Messina, quanto costa un’elezione

163 dipendenti, 3763 ore di straordinario, 170mila euro di impegno di spesa. Il costo delle regionali di novembre scorso per Palazzo zanca

 

MESSINA. Quanto costa un’elezione a Palazzo Zanca? Parecchio. Centosettantamila euro, spicciolo più spicciolo meno. E’ l’impegno di spesa totale che è servito per coprire i costi delle regionali di inizio novembre, e quello che presumibilmente sarà necessario per le politiche di marzo (e le amministrative di giugno).

La maggior parte della spesa è assorbita dal personale, 127mila euro in tutto: 95.500 euro di straordinario, compreso di ritenute Irpef, e 31.500 per oneri riflessi. Una cifra enorme, alla quale coincide un altrettanto grande spiegamento di forze in termini di risorse umane: 163 dipendenti, per un totale di 3763 ore di straordinario. E sarebbero potute essere di più, se non fosse che a Palazzo Zanca hanno imposto un limite medio di spesa mensile di 40 ore pro-capite, e il limite massimo di prestazione mensile di 60 ore individuali.

Centosessantatre dipendenti per sette dipartimenti: quello che ha fornito più straordinario è il dipartimento servizi al cittadino: 89 dipendenti, 2109 ore si straordinario. Il dipartimento manutenzione immobili ha “prestato” alle elezioni 25 dipendenti e li ha impegnati per 802 ore extra, il Centro elaborazione dati della vicesegreteria generale 17 dipendenti e 400 ore, più o meno quanto il dipartimento servizi finanziari, che impiega 16 dipendenti ma li fa lavorare poco, solo 162 ore. Quattro dipendenti ciascuno per i dipartimenti alle entrate tributarie e provveditorato ed economato, ma mente il primo somma 200 ore di straordinario (complice anche il servizio di affissioni da svolgere), il secondo si ferma a 60. Ultimo, il dipartimento risorse umane: cinque dipendenti, trenta ore di straordinario.

Basta? No. Ci sono i poco meno di diecimila euro impegnati per il servizio di facchinaggio, i 16.300 euro necessari per spedire le cartoline di avviso delle elezioni agli elettori residenti all’estero, e quindicimila euro in capo all’economato per “spese indifferibili e di vario genere”.

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