MESSINA. I positivi alla covid-19 sono sei volte in più di quelli trovati grazie ai tamponi. Il coronavirus non solo non è scomparso, ma è pure subdolo e si nasconde benissimo: sono 1 milione 482 mila le persone risultate positive, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi contro il SARS-CoV-2: si tratta del 2,5% della popolazione. Le persone che sono entrate in contatto con il virus sono dunque 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia grazie al tampone. Lo spiega lo studio di Istat e Ministerto della Salute, portato avanti per un mese e mezzo, con test sierologici somministrati a circa 65mila persone.

Messina è stata tra le città di sperimentazione del test sierologico: quindi, anche se i risultati non sono stati scorporati per provincia o per città (ma solo per regione), il conteggio dei positivi “nascosti” riguarda anche la città e la provincia dello Stretto.

E’ la (poco) sorprendente conclusione a cui sono giunti i risultati dell’indagine di sieroprevalenza portata avanti da fine maggio a metà luglio che è servita, tra l’altro, a stimare la frazione di infezioni asintomatiche o subcliniche. E quello che è emerso è che i positivi sono sei volte in più di quelli trovati grazie alla somministrazione di tamponi (test che veniva fatto solo a chi presentava sintomi, o fosse entrato in contatto con infetti o sospetti tali).

La notizia confortante è che la Sicilia è la regione che ha fatto registrare i valori più bassi di sieroprevalenza, con un considerevole 0,3% insieme alla Sardegna: molto lontano dalla media italiana del 2.2%, e sidralmente lontana dalla Lombardia, territorio letteralmente martoriato dal coronavirus, in cui a risultare positivi sono stati il 7,5% dei sottoposti all’esame.

 

Quella negativa è che questo risultato positivo comporta il fatto che siamo ancora molto lontani dall’immunità di gregge, e che in periodo di vacanze e spostamenti verso il sud, e di rientri nei luoghi di origine, anch’essi al sud, ci sono parecchie probabilitá che il virus venga “trasportato” dagli asintomatici – definitivi o temporanei – in tutte quelle regioni che finora sono state risparmiate, venendo a contatto con una popolazione non immune, che quindi potrebbe facilmente venire infettata. E siccome nel 41,7% dei casi, il contagio é avvenuto all’interno del nucleo familiare, sono proprio i ricongiungimenti familiari ad essere i più “pericolosi”

 

La testimonianza che il coronavirus si annidi, si nasconda, ma sia ben presente è dato dal fatto che il 27,3% delle persone che ha sviluppato anticorpi, entrando quindi in contatto col virus, non ha manifestato alcun sintomo.

 

Un dato molto significativo, per un virus il cui contagio che presenta una larga sintomatologia, l’assenza della quale potrebbe far allentare le difese e pensare di essere al sicuro: non è così. In parole brutali: si può essere infetti, o si può essere venuti a contatto con una persona infetta, anche se non si manifestano sintomi come dolori ossei/muscolari, senso di stanchezza, mal di testa, congiuntivite, diarrea, difficoltà a respirare, dolori addominali, perdita/alterazione del gusto o dell’olfatto, mal di gola, febbre, tosse, sindrome di tipo influenzale, nausea e vomito. confusione mentale.

 

 

 

 

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