di Marino Rinaldi e Marina Pagliaro

MESSINA. Con la primavera ormai alle porte e le giornate che si fanno man mano più lunghe e più calde, torna finalmente la voglia di stare all’aperto, che sia per una scampagnata, per una semplice passeggiata in mezzo ai boschi o per uno degli indimenticabili e pantagruelici “schiticchi” che caratterizzano i 25 aprile e le pasquette in riva allo Stretto. Luogo di elezione delle gitarelle fuori porta dei messinesi sono da sempre i Colli Sarrizzo, il grande “polmone verde” a un tiro di schioppo dal centro cittadino che proprio in questi giorni di confine inizia pian piano a risvegliarsi dopo il lungo letargo invernale, attirando nei weekend centinaia di cittadini in cerca di svago, relax e spensieratezza.

La prima cosa che si nota, “salendo” sui Colli da Giostra, dall’Annunziata o da Gravitelli, è innanzitutto lo spettacolo del panorama, con la città ai nostri piedi che si fa sempre più piccola e lontana. Da una parte la Calabria e lo Stretto, con l’inconfondibile silhouette della Falce; dall’altra il Tirreno e Milazzo, con le Eolie in lontananza. Da qualunque parte si guardi, i mille scorci che si possono ammirare dai Colli lasciano comunque senza fiato, con il verde dei prati e i rami degli alberi che creano innumerevoli cornici al cielo e al mare sullo sfondo.

 

 

 

A caratterizzare e a rendere unico il “museo diffuso all’aperto” che circonda Messina non sono però solo le splendide vedute: tra chiesette, monasteri, rifugi, trattorie, antichi villaggi, percorsi di trekking, sentieri e mulattiere, il variegato repertorio dei colli è in grado di accontentare tutti i gusti e le esigenze. Tantissimi gli itinerari da percorrere all’insegna del “turismo lento”, sia a piedi che in mountain bike, partendo dalla Badiazza o dai villaggi della zona sud. A svelarli tutti, ben 75 in tutta la provincia, ci hanno pensato l’anno scorso Giovanni Lombardo e Pasquale D’Andrea nel volume “Camminare e raccontare i Peloritani”, mentre sono 13 i percorsi inseriti nel programma di “Bus & trek”, iniziativa promossa nel 2017 dal Comune e dall’Atm per scoprire le bellezze paesaggistiche dei dintorni, con tappe anche alla foresta di Camaro, alla cascata di San Filippo e nella Valle dei Mulini.

 

 

Parecchi inoltre gli itinerari religiosi, fra cui il Cammino dell’Anima (in corso dal 3 all’8 settembre), che dal Santuario di Dinnammare conduce a Tindari, e soprattutto le proposte per i più sportivi: oltre agli innumerevoli percorsi per ciclisti, salendo dalle Quattro Strade è possibile imbattersi infatti nel “Parco avventura dei Peloritani”, un avventuroso percorso “aereo” in mezzo agli alberi che ad aprile riaprirà nuovamente i battenti.

 

 

Non mancano le attrattive per gli amanti della Natura, a partire dal “Centro polifunzionale delle piante endemiche e autoctone del Mediterraneo”, un “Giardino delle meraviglie” di nome e di fatto che sorge lungo la strada che conduce al santuario di Dinnammare, esteso su 16mila metri quadrati di superficie, con all’interno il suggestivo giardino delle farfalle, lo stagno con flora igrofila, il giardino della flora peloritana (con 200 piante autoctone), il sentiero delle essenze e delle piante officinali, quello sensoriale, il giardino dei fruttiferi autoctoni, il sentiero geolitologico e la rappresentazione della carta litologica della provincia di Messina realizzata con materiali rocciosi.

I Colli, inoltre, sono il luogo ideale per il birdwatching, soprattutto in primavera, quando circa 40mila rapaci attraversano lo Stretto per migrare nelle aree riproduttive nel nord Europa.

 

 

Punto nevralgico dei Colli Sarrizzo è ovviamente il monte Dinnammare, con il suo Santuario edificato a 1128 m sul livello del mare che fino a qualche settimana fa era ancora circondato dalla neve. Il nome, spesso interpretato come “Dinnanzi al mare” o “Antennammare”, deriva probabilmente dall’arabo, e nello specifico dal termine Dinammar, composto da din (‘religione’, ma anche ‘ricompensa’) e dal nome proprio ‘Ammar,  l’antico proprietario di quei luoghi, quindi ‘(terreno dato) in ricompensa ad ‘Ammar’.

È qui che il panorama, già di per sé suggestivo, diventa quasi irreale, con uno scenario che abbraccia in un solo colpo d’occhio sia il Tirreno che lo Jonio. Nei pressi del Santuario, sede ogni agosto di una antica processione, con partenza da Larderia, è possibile ammirare inoltre due grandi neviere, un tempo utilizzate per la conservazione e il commercio del ghiaccio.

 

 

 

Immancabile, infine, è una sosta rifocillante all’incrocio delle Quattro Strade, dove da 60 anni “La casa di cura Don Minico” (fondata nel 1956) propone la celeberrima pagnotta alla disgraziata, una “bomba” gastronomica preparata dalle sapienti mani dello storico proprietario,  morto nel 2015 all’età di 94 anni. A portare avanti la tradizione è adesso il nipote, Domenico Mazza.

 

 

 

(Riprese e montaggio di Andrea Agrillo)

 

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