MESSINA. La Marzia, la bici su cui Marzia percorre il Giro dei due Mari, ha ottenuto il brevetto: l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi ha infatti riconosciuto il progetto dell’Ingegnere Francesco Borzì, che nel 2019 aveva rivoluzionato la bici (qui il link all’articolo) che Gianni Raineri, il papà di Marzia, aveva costruito per permettere alla figlia di andare in bici con lui. Da qui nasce il Giro dei due Mari con Marzia, la manifestazione che attraversa la provincia di Messina in bici per abbattere le barriere architettoniche e mentali, e da qui l’idea di Francesco, ai tempi specializzando Unime: costruire una bicicletta che i genitori possono acquistare per permettere ai propri figli di pedalare insieme a loro nonostante le difficoltà motorie. Si trattava di un sogno che Gianni aveva esplicitato, insieme al problema che per mettere il mezzo sul mercato serviva un brevetto, che ora è arrivato. Cosa manca adesso? Qualcuno che finanzi il progetto per mettere sul mercato la bici.

Francesco Borzì si è occupato, quindi, di disegnare il “concept” del veicolo, con l’obiettivo di «industrializzare la bici e metterla in commercio in modo che tutti possano usufruire di questa invenzione, permettendo anche a chi ha difficoltà di sentire il vento in faccia». Da qui il motivo per cui “La Marzia 2.0” prevede lo spostamento della ragazza nella postazione davanti su un sedile più stabile e accomodante: «In questo modo Marzia può vivere al meglio lo sport, godendo delle bellezze di andare in bici», spiegava anni fa. Prima, infatti, poteva guardare solo ai lati perché davanti aveva le spalle del padre.

«La bici si può definire un tandem a tre ruote, due davanti e una dietro – illustra Francesco – in quanto viene eliminato quell’attaccato con il gancio che rendeva pericoloso il veicolo, rendendo il tutto un blocco unico. Una vera rivoluzione, dato anche lo spostamento di Marzia avanti». Inoltre, è stato rinnovato anche l’impianto frenante secondo una bozza, sempre di Francesco, che prevede il rinvio di un terzo freno sul manubrio di Gianni.

«Ricevere finalmente il riconoscimento del brevetto per questo progetto è per me una grandissima soddisfazione. È un progetto in cui ho sempre creduto e sul quale, in questi anni, ho continuato a lavorare molto – dichiara Francesco Borzì – Nel tempo, infatti, non mi sono fermato al progetto iniziale: l’ho ampliato, modificato e perfezionato, introducendo nuove soluzioni che lo hanno reso ancora più completo, innovativo e all’avanguardia rispetto a come era stato pensato all’inizio. La concessione del brevetto è un traguardo che ripaga l’impegno, il tempo e la determinazione che ho dedicato a questa idea che adesso inizia una nuova fase».

«Adesso il mio desiderio è riuscire a portare avanti il progetto, farlo conoscere e fare in modo che possa diventare una realtà concreta e realmente utile alle persone con difficoltà motorie – prosegue – Mi fa particolarmente piacere condividere questa notizia proprio con chi aveva già raccontato questo progetto quando era ancora in fase embrionale. Oggi posso finalmente dire, con grande soddisfazione, che questo progetto, nel frattempo, è cresciuto ed è diventato ancora più ambizioso».

«Un pensiero particolare voglio dedicarlo al grandissimo professore Eugenio Guglielmino, che purtroppo oggi non è più con noi – ricorda Francesco – È grazie a lui che, anni fa, ho avuto modo di conoscere le persone che hanno poi raccontato “La Marzia” e il mio progetto. Lo ricordo con grande affetto e gratitudine per la sua disponibilità e per l’interesse che dimostrò nei confronti della mia idea. Mi avrebbe fatto davvero piacere poter condividere con lui, oggi, la soddisfazione per il riconoscimento del brevetto».

Soddisfatto anche Gianni, che sul progetto di Francesco ha sempre riposto fiducia: «È nato tutto da uno spunto che abbiamo dato facendo il Giro dei due Mari e cercando di creare una bici adatta a Marzia, affinché lei potesse pedalare in tutta autonomia in un tandem che guidavo io, così in totale sicurezza i bambini come Marzia possono stare seduti davanti e pedalare con i loro genitori. Lo spunto è partito da qui, ma è cresciuto con l’idea di Francesco e del professore Eugenio Guglielmino».

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