perché nel nostro Paese si siano registrati oltre trentacinquemila morti, rispondeva con fede cieca che per quei poveracci “hanno sbagliato le cure”.

Certamente, mi viene da replicarle a distanza, hanno sbagliato le cure. E le hanno sbagliate anche in America, con quei campioni di sanità di Trump e Bolsonaro (quasi 500.000 morti), nel Sud Est asiatico (quasi 90.000 morti), in Europa (quasi 230.000 morti), e nel resto dei continenti (complessivamente, circa 100.000 morti). In sintesi, un enorme errore sanitario collettivo di quasi novecentomila morti (novecentomila!) perpetrato in tutti gli angoli di mondo toccati dalla globalizzazione.

Esistono persone che non credono allo sbarco sulla luna. Ci sono poi quelli che ritengono la terra essere piatta (e infatti chi va, poniamo, verso le Americhe a un certo punto si trova sull’orlo di un enorme burrone ed è costretto a fare marcia indietro). Ci sono pure i no vax, e anche quelli che considerano Auschwitz un ameno centro termale per agiati sionisti.

Ci sono infine quelli come Pappalardo, Sgarbi, Salvini, Briatore (il povero Briatore su cui i populisti esercitano la loro carità pelosa) e una pletora di loro simili, come la succitata madama, per i quali il Covid è una montatura. A costoro non basta crederlo e tenerlo per sé, devono fare proselitismo sennò non c’è sugo. E quindi si radunano. Una masnada di nani e ballerine che se la prende con Conte, con Mattarella, perfino con Papa Francesco che ardisce parlare di amore, tolleranza, accoglienza, misericordia in questi tempi che più bui di così è davvero difficile immaginarne.

Alla manifestazione romana dei negazionisti non potevano mancare i neofascisti di ogni gamma cromatica, i mmuccalapuna di ogni genere e provenienza che seguono le trasmissioni di Retequattro e sono perciò addottrinati a sufficienza, gli apocalittici che fanno sempre chic. Tra questi ultimi mi piace qui menzionare un tale David Fabbri, uno che ama predicare come un mantra “Vi vaccineranno tutti, vi toglieranno il contante e vi metteranno il marchio della Bestia. Sta scritto nell’Apocalisse!”.

Questo fringuello ha affermato in passato di essere pronipote di Benito Mussolini, oltre che diacono, esorcista e Cavaliere della milizia dell’Arcangelo Michele. La sua carta vincente è però l’aver partecipato all’ottava edizione dell’Isola dei Famosi, ma il suo curriculum non si esaurisce in questa performance. È stato infatti condannato a sei mesi di reclusione, pena sospesa, per apologia del fascismo, avendo tappezzato il centro storico di Rimini di volantini con l’immagine del duce e la scritta “Per un mondo più pulito torna in vita zio Benito”. Alla prima comparsata romana di Salvini di due anni fa ha pensato bene di andarci vestito da prete.

Che dire di tutto ciò? Che se il povero Franco Basaglia tornasse in vita forse inizierebbe a riflettere su come meglio tarare le sue sacrosante proposte di chiusura dei manicomi, apportandovi qualche postilla, qualche distinguo…

Ritorno ai cahiers de doléances iniziali. Perché la madre degli idioti sempre incinta ama partorire dalle nostre parti?

E mi do finalmente una risposta. Perché qui da noi c’è sempre qualcuno, oggi Salvini domani chissà, che continua con pervicacia a ingravidarla.

E di un povero inerme ragazzo, accorso in aiuto di un amico e massacrato da quattro animali, e di qualcuno dei parenti di costoro che minimizza dicendo che si trattava solo di un immigrato, vogliamo parlarne?

Meglio di no adesso, fratelli. Troppe turpitudini tutte di seguito fanno veramente male.

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