Se la morte ti ha tolto qualcosa tu restituiscilo. il libro di Carl

(Naja Marie Aidt; Utopia, 2021)

 

 

Naja Marie Aidt (1963) è una scrittrice danese contemporanea.

Questo libro è l’istantanea di un dolore immenso, improvviso e incolmabile: la perdita di un figlio.

Una telefonata in piena notte poi l’abisso. La prima reazione della scrittrice è il silenzio: il libro comincia con una scrittura lacunosa, frammentaria e confusa che cerca il conforto di fonti letterarie attraverso esperienze simili: Mallarmè, Whitman, Cicerone, Robaud, Nick Cave. Il dolore prende forma nella composizione visiva del vuoto, delle pagine bianche, della scrittura disordinata, delle cancellature. Attraverso questo libro L’ autrice inizia un processo maieutico: un travaglio interiore per trasfigurare la vita che aveva creato in morte. L’intento non è quello di superare il lutto, eluderlo o eliminarlo ma di inglobarlo e convivere con l’inaccettabile. Ricordi, appunti ritrovati, riflessioni, fotografie e stati d’ animo: ogni reazione viene descritta e annotata. Man mano che il romanzo procede verso l’epilogo la scrittura si fa più lineare: si compone il puzzle dell’accaduto ed emerge il ritratto di un ragazzo, Carl, e del suo destino. La morte fa parte della vita e bisognerebbe imparare a conviverci.

Da leggere perché non tutti i dolori vanno superati. Alcuni è giusto che ci accompagnino per sempre.

 


 

Fronti e frontiere

(Joyce Lussu; Abbot, 2021)

Una storia d’amore e un conflitto mondiale; odissea in un continente devastato che vede la protagonista Joyce e – a tratti – il marito Emilio Lussu in una continua fuga, cambi d’identità e incontri miracolosi. Ogni capitolo del libro ha per titolo il nome di un personaggio femminile: un tributo alle donne che hanno incrociato il cammino di Joyce e l’hanno accolta, aiutata – e salvata. Fuori dei confini italiani si organizzano le attività dell’antifascismo: passaporti falsi, nascondigli, contrattazioni con la polizia di diversi paesi; la coppia prepara il terreno per la rivoluzione, ma il futuro è incertissimo. Un racconto in presa diretta, luce sul groviglio di umanità che ha lottato dalle retrovie, un necessario esercizio della memoria da parte di una donna che ha combattuto la guerra degli uomini. Prefazione di Jennifer Guerra.

Da leggere per ricordare la nostra storia da un altro punto di vista.

 


 

Amapolas. Racconti dal mondo ispanico

(Autori vari; Polidoro, 2018)

Dal sito dell’editore: Amapolas narra dell’amore e odio di Rimbaud e Verlaine, di un moderno Dorian Gray e di suo marito che lo aspetta a casa, di passioni che sembrano un ossimoro nella propria essenza, come quella tra un ebreo e un sergente tedesco. Ma ancora, nelle pagine dell’antologia è possibile immedesimarsi in Claudio, Jaime, Jim e Santiago, o in Paula, Regina, Clara, Vanesa o nei “Belli Addormentati” che restano in attesa che qualcosa o qualcuno possa risvegliarli. La mappa dei venti racconti non ci porta solo dalla Spagna al Cile, al Messico, all’Argentina, alla Colombia, passando per gli Stati Uniti, ma ci conduce da luoghi remoti e dimenticati fino alle dicotomiche realtà metropolitane, ricche di occasioni ma spesso ancor più problematiche. Nell’antologia, il lettore si perde in viaggi onirici che esplorano amori angelici, in luoghi che trascendono il corpo e la realtà, ma allo stesso tempo si trova a fare i conti con la dimensione burocratica dell’amore: quella delle unioni civili e dei diritti dei cittadini. Quelli di Amapolas sono amori veri, intensi, passionali, talvolta addirittura violenti, e che di certo esplorano tutte le sfaccettature e le implicazioni del sentimento che muove il mondo, libero dalle gabbie identitarie e dai confini di genere.

Consigliato a chi cerca il vero amore e a chi ha smesso di cercarlo: in entrambi i casi arriverà.

 


 

Il viaggio premio

(Julio Cortàzar; Sur, 2021)

Un ristretto gruppo di cittadini di Buenos Aires ha avuto la fortuna di acquistare il biglietto vincente di una nuova fantomatica lotteria nazionale. Il premio? Una crociera di tre mesi completamente spesata e con destinazione sconosciuta. Occorre solo presentarsi al caffè London nella data prestabilita e attendere ulteriori direttive. Questa misteriosa convocazione è solo la prima di una lunga serie di inspiegabili eventi che i vincitori si troveranno ad affrontare e – fra guasti ai motori, un’epidemia di tifo a bordo, l’equipaggio che parla a stento la loro lingua e l’intero settore di poppa che gli viene precluso – ognuno di loro dovrà fare i conti con ciò che ha lasciato sulla terraferma e i nuovi fragili equilibri sulla nave. Alternando narrazione e riflessione, dialoghi di stampo teatrale e infiniti riferimenti letterari, Julio Cortázar racconta una caleidoscopica storia a più livelli, che è insieme allegoria della condizione umana e del vivere sociale, oltre che dell’arte di narrare. Uscito per la prima volta nel 1960, Il viaggio premio è il primo romanzo pubblicato da Cortázar: in queste pagine gli appassionati dell’autore argentino ritroveranno attrazioni al profumo di sigaretta, Parigi, giochi di specchi, ironia, politica e l’idea postmoderna di antiromanzo che raggiungerà il suo massimo compimento in Rayuela.

Consigliato a chi con ironia sogna di diventare turista per sempre

 


Siamo noi a far ricca la terra

(Marco Rovelli; Minimum fax, 2021)

Dal sito dell’editore: Nato a Bologna nel 1950, morto nel 2018 a sessantotto anni, poco dopo l’uscita del suo ultimo, bellissimo disco, Il grande freddo, premiato con la Targa Tenco come miglior album dell’anno, Claudio Lolli è una delle personalità più complesse e poliedriche della scena musicale e culturale italiana degli ultimi cinquant’anni. Poeta, compositore, narratore, professore di lettere; faro – suo malgrado – della scena bolognese intorno al ’77, ha saputo coniugare cantautorato e sperimentazione musicale, poesia pura e ricerca di forme inedite. Marco Rovelli, forte di una lunga amicizia con Lolli e di uno spiccato talento letterario, ha deciso di raccontare l’amico e l’artista dando voce alle mille vite che ha incrociato e sulle quali ha lasciato un segno profondo, ma anche alle sue canzoni, a una serie di fotografie, chissà se vere o immaginarie, alle sue chitarre. Un coro di voci umane e di oggetti parlanti dalla quale emerge il ritratto di un uomo dolce e schivo, feroce e pacato, alieno ai facili conformismi come dai ribellismi d’accatto, e il ritratto di un’intera generazione, dei suoi sogni e delle sue sconfitte. Una generazione che nessuno meglio di Lolli – da «Borghesia» a «Ho visto anche degli zingari felici», da «Notte americana» a «Nessun uomo è un uomo qualunque» – ha saputo raccontare, con affetto e senza inutili celebrazioni.

Da regalare agli appassionati di musica: Aspettando Godot è stato un pilastro della cultura musicale italiana.


 

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