MESSINA. Al Comune di Messina sembra esserci un serio problema con la discriminazione di genere, col mobbing,  (e anche, in misura leggermente minore, di età), ma anche con l’imparzialità delle decisioni e sulla sicurezza del luogo di lavoro. Lo dicono gli stessi dipendenti di Palazzo Zanca.

E’ l’esito dell’indagine sul benessere organizzativo proposta dallo stesso Comune, “i cui risultati rappresentano un valido strumento per un miglioramento della performance dell’organizzazione e per una gestione più adeguata del personale dipendente”, scrive il responsabile dell’indagine Maurizio Mondello.

Dal 4 novembre 2019 al 31 dicembre 2019 (circa 8 settimane), è stata avviata a mezzo comunicazione inviata alla mail personale del dipendente con indicazione del link a cui accedere per la compilazione. Su un totale di 1.216 dipendenti sono stati 597 (il 49,01%) a rispondere a quesiti su nove aree: sicurezza e la salute sul luogo di lavoro e lo stress lavoro correlato, discriminazioni, equità dell’ente, possibilità di carriera e sviluppo professionale, lavoro, colleghi, contesto di lavoro, senso di appartenenza, immagine dell’amministrazione.

Come sono stati i risultati? Non lusinghieri. Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro (come impianti elettrici, misure antincendio, presidi di sicurezza), per esempio, il 49% di quelli che hanno risposto (grossomodo la metà dei dipendenti del Comune), ritengono che Palazzo Zanca un luogo di lavoro poco sicuro, e solo il 9% si ritiene pienamente al sicuro. Di contro, Il 7% dei rispondenti sostiene che le caratteristiche del luogo di lavoro siano poco soddisfacenti, mentre il 60% è soddisfatto o molto soddisfatto.

Il 33% di chi ha risposto al questionario è d’accordo con l’affermazione “Ho subito atti di mobbing (demansionamento formale o di fatto, esclusione di autonomia decisionale, isolamento, estromissione dal flusso delle informazioni, ingiustificate disparità di trattamento, forme di controllo esasperato, …)”. Per quanto riguarda i ritmi di lavoro, il 60% dei rispondenti ritiene di avere ritmi di lavoro piuttosto elevati e solo il 7/% non è d’accordo con l’affermazione.

Notizie non buone sul fronte della disparità di trattamento: il 46% ritiene di essere discriminato in relazione al genere ed il 42% pensa che l’età costituisca un ostacolo sul posto di lavoro. Non sembra invece che vi siano grossi fenomeni di discriminazione riferiti all’appartenenza sindacale, (solo il 12% ritiene di esserlo), orientamento politico (ad esclusione di un 10% circa), religione (4% ritiene di sì), razza e lingua e orientamento sessuale (solo il 5% pensa di esserlo).

Devastanti le risposte sull’equità nel posto di lavoro: più del 70% pensa che le decisioni adottate non siano assunte dal responsabile in modo imparziale, il 40% circa non ritiene equo il modo in cui la retribuzione è differenziata, più del 50% ritiene non vi sia equità nell’assegnazione dei carichi di lavoro, e il 60% pensa non sia equa la distribuzione delle responsabilità.

Tutto a rotoli, quindi? Quasi. Perché, per quanto riguarda la carriera, il 50% circa evidenzia come il percorso di sviluppo professionale non sia ben delineato, che le possibilità di far carriera sono poco legate al merito (31,7% circa), ma in molti ritengono che il ruolo svolto (62% circa) ed il percorso professionale all’interno dell’ente siano invece soddisfacenti (79%). Circa il 71% dei rispondenti ha un buon senso di realizzazione professionale, e solo l’1,92% si ritiene insoddisfatto. Infine, Il 40% circa dei dipendenti ritiene che non siano premiati i più meritevoli.

Altalenante il rapporto con i colleghi: Il 52% circa si sente parte di una squadra, solo l’1% ritiene di essere isolato. Il 38% circa è disponibile abitualmente ad aiutare i colleghi ed è stimato dagli stessi. Basso è invece il grado di condivisione delle informazioni, solo l’8% circa. Infine il 18% dei dipendenti ritiene che sia poco sufficiente la spinta a lavorare in gruppo dell’amministrazione. E nonostante Il 54% circa dei rispondenti sia orgoglioso di appartenere all’ente, ed è dispiaciuto quanto qualcuno parla male del Comune di Messina (29,8%), il 25% se potesse cambierebbe sicuramente ente. Perché ? Probabilmente per via del fatto che il 43% circa ritiene non vi siano compiti e ruoli bene definiti e non sia adeguata la circolazione delle informazioni all’interno dei gruppi di lavoro, il 40% circa che non siano ben chiare le regole di comportamento e per il 38% circa che si investa poco sulla formazione.

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