MESSINA. Metà dei percettori del Reddito di Cittadinanza in provincia di Messina vivono nel comune capoluogo: circa 14mila nuclei familiari, su un totale di 28mila beneficiari. Un dato superiore di dieci volte rispetto a quello della provincia di Como, che ha un numero di abitanti simile. In totale, nel corso dell’ultimo anno, i singoli residenti della provincia a ricevere il sussidio sono stati quasi 68mila, ovvero un cittadino su 10, mentre l’importo medio ammonta a 593 euro, in crescita di circa 50 euro rispetto ai 544 del 2019.

Sono solo alcuni dei numeri sul sussidio erogato dallo Stato forniti da Marcello Mastrojeni, direttore dell’Inps, nel corso dell’incontro “Reddito di cittadinanza: elemosina o dignità?”: un momento di confronto, promosso dal deputato del M5s Francesco D’Uva, per esaminare pregi e difetti di una misura che continua a far discutere, fra innegabili benefici, criticità ancora non risolte e prospettive future di crescita.

Da un lato l’impatto sul sociale e il ruolo fondamentale svolto nel corso della pandemia, con milioni di persone in tutta Italia che hanno potuto usufruire del Reddito in uno dei momenti più critici della storia recente; dall’altro le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, a maggior ragione in una città con poche o nulle prospettive occupazionali, tra paghe di 25 euro al giorno per impieghi di otto o nove ore, “assunzioni” in nero, complicanze dettate dal Covid e part-time che diventano full.

Tuttavia, nel 2021, le possibilità non sono mancate: su 5501 persone a cui sono state avanzate delle proposte dal Centro per l’Impiego, spesso per lo stesso posto di lavoro, ha risposto positivamente solo il 5,8 per cento (circa 320 persone), mentre l’8,7 per cento (su 1032) ha optato per corsi di formazione e il 14,9% (su 382) per tirocini formativi. Un dato preoccupante (sebbene superiore a quello di Palermo, con appena l’1 per cento) che va però contestualizzato. Nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di offerte di lavoro a tempo determinato, per periodi anche molti brevi. Oppure, come spesso accade, le offerte non coincidono con i fatti, fra paghe da due o tre euro l’ora e condizioni al limite dello sfruttamento. Alle quali in tanti hanno adesso la possibilità di poter dire “no”. «Da questo punto di vista il Reddito ha rappresentato un argine alla schiavitù. Ci sono i “dati dei computer” e poi c’è la realtà. Ci sono le statistiche e ci sono le persone», spiega Giacomo De Francesco, responsabile del Centro per l’impiego, che fa il punto sul dramma del caporalato, sul lavoro nero, sulle varie realtà “sommerse e sulle tante aziende che il centro dell’impiego lo bypassano del tutto.

 

 

I NUMERI. Rispetto al 2019, in base ai dati forniti, il numero dei beneficiari è cresciuto in provincia di circa 8mila unità, mentre le richieste complessive, ad oggi, ammontano al 30 per cento in più rispetto alle domande accolte. Dall’introduzione del sussidio, inoltre, è mutato anche l’assetto dei nuclei familiari: se ad ottobre del 2020 ogni famiglia era composta in media da 2,35 persone, ad ottobre del 2012 la cifra si abbassa di diversi punti percentuali (2,21). Un dato che potrebbe essere determinato, almeno in parte, da separazioni “ad hoc” per ottenere più contributi all’interno dello stesso nucleo, come spiegano i relatori, che si soffermano anche sulle azioni di contrasto per arginare i “furbetti”, a fronte dei tanti episodi di cronaca emersi negli ultimi anni (i controlli nel corso dei primi mesi del 2021 sono stati 260, quasi due al giorno, relativi ognuno a decine o centinaia di casi).

IL DIBATTITO. A prendere parte all’incontro, in scena ieri mattina a Palazzo Zanca, anche don Antonio Basile, direttore della Caritas Diocesana, Giacomo De Francesco, responsabile del Centro per l’impiego, Antonino Alibrandi, segretario generale della Cisl e Giuseppe Fusco, consigliere comunale del M5S, ognuno dei quali si è soffermato su un argomento specifico, dai Puc al ruolo degli enti locali, dal sociale alle necessarie modifiche da apportare al sussidio, con particolare attenzione alle politiche del lavoro.

Di seguito la video intervista a Francesco D’Uva, che fa il punto sui risultati ottenuti e sul futuro del Rdc:

 

 

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