MESSINA. Nonostante i suoi trentasette morti, Giampilieri non ha insegnato nulla. Le immagini di Livorno, e dell’acqua e fango che hanno sterminato una intera famiglia non hanno insegnato niente. Non ha insegnato nulla nemmeno la tragedia della famiglia Carità, trascinata via dal torrente Annunziata in piena nel 1998, e non hanno insegnato niente le dozzine di esondazioni di torrenti che negli ultimi cinque anni hanno flagellato interi villaggi di Messina.

“Prevenzione” è una parola dal significato sconosciuto, buona solo ad essere invocata quando succede un dramma o una tragedia, come un buon proposito per il futuro, che inevitabilmente viene dimenticato dopo qualche giorno.

Stamattina, il torrente San Michele si è trasformato in un fiume di fango, che solo per una serie di fortunate coincidenze non ha fatto più danni di un tubo dell’acqua spaccato e qualche ora senz’acqua dai rubinetti. Eppure, nonostante il torrente sia classificato come a rischio massimo R4, e malgrado l’allerta meteo diffusa ieri dal Comune di Messina, arrivata ai cittadini tramite sms o con chiamato automatica dal call center, nel torrente San Michele che quattro o cinque volte l’anno si riempie e per miracolo non trascina con sè le case che sono state costruite negli anni lungo gli argini, c’è ancora chi si ostina a parcheggiare praticamente dentro l’alveo.

Alveo che, come tutti gli altri torrenti scoperti di Messina, è ridotto ad una discarica, che non si capisce bene chi debba pulire, visto che il Comune scrive note dalla primavera scorsa, è dalla Regione nessuno si degna di prenderle in considerazione. Romolo Dell’acqua, dirigente al Territorio, ha inoltrato un’ordinanza sindacale all’assessore all’Ambiente, messinese, Maurizio Croce, sperando che possa avere a cuore le sorti della città, dato che la competenza per la manutenzione e pulizia degli alvei è dell’assessorato all’Agricoltura, mentre l’assessorato Territorio e ambiente, tramite il Genio civile, interviene solo per il rilascio del nulla osta ai fini idraulici per le opere di regimentazione e risagomatura.

Quello che il Comune dovrebbe fare, e non fa, è assicurare che tombini e grate siano liberi da foglie e spazzatura accumulata nei mesi, in maniera che le acque possano defluire lì dove è previsto che defluiscono, negli alvei dei torrenti coperti, e non sull’asfalto. Non è una novità: dal giorno del suo insediamento, nel luglio del 2008, l’allora assessore alle Manutenzioni Pippo Isgrò giurava che era pronta per l’acquisto la famosa macchina “sturatombini”. Nove anni e un’amministrazione dopo, i tombini sono ancora intasati, l’acqua non riesce a scendere negli alvei e le strade si allagano.

Il torrente Annunziata è un esempio perfetto: circondato da un agglomerato urbano denso come un formicaio, non viene pulito da non ci si ricorda più quanto tempo (qualche giorno fa c’è stata però una scerbatura). E dentro, nel tratto ancora scoperto, riemerge di tutto: motorini, mobilio, divani, elettrodomestici, addirittura banchi di scuola, oltre che a sacchetti di immondizia di ogni foggia e contenuto. Alla foce di uno dei fiumiciattoli che lo alimenta, a Campo Italia, giusto sull’argine è stata costruita una chiesa: la seconda più grande di Messina dopo il Duomo. Ed è un corso d’acqua che negli anni si è dimostrato capace di fare vittime.

E invece, incredibilmente, si continua a costruire negli incavi naturali che da Campo Italia formano un declivio verso il mare: sulla Panoramica, guardando verso le colline, è agghiacciante immaginare che quelle valli, scavate dall’acqua che scende dal letto, siano state un certo punto occupate da palazzoni di sette piani, sotto i quali i torrenti continuano a scorrere “tombinati”, e provocano problemi di risalita due mesi dopo la fine della costruzione dei palazzi stessi. Nel frattempo, da sei anni, e da due amministrazioni, è pronta la delibera “salvacolline”, che ancora il consiglio comunale, fortemente critico, non ha nemmeno discusso. E quando succedono le tragedie, perché le tragedie succedono, si tira in ballo la fatalità, la montagna assassina, il torrente killer, quasi mai il cittadino di coscienze, la coscienza civica assente, il concetto stesso il rispetto delle regole totalmente alieno.

E quindi “prevenzione”, termine sconosciuto. Nella maggioranza delle case che sorgono lungo i torrenti, però, sono ricavate nicchie che ospitano statue di Padre Pio in preghiera e Madonne addolorate. In questa città, che ha un evidente conflitto irrisolto con l’Illuminismo, si è convinti di poter fare qualsiasi cosa si voglia, senza curarsi delle conseguenze che accadono quando la natura decide di riprendersi quello che è suo, ed affidarsi alla raccomandazione di qualche santo per evitare catastrofi. “‘U signuri mi nni vadda”, è la frase più abusata. Senza pensare che, magari, il rispetto delle regole e del buonsenso potrebbe evitare i disastri che sono accaduti, e accadranno, quando “‘u signuri” si distrae.

 

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