MESSINA. Strade allagate, marciapiedi impraticabili, acqua a metà ruote delle automobili, enormi spiazzi trasformati in piscine, addirittura sacchi dell’immondizia galleggianti a torre Faro: la prima prova del nove sulla tenuta della città rispetto all’arrivo della brutta stagione (e dei nubifragi, storicamente rilevanti proprio a fine estate/inizio autunno) è stata superata come da tradizione: un disastro che per mezza mattinata ha messo in ginocchio la viabilità.

Ma il temporale è stato davvero così violento, e la pioggia caduta in quantità così copiosa da giustificare quello che è successo? No, sia alla prima che alla seconda domanda. Anzi, tutt’altro, è stato un acquazzone di non particolare intensità. I dati del Sias, il servizio informativo agrometeorologico siciliano riportano infatti un quantitativo di pioggia caduto durante l’intera giornata di appena 7,8 millimetri.

E non è rilevante il fatto che sia caduta tutta nel giro di due ore, dalle 6.30 alle 8.30, perché il picco di massima intensità, proprio all’inizio del temporale, registra 1,6 millimetri di pioggia caduta in dieci minuti, e il secondo più intenso, dieci minuti dopo, è di  appena 1,2 mm. Sono 2,8 millimetri di pioggia caduti in venti minuti, che fanno in totale 4,6 mm nella prima ora e 3,2 nella seconda ora. La classificazione ufficiale in meteorologia per un tale quantitativo, da 2 a 5 mm/h, è di “pioggia moderata” (da 6 a 10 millimetri all’ora è “pioggia forte”, da 11 a 30 mm/h “rovescio”, oltre 31 è “nubifragio”).

Che il temporale messinese non sia stato così intenso lo testimoniano le precipitazioni registrate nello stesso giorno nelle stazioni meteorologiche più vicine: 10,6mm a San Pier Niceto (con picco massimo di quasi 4 mm per venti minuti consecutivi), 25,6 a Fiumedinisi (16 mm in venti minuti), addirittura 50,4 ad Antillo, tra l’altro tutta concentrata in 50 minuti, con un picco da 25 mm caduti in soli venti minuti.

E quindi, da cosa è stato provocato l’allagamento di dozzine di luoghi in città? Chiaramente dal mancato deflusso delle acque verso mare, che però prima di arrivarci  devono scorrere sottoterra, perché se rimangono in superficie si formano gli allagamenti. E questo è causato principalmente dall’assenza di pulizia di tombini e caditoie, ma anche dalla quota sbagliata di strade e marciapiedi costruiti nei decenni.

Paradossalmente, a creare le condizioni perché pochi millimetri di pioggia provocassero la paralisi di tre quarti di città per mezza mattinata, è stato il temporale notturno del giorno prima (40 mm di pioggia caduta in due ore la notte tra lunedi e martedi), di intensità enormemente superiore rispetto a quello dell’8 settembre, che ha “smosso” e fatto ammonticchiare verso i tombini e le canalette di scolo tutto il fogliame, le cartacce e la spazzatura che da mesi si accumulano e non vengono spazzati (nonostante MessinaServizi abbia appaltato ad una ditta catanese il servizio di spazzamento straordinario per 130mila euro, dal 14 luglio al 14 agosto). A luglio erano stati effettuati interventi di pulizia all’interno dei tombini, ma evidentemente non sono bastati

Sono affidabili i dati? Essendo gli unici certificati dalla Regione Siciliana sì, sono affidabili. È vero che la stazione di rilevamento messinese del Sias è a Curcuraci, quindi il resto della città è coperto da una media numerica ponderata, e non da rilievi “in situ”. Però, la conferma della bontà dei numeri arriva proprio dalle condizioni delle strade di Faro, distante un km in linea d’aria dalla stazione meteorologica, tra le più colpite dell’intera città, in cui i video immortalavano sacchetti di spazzatura galleggiare su svariati cm di acqua stagnante, e fogne esplose.

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