MESSINA. A fine agosto, il numero di contagi e di ricoveri era tale per cui la Sicilia sarebbe dovuta entrate in “zona gialla”, e invece per due settimane dopo lo sforamento dei valori, è rimasta in zona bianca. Oggi accade il contrario: nonostante i valori in miglioramento, e compatibili col ritorno in zona bianca, resta gialla.

 

Quando c’è la Sicilia di mezzo, i calcoli sono sempre fatti un po’ così: non è stata la prima volta, quest’estate. Già in primavera, mentre nel resto d’Italia impazzavano contagi e ricoveri da covid e zone rosse, l’isola se la passava bene (anche perché era stata rossa con un mese di anticipo sulle altre regioni), eppure, per motivi mai chiariti, era stata relegata in zona arancione a marzo, nonostante valori ampiamente da zona gialla, ed era rimasta inspiegabilmente arancione (con un numero di contagi e ricoveri pari praticamente a zero) anche a metà maggio, risultando addirittura tra le ultime tre regioni in cui le misure erano rimaste in vigore.

Oggi la storia si ripete. La Sicilia dovrebbe essere bianca, ma rimarrà per un’altra settimana in zona gialla. Perché questi conteggi sballati? C’entra il metodo di valutazione, cambiato dal decreto legge 105 del 23 luglio 2021, e di certo non in meglio: non è tempestivo nell’istituire misure restrittive e lo è ancora meno nel toglierle. In soldoni, per cambiare colore bisogna superare contemporaneamente le tre soglie: incidenza (oltre 50 casi ogni centomila abitanti ), ricoveri in “area medica” e ricoveri in terapia intensiva (rispettivamente il 15% ed il 10% del totale). Per tornare a una zona con meno restrizioni, il decreto prescrive una permanenza per 14 giorni “in uno scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive”.

 

Il problema sono i 14 giorni. Per i conteggi ci si affida a due flussi di dati: quello della Protezione civile e del ministero della Salute, e quello dell’Istituto superiore di sanità (settimanale). In origine, si guardava l’incidenza del flusso dell’ISS, più precisa ma in ritardo. Grossomodo dal decreto in poi, si guarda invece quella del flusso di Protezione civile e Ministero. Ma non è legge, che non dà indicazioni specifiche, ma “prassi”. Per l’incidenza, da quando si guarda il flusso PC/MinSalute, si usa quella dei 7 giorni precedenti calcolata al giovedì, perché la “cabina di regia” si riunisce al venerdì. Per le occupazioni ospedaliere invece si usava (passato) quella del martedì. Perché? Non si sa. Forse perché il report viene redatto il mercoledì, le regioni lo verificano il giovedì, e poi viene pubblicato il venerdì. Quindi due metodi di rilevazione diversi.

Questa discrepanza permetteva di conoscere già il martedì sera il colore che una regione avrebbe avuto il lunedì successivo. Da qualche settimana (verbale numero 71 della “cabina di regia”, si guardano le occupazioni del giovedì, che “non richiedono successive istruttorie finalizzate alla loro validazione”. Adesso il monitoraggio dei colori può a tutti gli effetti diventare un monitoraggio giornaliero e non più settimanale: cosa che prima non era possibile, perché si usava anche l’analisi del rischio, l’indice Rt e giorni non sincronizzati. In definitiva, dal momento che è possibile conoscere il colore di una regione giorno per giorno, “quattordici giorni” non vuol dire più 2 monitoraggi settimanali, ma letteralmente 14 giorni, e  sebbene sia possibile renderlo giornaliero, il monitoraggio rimane settimanale, questo vale apparentemente solo per istituire misure restrittive, ma non per toglierle. Motivo per cui la Sicilia rimarrà in zona gialla anche per questa settimana. Una questione di lana caprina, dato che tra le attuali zone bianca e gialla non cambia praticamente nulla.

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