MESSINA. Quarantacinque giorni alla presentazione del concordato, del piano di rientro dai debiti e della documentazione, e a Messinambiente è ancora buio pesto. I commissari giudiziari Paolo Bastia (ordinario di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Bologna e di Analisi dei costi alla Luiss di Roma) e Antonino Mazzei (avvocato messinese) nominati dal giudice delegato Giuseppe Minutoli, non sono ancora materialmente in possesso delle “carte” necessarie a garantire la solvibilità della partecipata, che a inizio marzo è scampata per un pelo al fallimento, accedendo al “concordato con riserva di presentazione del piano”. Alla difesa di Messinambiente hanno lavorato il messinese Marcello Parrinello, già da tempo consulente della partecipata, e Gianclaudio Fischetti e Romina Ballanca del Foro di Milano

Non una buona notizia, dato che per legge la presentazione della domanda di concordato in pendenza di procedimento per la dichiarazione di fallimento non sospende e neppure rende improcedibile la procedura prefallimentare, che può proseguire nella sua istruttoria e può concludersi con una pronunzia di rigetto.

Al vaglio c’è la documentazione presentata dalla partecipata di via Dogali: i bilanci dal 2013 al 2015, e la situazione patrimoniale ed economica al 31 dicembre 2016, dato che il bilancio non è ancora stato approvato. Su questa hanno lavorato i consulenti di Messinambiente, Parrinello e Paolo Vermiglio, più la società di certificazione dei bilanci PriceWaterHouseCoopers.

Dal punto di vista della continuità aziendale, in attesa che il consiglio comunale, dopo aver votato la costituzione della società che di Messinambiente prenderà il posto, la MessinaServizi Bene Comune, ne voti anche l’affidamento e la gestione dei servizi ambientali, si fanno i conti con lo storico problema della scarsità di risorse. Mancano, per esempio, i sei milioni che il comune di Messina deve a Messinambiente per i servizi svolti a dicembre, gennaio e febbraio: da contratto di servizio, da palazzo Zanca direzione via Dogali, ogni mese dovrebbero partire 2 milioni e 400mila euro.

Cosa si attende per sbloccarli? Intanto che ci siano, e non ci sono. Attualmente, il comune di Messina è in grado di garantire 2 milioni e 700mila euro, ma c’è un problema. Non avendo pagato i contributi previdenziali a causa delle mancate rimesse del Comune, Messinambiente ha un durc (documento unico di regolarità contributiva) negativo. E si attende che l’Inps lo “sblocchi” per permettere l’intervento sostitutivo da parte da parte del Comune: e cioè che l’ente possa pagare in nome e per conto di Messinambiente.

Nel frattempo,  è stato prorogato fino al 31 maggio l’appalto che Messinambiente ha col comune di Taormina. A febbraio era stato deciso, dal sindaco della cittadina ionica, che sarebbe terminato il 31 marzo.  Toccherà quindi alla partecipata messinese di tenere pulita Taormina durante il G7, l’incontro dei giganti del mondo, previsto per il 26 e 27 maggio.

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