“È questo un raro ed amenissimo sito, ornato di vaghi e graziosi giardini con prospettiva superba, donde si scopre la maggior parte della città col suo porto e tutta la Calabria che gli sta di fronte; è anche circondato da campagne e colline amenissime…”. (Caio Domenico Gallo, 1755)

 

MESSINA. Per anni è stato al centro del dibattito cittadino, fra proposte, progetti faraonici e un mare di scontri e polemiche. Poi una fittissima coltre di silenzio, mentre uno dei luoghi più antichi di Messina continua a marcire nell’abbandono, malgrado la storia centenaria e le potenzialità inespresse.

 

 

Ubicato nel cuore della città vecchia, quella compresa tra i torrenti Portalegna e Boccetta, l’antico quartiere del Tirone sorge alle spalle della Chiesa del Carmine, sulla via Porta Imperiale, e trae il nome (probabilmente) da Gerone, tiranno di Siracusa, il quale vi si accampò la notte prima di stringere d’assedio Messina (correva l’anno 246 a.C.). Caratterizzato dai bastioni cinquecenteschi di Carlo Quinto, dalla settecentesca scalinata Sergi, che conduce alla circonvallazione, e da abitazioni ottocentesche note come Case Durante, un tempo era un colle ricco di chiese e di palazzi (qui una ricostruzione degli edifici perduti), sulla cui sommità sorgeva il Noviziato dei Gesuiti, mentre ad oggi è un piccolo “buco nero” coperto da una selva di erbacce e rifiuti, a partire dal terreno di proprietà del “Terzo ordine Francescano” (titolare di un terzo dell’area, mentre 7000 mq appartengono al Comune, il resto ai privati, per un totale di circa 15mila mq).

Rimasto quasi indenne dopo il terremoto del 1783 e considerato un luogo “salubre e ameno” immerso nel verde prima del sisma del 1908, nei decenni successivi è sprofondato nel degrado, in barba ai tantissimi progetti di riqualificazione (fra parchi urbani, parcheggi, grattacieli e un processo di restauro proposto nel 1994 dall’allora padre provinciale dell’ordine dei Francescani) e alle tante denunce di residenti ed esponenti politici, con in più una lunga querelle sulla situazione abitativa (sfociata in una vicenda giudiziaria quasi decennale).

Il Tirone in una foto degli anni ’70 (Collezione Enrico Borrometi, fonte Pinterest)

La città bombardata con vista del Tirone ancora integro

Una storia complessa, costellata di denunce, ordinanze sindacali di sgombero e operazioni di sbaraccamento parziali, che si intreccia inesorabilmente con la controversa vicenda della Stu, società di trasformazione urbana che del Tirone intendeva farne una zona con maxiparcheggio, centro direzionale regionale da quattordici piani, centro commerciale e artigianale e due palazzi per abitazioni private.

Nata a inizio del nuovo secolo, la società che avrebbe dovuto trasformare il volto della collina che ospita il borgo preterremoto ha avuto vita travagliata: dalla creazione (2003), la firma della convenzione (2004), studio di fattibilità (2005) e approvazione delle linee guida (2006), i progetti e le indagini del suolo tra progetti più volte modificati (2009) si arriva alla fuoriuscita del socio di maggioranza, la Pizzarotti Spa di Parma, che nel 2013, stante l’inerzia nell’attività della società, ha deciso di mettere in vendita il proprio 36% di quote. Altra stangata qualche mese prima, quando della Demoter, azionista al’11,3%, è stata chiesta la procedura di fallimento. Ancora prima, parte del Pd in consiglio comunale aveva proposto di vendere il 30% delle quote in mano al comune di Messina e uscire dalla società (con la curiosità che l’altra metà del Pd aveva proposto invece la ricapitalizzazione e la rimodulazione del piano industriale della società). Alla fine, nel 2018, il Tribunale delle imprese ha accolto l’istanza di liquidazione presentata dal socio Pizzarotti, ponendo così fine alla Stu (mentre uno dei soci, lo studio messinese Fc&Rr, nello stesso periodo inviava una diffida al comune di Messina, per inadempienza contrattuale).

 

 

Dopo anni di silenzio, l’area è tornata recentemente al centro delle cronache il 6 agosto 2018, data di un sopralluogo proposto dalla consigliera della IV Circoscrizione Debora Buda, nel corso del quale i residenti avevano denunciato le precarie condizioni abitative e la presenza in zona di serpenti, insetti e topi (qui un video del 2019, con decine di ratti).

“Oggi – commentò all’epoca il presidente della IV Municipalità Alberto De Luca – si è aperto un capitolo che vede la Circoscrizione protagonista nella riqualificazione del Tirone. La bonifica dell’attuale degrado e la rivalutazione della storia del luogo saranno al centro dell’indirizzo che daremo all’amministrazione. Ringrazio gli assessori, il direttore di Messina Servizi Bene Comune e i tanti cittadini accorsi. Conclusa la fase istruttoria della commissione il Consiglio di Circoscrizione delibererà sul futuro di un quartiere che è il cuore pulsante del nostro centro storico».

Cos’è cambiato da allora? Poco o nulla, viste le condizioni igieniche e lo stato dell’area.

 

 

Ultimi a intervenire sulla zona, e in particolare sulla questione abitativa, sono stati gli esponenti del Partito Democratico, dopo la sentenza del Tar di Catania riguardo i ricorsi promossi otto anni fa dai residenti del quartiere, che si erano visti imposto lo sgombero d’urgenza dalle proprie abitazioni da parte dell’allora commissario straordinario del Comune, con la motivazione di “problemi di sicurezza e di carattere igienico-sanitario” : «Se da un lato – scrivono in una nota dello scorso marzo – si pone fine ad una quasi decennale vicenda giudiziaria, che ha tenuto col fiato sospeso diversi nuclei familiari, dall’altro resta del tutto impellente e clamorosamente irrisolto il problema legato sia ai problemi abitativi dei residenti della zona che alla riqualificazione e messa in sicurezza dell’intero borgo storico, su cui da anni è caduto un inspiegabile velo di silenzio ed indifferenza. Inoltre, non risultano essere state portate ad esecuzione le altre ordinanze che imponevano ai proprietari di alcuni immobili la loro messa in sicurezza ed il ripristino delle condizioni igienico sanitarie. Nel mandato 2008-2013, assieme a tutto il Consiglio della IV Circoscrizione, avevamo attenzionato i problemi e, dopo un confronto anche con la cittadinanza, avevamo proposto anche idee alternative per la riqualificazione dell’intero borgo, che superavano l’impostazione progettuale e metodologica iniziale della STU Tirone, da molti criticata per l’eccessivo squilibro a favore dei privati rispetto all’interesse pubblico sotteso all’intervento. Successivamente, anche sulla scorta del lavoro pregresso svolto dalla circoscrizione, l’Amministrazione Accorinti aveva chiesto alla Società di variare il programma di interventi per limitare gli impatti e concentrarsi maggiormente sulle attività di recupero e valorizzazione dell’esistente. Sono passati gli anni – concludono – e l’area versa ancora nel degrado più assoluto. Ci auguriamo, pertanto, che l’Amministrazione riprenda al più presto il percorso per la riqualificazione dell’area e che, nell’immediato, venga adottata ogni più opportuna azione volta al ripristino delle condizioni di sicurezza e decoro dell’intera zona».

 

 

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[…] “Fare verde” Ciccio Rizzo, che ripercorre la storia del quartiere (noi l’abbiamo raccontata qui), la riqualificazione della vicina Scalinata Santa Barbara (diventata un immondezzaio) e il ventennale […]