MESSINA. “I sottoscritti deputati del parlamento siciliano, al fine di ripristinare il corretto funzionamento delle istituzioni regionali, e consentire il rinnovo della giunta e del parlamento siciliano rassegnano le dimissioni irrevocabili dal parlamento siciliano”. questo c’era scritto sul foglio di carta che i deputati regionali di Sud chiama Nord Cateno De Luca, Matteo Sciotto e Pippo Lombardo avevano consegnato ad aprile al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ed al segretario generale dell’assemblea regionale Fabrizio Scimè.

Ovviamente, il foglio non aveva alcun valore legale, De Luca, Sciotto e Lombardo non si erano dimessi ma, aveva spiegato l’ex sindaco di Messina, la mossa serviva per sperare di coinvolgere altri 33 colleghi e far cadere Ars e Governo regionale, perchè le dimissioni devono essere contestuali: servirebbero cioè le dimissioni contemporanee della metà più uno dei deputati, come recita l’articolo 8 bis dello statuto, e a quel punto l’Assemblea viene sciolta automaticamente. De Luca aveva dato come scadenza il 31 luglio: tre mesi e mezzo per ragionarci e convincere i colleghi parlamentari.

Ovviamente è finita a “carissimo amico”: l’appello di De Luca e Sud chiama Nord, al resto dei parlamentari regionali (“Ci saranno nel Parlamento Siciliano 36 cuor di leone disponibili a firmare le dimissioni ed andare a votare entro il prossimo mese di ottobre?”, aveva scritto in un post De Luca) da un orecchio è entrato e dall’altro è uscito, e nessuno l’ha accolto (anzi, solo uno, Ismaele La Vardera), anche abbastanza prevedibilmente. Altrettanto ovviamente, De Luca (che ha avuto un leggero malore lunedi, durante la visita sul luogo della tragedia di Pistunina), è al suo posto, così come Sciotto e Lombardo, e pure La Vardera. E del foglio con i “mi dimetterò” non è rimasto che carta straccia.

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