MESSINA. Prima la mozione di sfiducia. No, prima la costituzione della MessinaServizi Bene Comune. I consiglieri comunali vogliono la prima soluzione, l’amministrazione guidata da Renato Accorinti spinge per la seconda. Sembra ovvio, ma in realtà non lo è affatto.

Ieri mattina, in conferenza dei capigruppo, preso atto del ritiro della delibera sulla decadenza di Donatella Sindoni, e del fatto che i consiglieri di votarla non ne avrebbero avuto alcuna intenzione, si è deciso di calendarizzare il voto sulla mozione di sfiducia: dalle 18 di mercoledi 15, si andrà avanti ad oltranza finchè il destino di Accorinti, della sua giunta ma anche del consiglio, non sarà scritto.

Mentre i capigruppo prendevano questa decisione, i dipendenti di Messinambiente tornavano a palazzo Zanca a far casino per avere garanzie sul futuro occupazionale, certi che prima di ogni altra decisione, ci sarebbe stata quella sulla MessinaServizi Bene Comune. Sbagliavano.

“Diamo ulteriori chiarimenti in merito all’urgenza della convocazione di un consiglio comunale straordinario“, scrive il sindaco Renato Accorinti ai consiglieri, tentando di farli tornare sui loro passi. “L’urgenza si ravvede nel fatto che l’ordinanza regionale del 2 febbraio pone tempi stringati per l’affidamento della gestione dei rifiuti, e che la procedura fallimentare, a carico di Messinambiente, avrà un’udienza importante il prossimo 22 febbraio. Crediamo inoltre che, a garanzia dei cittadini e dei lavoratori, sia importante mettere in sicurezza la gestione del servizio rifiuti, con la creazione della nuova azienda, prima di un’eventuale approvazione della mozione di sfiducia che potrebbe mettere a rischio l’iter fin qui seguito”.

Problema è che il consiglio comunale non sembra avere alcuna intenzione di trattare altro che non sia la mozione di sfiducia, che è calendarizzata per il 15 febbraio, ma ha “scadenza” il 18, termine oltre il quale diventerà carta straccia. D’altra parte il vicepresidente vicario Nino Interdonato, che stamattina ha rassegnato le dimissioni dalla carica, lo ha spiegato molto chiaramente: “Non parteciperò ai lavori d’aula se non per votare la sfiducia”.

Cosa succederà? La mozione di sfiducia è, ovviamente, l’orizzonte degli eventi di tutta l’avventura amministrativa iniziata a giugno del 2013. Se votata, sindaco, giunta e consiglio termineranno la loro corsa, e nulla di quello che dovrebbe essere votato lo sarà più. Con tutti i disagi del caso, e la questione MessinaServizi Bene Comune sarebbe solo il primo dei problemi.

Contemporaneamente, sul consiglio pende sempre la mannaia della vicenda Sindoni: il consigliere potrebbe far “saltare il banco” con la sua sola presenza. Data la particolare situazione giudiziaria (una sentenza ed un parere regionale la dichiarano ineleggibile e decaduta, gli effetti della sentenza sono stoppati dal ricorso in appello, l’aula potrebbe decidere dei suoi destini ma si tiene ben lontana dal farlo), tutti gli atti votati dal consiglio con lei seduta sui banchi sono “sub judice”, e a rischio impugnazione.

E siccome la mozione di sfiducia è “scappata di mano” ai consiglieri che ne hanno apposto la firma in calce (molti dei quali si mangerebbero oggi le mani per averla firmata, e sono in cerca di un motivo per non votarla, uno qualsiasi), le questioni MessinaServizi Bene Comune e Donatella Sindoni potrebbero offrire a tutti una soluzione di uscita: per il bene della città si fa appello alla responsabilità, la sfiducia rimane nel cassetto, bocciandola, e amici come prima.

Di certo, per una settimana le strategie fioccheranno.

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