MESSINA. I lavori di restyling della Fontana di Orione: non sono ancora iniziati, non inizieranno prima di parecchio tempo e… l’ultima notizia è la fase diagnostica dell’Opificio delle pietre dure di Firenze (lo stesso che venne per il restauro che si fece dopo il 1908 in quanto massimi esperti nel settore) di luglio 2021. E basta. Perchè del resto non sono loro a doversene occupare. In una relazione dell’importante struttura fiorentina, seguita ad un sopralluogo di due tecnici durante la scorsa estate, gli operatori spiegavano come nell’opera del Montorsoli siano presenti problemi a livello strutturale, consigliando di rivolgersi ad altri esperti. Eppure, con una delibera di Giunta, a novembre l’Amministrazione e la Soprintendenza raggiungevano un accordo per affidare il progetto esecutivo, dopo la fase diagnostica basata proprio sulla relazione dell’Opificio.

Dopo il sopralluogo di luglio, infatti, era stata redatta una relazione dove si accennavano i problemi del monumento cinquecentesco: di carattere strutturale e per cui «abbiamo consigliato di rivolgersi ad un ingegnere strutturista», spiega Simone Forcinai, chimico dell’Opificio Pietre Dure di Firenze che si occupa di analisi sui beni culturali. Per i fiorentini il lavoro era terminato lì. E spiegano di non essere stati ricontattati per nessun altro incarico.

Fase diagnostica che si attende ormai da agosto del 2019, quando la Soprintendenza non ha permesso all’Amministrazione di mettere le mani sulla fontana per farla analizzare dall’Opificio Pietre Dure di Firenze. L’incontro con i fiorentini è tardato causa impegni della struttura toscana e causa covid. Ma poi è arrivato e si è giunti a tutt’altra conclusione rispetto a quella fornita dall’Amministrazione qualche mese fa. Nella delibera di Giunta di novembre si annunciava in maniera trionfante un accordo trovato fra Palazzo Zanca e la Soprintendenza di Messina, proprio sulla base della relazione dell’Opificio. Cosa prevedeva? Una ripartizione delle competenze fra i due enti, messe nero su bianco: il Comune di Messina impegna materialmente le risorse e appalta i lavori per la “fase diagnostica”, la Soprintendenza fornisce il progetto esecutivo di restauro (qui l’articolo completo).

L’Opificio ha già fornito le linee guida sulle quali verrà realizzato il progetto dopo aver effettuato la “fase diagnostica”, sostiene la Soprintendenza, anche se di questa fase di cui non si ha alcuna notizia, visto che i fiorentini nella relazione indicano solo dove dovrebbe concentrarsi la campagna di indagini: le verifiche sono altri a doverle effettuare, ovvero degli ingegneri strutturisti. «Durante il sopralluogo si è potuto constatare che le maggiori criticità si manifestano sul gruppo delle Naiadi: numerose fratture si dipartono dalla pila centrale e attraversano il monolite interessando, soprattutto, due delle figure – si legge nella relazione – Il dissesto sembra avere origine alla quota dove la vasca, collocata subito sopra il gruppo scultoreo, insiste sull’elemento centrale. Le fratture, già presenti e documentate nelle immagini risalenti al restauro del 1992, appaiono progredite e si registra un disallineamento dei frammenti marmorei. La concentrazione delle lesioni su uno dei fronti ed una leggera inclinazione che sembra di percepire osservando la vasca, ci conducono a ipotizzare che il dissesto possa essere dovuto ad uno stress meccanico da trazione/compressione; lo sbilanciamento dell’invaso causerebbe una ridistribuzione non controllata del carico ed una focalizzazione degli sforzi con un conseguente collasso del materiale lapideo. Per motivare l’eventuale inclinazione assunta dalla vasca sarebbe utile procedere con accertamenti sul tipo e sulla consistenza del sistema di fondazione, in un volume significativo di sottosuolo, e conseguentemente con lo studio della stabilità del sito in cui ricade la fontana», continuano i tecnici nella relazione, che pertanto ritengono «necessario il coinvolgimento di un ingegnere strutturista con comprovata esperienza nel campo del restauro dei beni culturali che possa definire con precisione e coordinare la campagna di indagini volta ad accertare il livello di danno della struttura e prevederne la sua evoluzione nel tempo. Sulla base di quanto è stato possibile osservare durante il sopralluogo si consiglia una campagna di indagini conoscitive utili a definire le cause delle lesioni nel gruppo delle Naiadi e dei soprastanti elementi scultorei», spiegano.

Cosa dovrebbe comprendere la campagna di indagini secondo l’Opificio: «Rilievo geometrico e di dettaglio della fontana, mediante scansione tridimensionale e fotogrammetria (SFM); Restituzione e rappresentazione grafica, modellazione 3D dei dati; Rilievo morfologico dimensionale sia della parte fuori terra che della parte interrata (quest’ultima utile ai fini della progettazione del consolidamento della pila centrale della fontana); Rilievo dello stato fessurativo e delle lesioni presenti; Indagini termografiche per individuare difetti strutturali non percepibili o non perfettamente visibili ad occhio nudo; Indagini radar per determinare la posizione degli inserti metallici all’interno del marmo e le discontinuità strutturali; Indagini dello stato di rilassamento e di discontinuità interne con test a ultrasuoni corredati da elaborazioni grafiche; Indagine endoscopica per individuare lo stato di degrado delle tubazioni che corrono all’interno della fontana, il loro percorso e i materiali che costituiscono il sistema idraulico; Indagini geognostiche del basamento e delle fondazioni (georadar), finalizzate a precisare le caratteristiche dei terreni e le geometrie dei materiali di fondazione, anche con rilievi endoscopici; Indagini geologiche del cunicolo interrato».

Da cosa derivano i problemi del monumento secondo l’Opificio? «Il terremoto del 1908 e gli interventi di restauro che ne sono conseguiti, in particolare quello del 1923-1924, hanno determinato una profonda trasformazione dell’assetto originario della fontana con l’inserimento di numerosi vincoli metallici e tasselli integrativi. La presenza dell’acqua ha rappresentato un fattore aggiuntivo di vulnerabilità per le forme di degrado che essa induce. Non trascurabili sono, inoltre, i danni dovuti ai tensionamenti dell’impianto idraulico interno alla struttura. La fontana, in ragione della sua esposizione, subisce una notevole escursione termica; il diverso coefficiente di dilatazione del metallo delle tubazioni rispetto al materiale lapideo è una delle cause che conduce a tali tensioni».

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