L’altra faccia di Palazzo Zanca: viaggio nei meandri sconosciuti della sede del Comune

Il cortile con un fabbricato in mezzo, gli scantinati sinistri e abbandonati, i corridoi coi faldoni a vista, gli archivi organizzati in maniera teutonica: ecco il municipio come non l'avete mai visto. Nel bene e nel male

 

MESSINA.Wonderful, awesome“. Il turista, straniero e di abbondante mezz’età, è abbigliato come ogni turista straniero e di abbondante mezz’età che si rispetti: vestito di bianco, bermuda, occhiali da vista con coprilenti da sole, macchina fotografica. Scatta foto su foto a Palazzo Zanca, che quando al turista che scende dalla nave appare dalle quinte naturali dei palazzi del catasto e dell’Inail, è di una bellezza che non può lasciare indifferenti. “Wonderful, awesome“, ripete alla moglie. Che annuisce. Succede quasi sempre così, quando si visita il Comune di Messina.

Perché Antonio Zanca, l’architetto palermitano che tra il 1914 ed il 1924 progettò e diresse i lavori che portarono alla costruzione del palazzo in stile neoclassico, a dotare Messina di un municipio all’altezza ci ha dato dentro, mettendoci tutto l’estro che possedeva, tutto il gusto di un’epoca architettonicamente felice e togliendosi anche qualche soddisfazione: tipo quella di raffigurare, sulla facciata del palazzo che prese il suo nome, i buddaci, pesci coi quali il messinese evidentemente fin da allora era identificato.

E non solo all’esterno. Anche dentro, nonostante le esigenze amministrative, e le brutture con le quali la burocrazia ha sfregiato gli splendidi marmi di pavimenti, scale e colonne, costretti a convivere con centraline, fili, condizionatori, indicatori e pannelli vari, Palazzo Zanca è da vedere. Magari non addentrandosi troppo. 

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Splendido articolo. Complimenti!