MESSINA. “Sono vittima di un accanimento”. È a questo accorato appello che Donatella Sindoni, consigliere comunale eletto nel 2013 nelle liste del Pd, transitata a Grande Sud in occasione della diaspora democratica fomentata dall’abbandono verso Forza Italia del maggiorente Francantonio Genovese, e dichiarata ineleggibile dal tribunale di Messina, affida la sua difesa quando, presentatasi in commissione Viabilità in cui si parlava di isole pedonali, è stata sollevata dal segretario generale Antonio Le Donne la questione della sua decadenza (e quindi della legittimità della sua presenza in aula), sancita dal tribunale e in attesa di capire se esecutiva, quanto e fino a quando.

La nota di Le Donne sollecita la presidenza del consiglio comunale ad inserire all’ordine del giorno, come primo e urgente punto, la presa d’atto della decadenza di Donatella Sindoni dal ruolo di consigliere. Domani, quindi, prima della costituzione della MessinaServizi Bene Comune, che dovrebbe prendere il posto di Messinambiente, si dovrà discutere di questo. Ovviamente Donatella Sindoni non ci sta, e anzi rilancia. “Si configura un evidente abuso d’ufficio da parte del segretario generale, che non mi consente di svolgere il ruolo per il quale sono stata eletta”. Secondo il consigliere, la sentenza del tribunale parla della ineleggibilità, ma non della sua decadenza.

“Non c’entra nulla con la questione che ho sollevato”, spiega Antonio Le Donne. “La proposta che verrà portata in consiglio prende atto di due fatti nuovi dopo la precedente delibera del 2 agosto (in cui i consiglio aveva votato a favore della permanenza in consiglio della Sindoni): il parere della Regione del 3 agosto (che la dichiarava non eleggibile quindi decaduta), da me commentato con nota del 8 agosto che dichiarava superata la delibera di permanenza votata in aula, e in più la scorsa settimana c’è stata la sentenza. Adesso il consiglio è libero di valutare le decisioni sulla base di questi nuovi ed incontrovertibili elementi: dovesse essere approvata la decadenza, Donatella Sindoni potrebbe ovviamente fare ricorso al Tar avverso la delibera, ma resterebbe decaduta”. 

La notizia, letta in aula dal vicesegretario Giovanni Bruno, è stata accolta da Donatella Sindoni con una certa agitazione. “L’ordinamento giuridico italiano mi dà la possibilità di proporre appello avverso alla sentenza di primo grado entro 30 giorni. Ed io di qui non mi muovo”, ha spiegato con veemenza.

“Non è così”, spiega Antonio Saitta, l’avvocato che ha sostenuto il ricorso contro il consigliere. “La sentenza del tribunale spiega chiaramente che Donatella Sindoni è ineleggibile, decaduta e sostituita dal primo dei non eletti. Ovviamente, la legge sul processo elettorale 150/2011 dice che la sentenza è sospesa in attesa di appello. Indipendentemente dalla sentenza, però,  il consiglio comunale può e deve pronunciarsi sulla decadenza”.

Ricapitolando, esistono un piano giurisdizionale di tutela del diritto, ed un altro amministrativo che attiene al consiglio comunale: nel primo, il tribunale, ma anche la Regione Siciliana, hanno dichiarato ineleggibile e decaduta il consigliere comunale Donatella Sindoni. Perché  gli effetti della sentenza siano fermati, è necessario il ricorso in appello dalla parte soccombente, la Sindoni stessa, che dichiara di averlo depositato (né Saitta né Le Donne spiegano di aver ricevuto notifiche in tal senso). Per quanto riguarda il secondo piano, il consiglio comunale si è già espresso, ad agosto, per la permanenza della Sindoni in aula, ma sulla base di avvenimenti superati dal parere della Regione e dalla sentenza, che  sanciscono l’ineleggibilità (e quindi la decadenza) del consigliere. All’aula, quindi, toccherà votare di nuovo la sua permanenza, confermando la delibera di agosto, o prendere atto del pronunciamento del tribunale e dichiararla decaduta.

Nella questione si inserisce a questo punto il legittimo interesse di Giuseppe Siracusano, che subentrerebbe alla Sindoni in consiglio comunale, ma che ha deciso di mantenere un basso profilo. “Il consiglio ha compiuto un atto illegittimo, avrei voluto fare molte cose per la città e mi è stato negato. Ovviamente mi riserverò tutte le mosse del caso, ma è un giudizio, anche politico, che esprimerò successivamente”.

Il tutto arriva alla vigilia del più importante atto che questo sventuratissimo consiglio si trova a votare, e cioè la sfiducia all’amministrazione Accorinti, che manderebbe a casa sindaco e giunta, ma anche il consiglio. Che non riesce a prendere una decisione neanche su se stesso.

 

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emmeaics
emmeaics
7 Febbraio 2017 7:55

noi si spera che nel frattempo il nulla sfiduci il niente e che se ne vadano tutti a casa. francamente non ci eravamo accorti della presenza in consiglio comunale della dottoressa Sindoni se non per questa vicenda, se la legge però come ricorda l’avvocato Saitta, che è un fine giurista, gli da la possibilità di ricorrere in appello che lo faccia, farà bene anche il primo dei non eletti in caso di voto favorevole alla permanenza in consiglio della suddetta a citare i consiglieri comunali che voteranno a favore nonostante il parere della regione e la sentenza avversa alla Sindoni… Leggi tutto »