MESSINA. A settembre il ritorno del progetto per l’esame del Cipess (comitato interministeriale per lo sviluppo economico e sostenibile), “entro fine anno all’avvio della fase realizzativa”: lo ha spiegato Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina intervenendo al panel “L’Italia delle imprese: le sfide per la crescita”, come riporta AdnKronos.
Come riporta l’agenzia, Ciucci ha spiegato che nei prossimi giorni è atteso il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, richiesto dalla stessa società “per dare un aggiornamento ulteriore all’aspetto tecnico del progetto”, mentre prosegue il confronto con le istituzioni europee sugli aspetti ambientali, sugli appalti e sull’adeguamento del corrispettivo contrattuale. “Per quanto riguarda uno dei temi principali, quello della crescita del corrispettivo, l’Europa ci ha fornito un’interpretazione autentica della norma attraverso una formula di calcolo. L’importo rientra ampiamente nel limite del 50% previsto e noi eravamo convinti di questo quando abbiamo firmato il contratto”, ha spiegato l’amministratore delegato della Stretto Spa. Alla fine, Ciucci ha dichiarato ad AdnKronos che “Llobiettivo è passare alla fase realizzativa entro la fine di quest’anno”: non è la prima volta (anzi) che si annuncia l’apertura dei cantieri senza che poi i lavori inizino effettivamente.
Nel frattempo, l’8 agosto a piazza Cairoli i movimenti manifesteranno contro la grande opera e per la chiusura della Stretto di Messina Spa. “Quella del ponte è una storia di sprechi, di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi, di procedure speciali (leggasi con minori tutele) e buchi neri – si legge in una nota da parte del coordinamento No Ponte – Dalla legge istitutiva della Stretto di Messina SpA nel 1981 alla legge obiettivo del 2001, dalla rimozione del tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Stretto di Messina SpA alle deroghe in materia di appalti introdotti dal cosiddetto decreto commissari, l’elenco è praticamente infinito. In esso, si intrecciano norme specifiche per il ponte e la disciplina che, più in generale, favorisce la grande imprenditoria della devastazione”.
“Ai procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, lasciamo il compito di accertare responsabilità penali. Quelle politiche le conosciamo già, e le ascriviamo a quel blocco sociale che si nutre del ponte – non soltanto della sua eventuale realizzazione, ma anche della sua interminabile progettazione – e di cui fa parte l’intera governance tecnico-politica dell’opera: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria – continua il comunicato – Non a caso, la stessa Corte dei Conti ha sollecitato più e più volte, già a partire dal 2016, governo e parlamento a un intervento normativo per accelerare la liquidazione della Stretto di Messina SpA, decisa nel 2013 dal governo Monti, onde evitare un ulteriore spreco di risorse pubbliche e porre fine al paradossale contenzioso avanzato dalla stessa società nei confronti di altre istituzioni statali”.
“Sappiamo bene com’è finita: non c’è stato nessun intervento normativo e la società è stata tenuta in piedi da tutti i governi, di diverso colore, che si sono succeduti, fino ad essere riattivata da Meloni-Salvini nel 2023. Ecco perché, oggi, la chiusura della Stretto di Messina SpA rappresenta l’unica strada per interrompere quella continuità che consente al progetto di sopravvivere da oltre quarant’anni. Ci consentirebbe di liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte. Ci consentirebbe di sottrarci alla minaccia di quei cantieri che qualcuno vorrebbe aprire, magari per guadagnare visibilità nella lunga campagna verso le elezioni politiche. Per questo torniamo in piazza, non delegando una lotta che è delle persone che abitano i territori dello Stretto, dei Sud, e di chi ci accompagna in solidarietà. L’8 agosto la marea di Messina diventerà il nostro decreto popolare di chiusura della Stretto di Messina SpA”, conclude la nota.


