MESSINA. Non solo Cateno De Luca, ma anche tutti i suoi assessori: le dimissioni dell’intera giunta che per tre anni e otto mesi ha guidato il comune di Messina apre scenari interessanti. Intanto il primo, quasi ovvio: con le dimissioni del sindaco, in attesa dell’arrivo del commissario straordinario regionale, nominato dall’assessorato agli Enti locali, le sue veci avrebbe dovuto farle la vicesindaca Carlotta Previti. Che però lunedì notte ha rassegnato le dimissioni (immediatamente esecutive, senza i venti giorni per ripensarci che ha a disposizione il primo cittadino) insieme a tutti gli altri assessori, lasciando di fatto una “vacatio” amministrativa non indifferente.

Il primo effetto concreto l’ha fatto notare il commissario della Polizia municipale Giovanni Giardina, “braccio armato” di Cateno De Luca nei suoi numerosi blitz. Giardina ha portato alla luce un problema di una certa importanza: se non c’è un sindaco, o qualcuno che ne faccia le veci, non è possibile firmare un tso, trattamento sanitario obbligatorio. “L’ente è al momento privo di un rappresentante legale fornito dei poteri autorizzatori per le missioni dei Tso, caratterizzati da urgenza e indifferibilità. Si precisa – ha scritto Giardina – che in data odierna si è ricevuta una richiesta di ordinanza di tso nei confronti di un soggetto che necessita di cure mediche urgenti, ma l’assenza del legale rappresentante dell’ente ha reso finora impossibile emettere il provvedimento e, di conseguenza, prestare le cure mediche necessarie”. E il provvedimento non può essere emesso da nessun altro che non sia il sindaco o chi ne fa le sue veci. In due parole, al momento nessuno. Una situazione sulla quale ha acceso i riflettori il presidente del consiglio comunale Claudio Cardile e talmente anomale che la segretaria generale Rossana Carrubba ha scritto al governo regionale per sollecitare una soluzione. Quale?

Ad assumere i poteri di sindaco e giunta sarà il commissario straordinario, nominato dall’assessore agli Enti locali Marco Zambuto, e incaricato con decreto del presidente della regione siciliana Nello Musumeci: i tempi tecnici sono grossomodo quelli di una settimana dalle dimissioni, quindi tra venerdì e l’inizio della settimana prossima si dovrebbe avere il nome e dopo qualche giorno l’insediamento. È stato così per Luigi Croce, diventato commissario a settembre 2012 dopo le dimissioni dell’allora sindaco Giuseppe Buzzanca nel 2012, per Gaspare Sinatra, che ha assunto i poteri di giunta (ma anche di consiglio comunale e consigli di circoscrizione) dopo la decadenza di Francantonio Genovese nel 2007, mentre per Bruno Sbordone, divenuto commissario nel 2003 dopo la decadenza di Buzzanca, all’epoca al primo brevissimo mandato, è occorsa qualche settimana. Il commissario che verrà sarà il quarto su cinque sindaci in 19 anni, dal 2003 ad oggi.

Quindi c’è il nodo elezioni, e ancora è buio pesto. La legge dice che si vota tra il 15 aprile e il 30 giugno, cioè la prima finestra utile, ma in realtà ad essere normata è solo l’ipotesi in cui decada il consiglio comunale, che a Messina invece rimarrebbe: il periodo di tempo, poi, è veramente sfortunatissimo, per la presenza di un gran numero di festività che quest’anno ricorrono di domenica. In più ci sono circostanze esterne da considerare. La prima è che c’è in corso un referendum per l’istituzione del comune di Montemare, che farebbe sganciare una consistente parte di territorio e cittadini da Messina. Il referendum è attualmente sospeso per vari ricorsi, ma non è cancellato. E sarebbe un paradosso se, ad elezioni svolte, dovesse risultare che ad essere stati eletti sono consiglieri non più messinesi (votati da cittadini non più messinesi): la questione finirebbe di certo al tar, con esiti non prevedibili. Poi c’è il nodo di un’altra elezione, quella del consiglio metropolitano, previsto (dopo una decina di spostamenti) per il 22 giugno: elezione “di secondo livello”, coinvolgerà solo sindaci e consiglieri comunali che voteranno per eleggere l’organo rappresentativo dell’ex Provincia. Anche lì, c’è la possibilità che, se si votasse dopo le amministrative, potrebbero essere eletti consiglieri a mandato scaduto, candidati prima delle amministrative. Infine un paio di questioni interne a Palazzo Zanca: ci sono due fondamentali passaggi amministrativi a cui adempiere, l’adozione del bilancio di previsione, e l’approvazione del piano di riequilibrio rimodulato. Entrambi, dopo essere stati esitati dalla giunta, sono al vaglio del consiglio comunale: che dati i rapporti, deteriorati nell’ultimo anno, con la giunta, prenderà quanto più tempo possibile per esaminare ed emendare i due documenti. Non c’è insomma da trattenere il fiato.

 

guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments