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Incendi a Messina, ecco le zone più duramente colpite dalle fiamme

Il fuoco distrugge 592 ettari di superficie, e ne danneggia quasi altrettanti in maniera grave. La mappa satellitare dell'intensità dei roghi nei quindici giorni in cui la città ha bruciato, secondo il progetto europeo Copernicus

 

MESSINA. Sono stati in tutto 131, ed hanno percorso una superficie di 1610 ettari, ma che intensità hanno avuto i roghi che hanno martoriato Messina per quindici giorni, da quello di Spartà del 30 giugno ai quattro  devastanti giorni dall’8 al 12 luglio? Alta. Spesso molto alta.

Lo testimonia la mappa elaborata da Copernicus, il progetto della Commissione Europea che tra le sue finalità ha il monitoraggio degli eventi meteo e geofisici, tramite il sottoportale dedicato alle emergenze. Sulla veduta satellitare della città di Messina, il programma ha sovrapposto le aree di suolo bruciate dal fuoco, assegnando tre colori a seconda della gravità degli effetti: rosso per le aree distrutte, arancio per quelle “fortemente danneggiate”, gialle per i danni lievi.

Dei 1610 ettari percorsi dal fuoco, la mappa ne prende in considerazione 1337, quelli effettivamente bruciati, perchè all’interno di aree interessate dalle fiamme ci sono state zone che non sono state lambite dal fuoco: di questi 1337 ettari, colorati di rosso, quindi “distrutti”, ce ne sono 592: quasi seicento ettari in fumo in maniera pressoché irreversibile, ai quali si accompagnano 554  seriamente danneggiati, e 190 danneggiati in maniera lieve.

In proporzione, il più intenso degli incendi è stato quello che dalla collina sopra Pace è arrivato a Curcuraci: 148 ettari di superficie, ma quasi interamente distrutti. Anche a Spartà il fuoco non ha scherzato. Da Calamona, passando per Piano Torre fino a lambire San Saba, 537 ettari con una grossissima percentuale rossa, mentre il rogo “gemello” delle Masse è stato molto meno distruttivo.

Allo stesso modo, l’incendio che dall’Annunziata ha bruciato la collina che arriva a Giostra, ed è proseguito fino a Portella, presenta molte aree “rosse”, ma anche un’ampia porzione di zone gialle, soprattutto verso il centro dell’area interessata dagli incendi. Questo è stato quello che ha destato più preoccupazioni, data la densità abitativa delle zone lambite dal fuoco. Che si è sì avvicinato alle case, ma è stato sempre domato prima che potesse fare danni irreparabili (da qui la grande presenza di aree gialle).

Fatto quasi inspiegabile, accanto alle caselle che computano i danni a strade, vie di comunicazione e case, la cifra è zero: gli incendi, benchè parecchio intensi ed estesi, hanno fatto danni “solo” alla vegetazione. Questo significa, per esempio, che le fiamme hanno trovato “combustibile” che ha preso fuoco con molta facilità e con altrettanta facilità, bruciando in fretta, con la stessa velocità si è esaurito: sterpaglie, perlopiù. Un’ennesima riprova, ce ne fosse ulteriormente bisogno, che il primo servizio antincendio è la prevenzione, la pulizia e la cura del territorio.

Nel frattempo, l’estate “di fuoco” nel senso letterale del termine (oltre a Messina i roghi hanno martoriato buona parte della Sicilia, la Campania, la Calabria, dove si sono registrati due morti, la Sardegna e la Puglia), le comunità informatiche si sono mosse: un gruppo di civic hackers, tra i quali il palermitano Andrea Borruso, ha messo a punto un sistema di mappatura immediata degli incendi, basato su un “foglio di segnalazione”  a cura degli stessi utenti, che alimenta una mappa in tempo pressoché reale. L’iniziativa si chiama, appropriatamente, ItaliaAFuoco.

 

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