FOGGIA. Il Messina torna allo “Zaccheria” a distanza di un paio di settimane dal match di Coppa Italia perso contro il Foggia di Zeman. Tante certezze in meno per i giallorossi, reduci dalla doppia sconfitta contro Picerno e Bari e alla ricerca di un nuovo equilibrio mentale e calcistico.

Nel corso della settimana Sasà Sullo ha cercato di predicare calma per la sua squadra, apparsa in difficoltà nelle ultime due uscite stagionali e con qualche disattenzione difensiva di troppo. Avvio di torneo a scoppio ritardato invece per i rossoneri, reduci da cinque punti nelle ultime tre uscite, dopo l’ultima convincente vittoria di Andria.

PRIMO TEMPO

Il Foggia parte forte, schiacciando subito Carillo e compagni nella propria metà campo, ma alla prima occasione utile il Messina passa. Baldé riceve palla al limite dell’area da Fantoni, la smista per il decentrato Vukusic, pronto a trafiggere Volpe con un rasoterra (13′). Spinti dal pubblico delle grandi occasioni, sono i padroni di casa a fare la partita e giostrano bene in mezzo al campo grazie ai piedi educati di Petermann e Curcio. Fofana e Damian rispondono però presente, con la mossa studiata da Sullo di bloccare Sarzi Puttini a sinistra e di posizionare Fazzi sull’out destro per arginare le folate offensive zemaniane. Ed è proprio il player rossonero a scaldare i guanti dalla distanza per la prima, vera risposta pugliese: Lewandowski c’è. Trascorrono due minuti e con il Messina in controllo del match, arriva la doccia fredda: i padroni di casa sfondano a sinistra, Carillo respinge di testa, la sfera arriva sul destro di Martino che calcia di potenza da fuori area con l’estremo peloritano che si fa sorprendere sulla sua sinistra (37′). Per l’esterno pugliese è il primo gol tra i professionisti. È l’ultima occasione della prima frazione di gioco, con il Messina ancora una volta recuperato dopo essere andato in vantaggio.

SECONDO TEMPO

La ripresa comincia ancora con il Foggia in avanti, ma Fofana è padrone in mezzo al campo e stoppa le offensive centrali grazie all’aiuto del neo entrato Marginean. Il match resta però bloccato e le occasioni latitano da entrambe le parti. I rossoneri impostano il gioco, ma è il Messina che in contropiede non fa dormire sonni tranquilli a Sciacca e compagni. La stanchezza comincia a farsi sentire da entrambe le parti e a metà ripresa le panchine sono costrette a ricorrere ad una serie di cambi obbligati. Tra questi, Konatè da un lato e la coppia Vigolo e Merkaj dall’altro. Ancora una volta col Messina in controllo, proprio il centrocampista messinese perde palla ingenuamente sulla propria trequarti, Vigolo si incunea in area e la mette al centro per Merkaj che tutto solo sul secondo palo non sbaglia (85′). Il Foggia avanti su un colossale errore ospite. Ma mancano idee e geometrie per il Messina, che con l’uscita di Vukusic, Baldé, Sarzi Puttini e Damian, e con un Fofana a mezzo servizio per qualche colpo di troppo ricevuto in mezzo al campo, smarrisce sicurezze e lucidità. Gli ultimi minuti di arrembaggio poco possono a fronte di una rimonta evitabile contro un Foggia parso assolutamente alla portata dei peloritani. E in pieno recupero, con gli ospiti tutti in avanti, Rocca si prende gioco di un pessimo Goncalves e di un distratto Carillo per superare in pallonetto Lewandowski per il 3 a 1 finale.

Si tratta di una malattia cronica, quella che riguarda le rimonte del Messina. Una malattia nei confronti della quale il medico Sullo sembra non trovare, dopo sette giornate, la terapia giusta da sottoporre alla propria squadra. Per i giallorossi si ripetono gli stessi errori: un mix di distrazioni e ingenuità da parte di calciatori fin qui rivelatisi non adatti alla categoria e non agevolati dalla partenza in grave ritardo e da una serie di infortuni fisiologica per chi non svolge una corretta preparazione fisica. A Foggia arriva la terza sconfitta di fila contro una squadra che lotterà a fine campionato per accedere ai play off ma che oggi ha dimostrato di essere in giornata no. Il Messina, per la prima volta da inizio torneo, piomba invece in zona play out, ma è la peggiore difesa (14 reti subite) a destare preoccupazione e indurre lecite riflessioni sull’operato di mister Sasà Sullo.

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