MESSINA. Il colpo di fulmine è scoppiato qualche anno fa, a bordo del traghetto. È lì che Pierre Hanau, cineasta francese innamorato della Sicilia, è stato trafitto dalla bellezza dello Stretto di Messina: un luogo unico al mondo che ha deciso di immortalare in un documentario, raccontando le mille sfaccettature di “un grande dipinto in movimento” che non cessa mai di mutare.

 

 

Il primo approccio avviene tramite mail. «Ultimamente ho letto molte delle vostre pubblicazioni su Lettera Emme. Queste letture mi hanno permesso di spostarmi sui luoghi, se è possibile dirlo questo modo. Sono così tante le domande che mi sono venute in mente che vorrei chiedervi se fosse possibile incontravi sul posto», ci scrive. Qualche giorno dopo ci vediamo per una birra: un incontro interlocutorio che si trasforma presto in una lunga chiacchierata a 360° sulla storia di Messina, sul terremoto del 1908 e sulle innumerevoli peculiarità del territorio. Si parla di Maria Costa, di Horcynus Orca e di Nadia Terranova (molto amata da Pierre), ma anche di Dinnammare, del lungomare del Ringo e del cimitero di Pace, con brevi excursus sulla fauna marina, sulla mitologia e sui fenomeni atmosferici che caratterizzano lo stretto lembo di mare fra la Sicilia e la Calabria.

 

 

«Non sono interessato solo alla bellezza pittorica, quanto piuttosto al paesaggio come “intrigo”, di come si trasforma in base all’ora del giorno e delle stagioni, oppure dal punto di vista di chi osserva. Il motore narrativo del mio film sarà l’acqua», racconta. E nei suoi occhi trapela tutta la curiosità e l’attrazione per un luogo che sta iniziando a studiare e comprendere nel corso della sua prima fase di “ricognizione” in città (tornerà poi in autunno, per osservare il mare da una prospettiva nuova).

 

 

Il suo obiettivo, prosegue, è narrare lo Stretto innanzitutto come un punto di incontro: fra la terra e le acque, fra il cielo e il mare e soprattutto fra culture e popoli diversi. «Per me lo Stretto è un modello di pensiero», ribadisce, spiegando come il suo primo intento fosse quello di raccontare l’esperienza del viaggio in traghetto. Un’idea che poi si è trasformata, si è espansa. E che adesso sta pian piano prendendo forma, con la consapevolezza di essere al cospetto di “un sistema molto complesso”, che Pierre sta osservando da ogni punto di vista: dalle mappe (è un appassionato di cartografia) ai trasporti, dalla letteratura alla cultura popolare.

 

 

Leggi anche:

 

Effetti speciali, miraggi e prodigi pittorici: l’eterno “film” proiettato sullo Stretto

 

guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments