MESSINA. Palazzo Zanca torna a popolarsi di tute arancioni: i dipendenti di Messinambiente si sono piazzati davanti al municipio, senza alcuna intenzione di muoversi finchè non riceveranno risposte certe sul loro futuro occupazionale.

Messinambiente è soggetta a procedura fallimentare, i cui esiti si discuteranno in udienza martedi 21 febbraio. Per quella data, la partecipata (e quindi il comune di Messina, socio praticamente al 100%) dovrà trovare i trenta milioni che l’Agenzia delle entrate ha chiesto e richiesto per anni, fino a far diventare esecutivo il pignoramento che ha portato alla richiesta di fallimento.

La strategia elaborata dall’ex assessore Luca Eller ipotizzava un concordato, in cui il comune di Messina metteva sul piatto venticinque milioni di euro: dieci subito, il resto in tre anni. Il fallimento di Messinambiente avrebbe consefguenza catastrofiche per tutto il comparto ambientale messinese: sarebbe infatti impossibile costituire una nuova società.

“Non vorremmo che le dimissioni dell’assessore, e l’allontanamento da parte del sindaco Renato Accorinti (che con decreto ha sollevato immediatamente Eller da tutti gli incarichi senza lasciargli i dieci giorni che l’ex assessore aveva chiesto, ndr) possano nuocere sia all’esito dell’udienza fallimentare di Messinambiente sia soprattutto alla costituzione della nuova società che ne prenderà il posto, MessinaServizi Bene Comune”, ha spiegato il segretario provinciale della Fit Cisl Letterio D’Amico.

Sulla costituzione di MessinaServizi Bene Comune dovrà esprimersi il consiglio comunale. La discussione in aula è calendarizzata per l’inizio della prossima settimana, prima della mozione di sfiducia all’amministrazione Accorinti.

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