MESSINA. Il Parco Aldo Moro è stato occupato temporaneamente questa mattina da un gruppo di cittadini che, in segno di protesta, ha lanciato l’iniziativa “Pasquetta Liberatutto”. La manifestazione si sarebbe dovuta tenere in una località segreta, come stabilito dal volantino fatto girare tramite passa parola. Il luogo scelto alle 9 di questa mattina, alla fine, è stato quello dell’area verde sita in via Regina Margherita.

Perché il parco non è a disposizione dei cittadini? L’area non è mai stato utilizzata dai messinesi, perché nel 1949 il Comune la cedette gratuitamente all’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia per realizzare un centro d’eccellenza che non ha praticamente mai visto la luce malgrado precise clausole contrattuali. Nel 2017, oltre settant’anni dopo quell’accordo, e dopo le numerose polemiche, con tanto di occupazione simbolica da parte dell’Unione Inquilini, il Parco Aldo Moro tornava parzialmente in mano al Comune di Messina, grazie alla concessione in comodato gratuito di una parte del polmone verde per una durata di 29 anni. In teoria, però, dato che fino al 2021 il protocollo è rimasto solo sulla carta, nonostante fosse valido sin dal secondo successivo alla stipula dell’accordo di comodato d’uso. Non però la proprietà: quella resta in capo all’Ingv, perché, si legge nel protocollo d’intesa, “il Comune di Messina ritiene necessario proseguire l’attività di collaborazione con l’Ingv“. Che da parte sua, dal 2012 ipotizzava un accordo con Palazzo Zanca, non trovando collaborazione.

Il documento, siglato il 22 dicembre 2017 dal sindaco Renato Accorinti e dal legale rappresentante dell’Ente, Carlo Doglioni, e ribadito dall’attuale sindaco De Luca con lo stesso Doglioni, prevede la concessione a Palazzo Zanca di un fabbricato e di una vasta area verde su cui ricadono dei “ruderi a valenza architettonica”, affidate al Dipartimento Cimiteri e Verde Pubblico, mentre resteranno nella disponibilità dell’Ingv due fabbricati, con i relativi accessi. Nel dettaglio, il fabbricato A, locale principale destinato ad osservatorio, restaurato nel 2011 e abbandonato da anni all’incuria, e il fabbricato C, interrato, resteranno all’Istituto di Vulcanologia, “in quanto rientrano nelle strutture a destinazione strategica d’interesse nazionale e regionale ai fini di protezione civile”, mentre il fabbricato B, utilizzato come deposito e come alloggio del custode, la parte con i ruderi a valenza architettonica e l’area che circonda il fabbricato A saranno a disposizione del Comune, “in quanto non più necessari all’espletamento del servizio istituzionale”. Le opere di recinzione dell’area dei ruderi, l’illuminazione degli stessi spazi, e i lavori di scerbatura del lotto destinato alla fruizione pubblica saranno a carico del Comune, che si impegna a richiedere alla Sovrintendenza “l’eventuale finanziamento per una campagna archeologica volta alla fruizione dei beni”.

Il parco, che si estende su una superficie di 13.760 mq a monte del viale Regina Margherita, fu messo gratuitamente a disposizione dell’Ingv il 5 novembre del 1949 per la costruzione ed il mantenimento di un Osservatorio geofisico principale. Un accordo in cui l’Istituto si impegnava “a dotare la città di Messina (…) di uno dei capisaldi della rete geofisica italiana, nell’intento di contribuire efficacemente allo sviluppo delle discipline geofisiche e nel contempo di dare alla città un centro li lavoro scientifico di primaria importanza”.

Di recente il parco è tornato al centro delle cronache con l’annuncio da parte del sindaco Cateno De Luca (qui l’articolo) di voler restituire l’area alla città, “grazie alla concessione in comodato gratuito di una parte del polmone verde per una durata di 29 anni“. Un accordo, preso nel dicembre 2017 dalla precedente amministrazione con l’Ingv, istituto nazionale di geologia e vulcanologia, che dispone delle aree, che per quattro anni era finito nel dimenticatoio.

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