MESSINA. La buona notizia è che il fallimento sembra scongiurato, e che il concordato presentato dal liquidatore Giovanni Calabrò pare sia stato accettato. La cattiva è che mancano sei milioni di euro.

Piove sempre sul bagnato, per Messinambiente. Anche quando sembra che all’orizzonte le nubi per un attimo si siano diradate e un tiepido sole abbia fatto capolino. Pia illusione. Dopo l’accettazione del concordato, si attende che sia formalizzato il piano di rientro dai trenta milioni di euro di tasse mai versate che l’Agenzia delle entrate richiede alla partecipata, e dai quali è scaturita la richiesta di fallimento. Sfortunatamente, ci sono altri problemi.

Intanto un milione di euro da trovare al più presto, a garanzia del concordato. Poi altri sei che il comune di Messina deve a Messinambiente per i servizi svolti a dicembre, gennaio e febbraio: da contratto di servizio, da palazzo Zanca direzione via Dogali, ogni mese dovrebbero partire 2 milioni e 400mila euro. Il Comune, però, in questo momento può garantire solo il pagamento di due milioni di euro. Il che complica di parecchio le cose.

Il 15 marzo, ai lavoratori dovrà essere pagata la mensilità, ma scadrà anche il Durc, il documento unico di regolarità contributiva in mancanza del quale non potrebbero essere pagate le rimesse dal Comune a Messinambiente, perché se la società non è in regola coi contributi, l’ente appaltante (il Comune) non può pagare. Il problema è che con soli due milioni non si va da nessuna parte. Trovando in extremis i sei milioni che servono, si potrebbe effettuare un “intervento sostitutivo” con l’Inps: cioè che il comune possa pagare in nome e per conto di Messinambiente.

Per questo, Calabrò ha preso carta e penna ed ha scritto a Comune, avvocati e persino al Prefetto per far presente il problema. Proprio quando Messinambiente è stata salvata e presa per i capelli, lasciarla andare sarebbe un peccato mortale.

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