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“Il Padrino”, di Francis Ford Coppola (1972)

 

L’Etna? La Valle dei Templi? Taormina? Non proprio. Le immagini della Sicilia più trasmesse nel mondo ritraggono il borgo di Savoca, location in provincia di Messina che ha ospitato alcune delle scene più famose della trilogia del Padrino, uno dei capisaldi della settima arte.

La saga cinematografica non ha di certo bisogno di presentazioni. Ambientata prevalentemente a New York, racconta in un arco temporale di 96 anni, dal 1901 al 1997, l’epopea di una famiglia mafiosa di origini sicule. E proprio la Sicilia è una delle protagoniste indiscusse del capolavoro di Francis Ford Coppola, dapprima a livello culturale e folcloristico, con i riti e i costumi isolani ricreati al di là dell’oceano, e successivamente con le riprese in loco, che mostrano una terra agli antipodi rispetto alla New York degli anni ’50.

Il viaggio siciliano di Michael, costretto a fuggire e nascondersi per aver ucciso il sicario del padre, inizia da Corleone, che però è ormai troppo moderna e urbanizzata rispetto a quella descritta nel film. Ragion per cui Coppola decide di girare le riprese in provincia di Messina: a Motta Camastra, alla stazione di Taormina, a Forza d’Agrò, e soprattutto a Savoca, impressa per sempre nell’immaginario collettivo grazie alle storia d’amore fra Michael e Apollonia. Fra i luoghi immortalati dal cineasta, il casale di Piazza Fossia, la chiesa di San Nicolò, dove si celebra il matrimonio, e soprattutto il leggendario Bar Vitelli.

 

 

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